Incremento di 100mila militari, 15mila riservisti e aperture agli stranieri: tutti i dettagli della riforma della Difesa
L’Italia si prepara a cambiare volto alle proprie Forze Armate con una riforma che punta dritta al sodo: 100mila nuovi ingressi per rispondere a un mondo sempre più instabile e alle pressanti richieste della NATO. Il ministro della Difesa Guido Crosetto accelera i tempi e annuncia la presentazione di un disegno di legge entro marzo, nato dal lavoro di un comitato strategico per adattare lo strumento militare ai nuovi scenari internazionali. L’obiettivo è ambizioso: passare dagli attuali 170mila effettivi a ben 275mila unità entro il 2040. Il progetto lo ha rivelato ieri Repubblica in un articolo di Antonio Fraschilla.
Torna il “fantasma” della leva: arriva la riserva permanente
Il cuore pulsante del progetto è la creazione di una riserva operativa stabile di 15mila unità. Non si tratta di un semplice ampliamento dei volontari, ma di un bacino di personale rapidamente richiamabile in caso di emergenza. Per gestire questa nuova forza, il governo intende riattivare le strutture tipiche della vecchia leva obbligatoria: torneranno i controlli medici e i percorsi di addestramento specifici. La ferma prevista sarà di 12 mesi, inizialmente su base volontaria, con una riserva composta in prima battuta da personale non operativo e militari già congedati, vincolati per almeno cinque anni.
Esercito aperto agli stranieri e stipendi da 6mila euro
La vera rivoluzione “pungente” della riforma riguarda però il reclutamento. Il piano prevede l’apertura delle Forze Armate ai cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia, che potranno prestare servizio volontario. Per i civili italiani, il target è la fascia d’età tra i 25 e i 35 anni, con una ferma di un anno rinnovabile. Il compenso previsto per questi nuovi profili si aggira intorno ai 6.000 euro lordi l’anno. Una mossa che punta a rimpinguare i ranghi mentre l’Europa, spinta anche dalle dichiarazioni dell’amministrazione Trump, cerca di affrancarsi dallo “scudo” americano.
Cyber-soldati e potenziamento dei Carabinieri
Non solo fanteria e caserme vecchie maniere. La riforma Crosetto guarda al futuro con l’istituzione di un quarto ramo delle Forze Armate interamente dedicato alla cybersicurezza. Qui lo Stato aprirà le porte anche a personale civile altamente specializzato, non necessariamente militare, per difendere i confini digitali del Paese. Parallelamente, non viene dimenticato il controllo del territorio: è previsto un rafforzamento dell’Arma dei Carabinieri con 2.600 unità aggiuntive, all’interno di un piano straordinario che mira a 7.600 assunzioni totali nei prossimi anni.
Un conto salato: 7 miliardi in più per la Difesa
Tutto questo ha un prezzo, e non è basso. L’intera operazione richiederà una spesa stimata di 7 miliardi di euro aggiuntivi. Se il piano andrà in porto, il budget complessivo della Difesa italiana è destinato quasi a raddoppiare, passando dagli attuali 8 miliardi a ben 15 miliardi di euro. Una scelta politica netta che allinea l’Italia ai piani di riarmo già avviati da Francia e Germania nel corso del 2025, confermando la volontà del governo Meloni di investire pesantemente sulla sovranità militare.
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