Il New Deal del Generale Luzi

L’ultima lettera del Comandante Generale, che abbiamo letto con attenzione, fissa ed evidenzia quelle problematiche che stiamo evidenziando da tempo con l’ottica di rappresentare oggettivamente le sensazioni che l’Arma Territoriale (e non solo) sta vivendo da tempo e che i Colleghi hanno più volte rappresentato anche in via gerarchica, fidandosi del mantra del bisogno di “comunicazione” che i nostri dirigenti raccontavano con le parole ma quasi mai con i fatti.

Sono ormai diversi anni che constatiamo e “comunichiamo” in diversi contesti che si corre il rischio di abituare i Cittadini a fare a meno di Noi, attraverso un sistema che non è più all’altezza (non in maniera numerica ma sicuramente strutturale e filosofica). Da qui, permetta la misurata e controllata fiducia con la quale leggiamo la sua determinazione nel rimettere al centro delle nostre attività la nostra antica ricchezza: il Carabiniere a stretto contatto con il Cittadino, l’essere un punto di riferimento per le Comunità.


Questo ultimo anno, nei suoi risvolti drammatici, ha dimostrato quanto sia essenziale l’azione di una parte sociale terza che, evidenziando quelle problematiche che afferiscono la sicurezza e la salute dei Carabinieri, comprimendone i diritti, mettono in moto una azione di trasparenza in opposizione a quei meccanismi discrezionali che influenzano le nostre performances e aumentano la disaffezione del personale limitando, di conseguenza, i contributi professionali.

Agire nell’interesse dei diritti, tutelarli, contribuisce automaticamente a costruire un ambiente professionale funzionale, con innegabili benefici sul rendimento della indispensabile e riconosciuta attività sociale della nostra istituzione. L’Arma deve essere inclusiva, non può essere solo attenta alle esigenze di pochi, deve pensare in maniera equa a tutte le componenti, creando occasioni di progresso aperte e uguali per tutti, nel solco della vera meritocrazia.


Esempi di una azione non equa sono sotto gli occhi di tutti.
Pensiamo al sistema dei trasferimenti annuali che non ha tenuto conto della situazione pandemica e che ha chiuso la possibilità per tutti di concorrere con le stesse regole (il contentino dato con una seconda e separata lista non correggerà il danno provocato a chi deve aspettare per la diluizione dei corsi di formazione e vedrà colleghi con meno punti e anni di servizio passargli avanti.

Sarebbe bastato spostare la finestra di presentazione delle domande per tutti, (come suggerito anche dal nostro sindacato). Oppure al riordino che, nonostante le diverse revisioni, ha accontentato piccole nicchie senza avere la giusta visione universale (p.e. i diversi corsi che hanno dato la possibilità ai luogotenenti di diventare capitani in tre anni, mentre per altri ruoli c’è stato solo un corso e con la progressione nella categoria ispettori secondo criteri normali e non accelerati. Sarebbe bastato prevedere nel riordino lo stesso criterio di avanzamento).

Oppure pensare alle nuove divise e ai comandanti che ancora impongono camicie e cravatte, rendendo vano quanto stabilito dal vertice che attribuisce al militare la scelta. O anche la situazione dei Comandanti di Stazione che, a seguito delle ultime direttive, non sanno in che maniera saranno re-impiegati. E tanto altro ancora, ma saremo più esaustivi con una lettera appropriata nella quale oltre alle analisi, avanzeremo anche delle proposte, attendendo di partecipare ai processi decisionali, come richiesto più volte.


Le diverse lettere che abbiamo inviato alla attenzione del Comandante Generale indicano con puntualità quali siano le criticità che i Carabinieri sentono il dovere di segnalare. Di contro, siamo stati invitati, come Sindacato, a “volare alti” nei nostri interventi. Ricordo che il sindacato, quello reale, ispirato allo Statuto dei Lavoratori, non deve preoccuparsi della amministrazione ma esclusivamente dei diritti dei lavoratori. Chi continua a confondere questo aspetto vuole solo che si continui nel solco di una rappresentatività del personale che ha fallito il proprio scopo (altrimenti non ci sarebbe stato bisogno dei sindacati né di una sentenza della Corte Costituzionale che ha certificato come da sempre ci sia stata assenza e compressione dei diritti dei militari).


Voglio approfittare del nuovo corso instaurato dal Generale Luzi, sul concetto della casa di vetro”, sul suo concetto di necessità del dialogo e di contribuire per il bene della nostra azione sociale, permettendomi di sottolineare che tra il Carabiniere della Territoriale e le sue disposizioni ci sono altri livelli dirigenziali che spesso interpretano il loro ruolo in maniera personalistica e opposta a quanto dovrebbero. Basterebbe ricordare come diversi Comandanti di Legione confondano l’azione di comando con l’azione disciplinare, aprendo procedimenti per qualsiasi cosa, creando disaffezione e distacco da quello spirito di corpo che dovrebbe contraddistinguerci e che dovrebbe essere alimentato in primis da chi ha l’importante e cruciale funzione di Comandante di Uomini (come ricorda l’articolo 725 del COM).


Ai Carabinieri servono fatti, caro Comandante, non deluda quelle aspettative che sono cresciute esponenzialmente a seguito dei suoi primi interventi, molto significativi e importanti per tutti.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri continuerà nella sua attività di rappresentare e portare a conoscenza della amministrazione quei problemi che i Carabinieri segnalano e che affliggono i diritti, la sicurezza e la salute. Tutti i dirigenti del Nuovo Sindacato Carabinieri, dopo le ore che dedicano quotidianamente allo svolgimento dei compiti di istituto, impiegano il proprio tempo libero per aiutare i Colleghi e per far crescere la consapevolezza della necessità improcrastinabile di camminare insieme, di portare avanti gli Ultimi.
Noi stiamo facendo la nostra parte.
Buon lavoro Comandante!

Roberto Di Stefano
Segretario Nazionale
Nuovo Sindacato Carabinieri

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