Carabinieri, il nuovo comandante: «L’Arma deve essere una casa di vetro»

«Una casa di vetro, abitata da uno spirito autentico di altruismo e rigore». Il nuovo comandante generale dei carabinieri Teo Luzi non ha dubbi: l’Arma deve essere questo. Lo dice a chiare lettere venerdì mattina nel suo discorso di insediamento nella caserma della Legione allievi carabinieri, a Roma.

Il generale di Corpo d’Armata, già Capo dello Stato maggiore dei carabinieri, aggiunge: «Non ignoro i gravi fatti causati negli ultimi anni dal comportamento scellerato di carabinieri infedeli. Non dobbiamo guardare a queste vicende con indifferenza, ma imparare dagli errori. Dico questo perché anch’io, carabiniere tra i carabinieri, ho provato profonda amarezza e dolore. Dobbiamo accettare le critiche, anche quelle più pungenti, che ci devono rendere ancor più determinati nel migliorarci, affinché certi deplorevoli comportamenti siano repressi con rigore e, per quanto possibile, prevenuti. Dico questo con convinzione e determinazione». Perché, secondo Luzi, «l’Arma è e resterà il luogo che custodisce la fiducia degli Italiani. Ne va della credibilità della nostra Istituzione, costruita in due secoli di storia, accompagnando la quotidianità degli italiani, anche nei periodi più difficili, come quello che stiamo vivendo, connotato dal senso di smarrimento causato dalla pandemia».

Davanti al premier Giuseppe Conte, ai ministri della Difesa e dell’Interno, Lorenzo Guerini e Luciana Lamorgese, al capo di Stato maggiore della Difesa, Enzo Vecciarelli, al comandante generale uscente Giovanni Nistri, ai vertici delle forze dell’ordine e alle massime autorità del Paese, il generale Luzi ricorda «con orgoglio che dall’inizio dell’emergenza sanitaria l’Arma non ha chiuso una sola stazione, contando ad oggi, oltre 7.600 contagiati e 20 caduti: un tributo espressione di una corale scelta istituzionale, condivisa dai carabinieri di ogni grado, tutti consapevoli della necessità di raggiungere ogni cittadino, facendo sì che nessuno si sentisse abbandonato». Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha incontrato giovedì al Quirinale insieme con il generale Nistri – con il quale prima della cerimonia ha reso omaggio ai caduti deponendo una corona d’alloro al sacello del Milite Ignoto dell’Altare della Patria e al sacrario del Museo storico dell’Arma -, rivolge «il primo deferente pensiero», ringraziandolo «per la premurosa attenzione da sempre riservata all’Arma, che è stimolo e incoraggiamento per tutti i carabinieri». Fra gli altri, il nuovo comandante generale ringrazia proprio il suo predecessore: «Oltre due anni fa hai voluto designarmi capo di Stato Maggiore, permettendomi di vivere un’esperienza di straordinario spessore professionale, anche per la conoscenza delle dinamiche dell’intero apparato pubblico. Grazie di cuore, caro Gianni, per lo straordinario esempio di coerenza, determinazione e cristallina onestà intellettuale offertami in questi due anni di duro lavoro al tuo fianco».

Romagnolo di Cattolica, 61 anni, sposato con la signora Giusy e padre di Eleonora, Luzi, uscito dal 160° Corso dell’Accademia militare di Modena, nella sua carriera iniziata nel 1978 ha comandato la compagnia Roma Centro (1984-1992) e i comandi provinciali di Savona (2001-2003) e Palermo (2007-2012). Dal 2016 al 2018 la Legione Carabinieri «Lombardia», prima di salire alla terza carica dell’Arma, come Capo di Stato maggiore. All’estero ha partecipato a operazioni internazionali, come quella in Bosnia Erzegovina (1998-1999), dove ha ricoperto l’incarico di Capo di Stato maggiore presso la «Multinational Specialized Unit» dei carabinieri in ambito Nato. Laureato in Giurisprudenza all’università La Sapienza di Roma e in Scienze internazionali e diplomatiche all’università di Trieste, con un Master di 2° livello in Scienze strategiche presso l’università di Torino, il neo comandante è stato fra l’altro a capo dell’Ufficio bilancio, Armamento ed Equipaggiamenti speciali, del VI Reparto («Pianificazione Programmazione Bilancio e Controllo») e del IV Reparto ed Ispettore Logistico («Sostegno Logistico delle Forze»). Ha anche fatto parte del «team dirigenziale» incaricato di individuare la strategia per la realizzazione della spending review nelle forze armate e della task force per la sua attuazione presso il ministero della Difesa. Ha preso parte agli analoghi lavori presso il Viminale. È Grande ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, della Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di servizio militare e di quella per la campagna militare della Nato.

Descrivendo «un’Arma, sintesi della cultura, della storia e del sentire popolare della nostra Patria e, per questo, apprezzata dagli italiani, che vi leggono la capacità di coniugare generosità e coraggio, competenza ed empatia», con «un’organizzazione militare, peculiare componente dello strumento nazionale di difesa e di sicurezza, sempre più integrata, interoperabile e interforze», «strumento operativo duttile ed efficace, a disposizione dell’Autorità giudiziaria inquirente per affrontare, con metodo e perseveranza, le molteplici minacce criminali: dall’attivismo del terrorismo confessionale e delle matrici eversive, ai traffici illeciti anche internazionali di gruppi organizzati, alle espressioni subdole della corruzione e alle insidie della criminalità di strada», Luzi – ricordando il suo ingresso nell’Arma grazie a«un maresciallo, a me sconosciuto, comandante di Stazione del mio piccolo paese, mi prospettò, in modo semplice e disinteressato, la possibilità di entrare nei ranghi dell’Arma, facendomi convocare poi al Comandante della Compagnia, che rafforzò in me questo proposito» -, esprime «pubblicamente sincera ammirazione» per i carabinieri, «e in particolare ai più giovani perché so che dovranno affrontare sfide insidiose, risparmiate alla mia generazione. Le imprese che si troverà a fronteggiare l’Arma saranno complesse e inedite, ma assieme rivolgeremo lo sguardo al futuro con serenità, per trasmettere ai cittadini – col nostro servizio esemplare – ottimismo sociale e fiducia nelle istituzioni».

«Questo è il volto dell’Arma – spiega il nuovo comandante generale -, che ogni cittadino sa e vuole riconoscere, e senza il quale ogni risultato operativo, pur ragguardevole, diventa un’arida narrazione. Il valore operativo dell’Arma, infatti, non si misura in sterili statistiche, ma attraverso la considerazione degli italiani, certamente non quantificabile e frutto della capacità di ciascun carabiniere di interpretare e soddisfare le richieste di sicurezza più disparate». E infine «una riflessione sull’azione di comando ai vari livelli. Autorità deriva dal latino “augère”, che significa accrescere. Chi ne è investito ha il dovere di accrescere sé stesso e le persone che dipendono dalle sue decisioni. Chiunque eserciti una funzione di comando deve sentire l’imperativa necessità di porsi in ascolto dei propri collaboratori, in un incessante dialogo per sostenerne l’entusiasmo, ma anche per controllarne la condotta, rimuovendo gli errori e ripristinando, nei singoli militari e nella collettività dei Reparti, quel gratificante senso di appagamento che deriva dalla coscienza di aver compiuto il proprio dovere. Questa è la forza dell’autorevolezza che nutre le Istituzioni, scevra da ogni vuoto autoritarismo».

Redazione articolo a cura di Rinaldo Frignani per il Corriere della Sera

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