IL KILLER SI È SUICIDATO DOPO LA SPARATORIA CON I CARABINIERI

 

Cosimo Balsamo si è ucciso nel parcheggio del Family Market di Alzano Mella. Questo l’epilogo di una giornata di follia omicida, iniziata in una ditta a Flero e poi proseguita nel cortile di un’abitazione a Vobarno. Due le vittime del pregiudicato 67enne: l’imprenditore Elio Pelizari e il 60enne James Nolli. Balsamo si è tolto la vita al termine di una sparatoria con i carabinieri.

Balsamo lo scorso 30 gennaio era salito su una tettoia del tribunale di Brescia per protestare contro il sequestro della sua abitazione. L’uomo era stato infatti coinvolto in un’inchiesta sul traffico di mezzi pesanti. Balsamo, nato a Brindisi, era considerato il referente di un’associazione a delinquere che nel 2005 si era impadronita di nove rotoli di acciaio inossidabile al titanio (tra i più costosi in commercio) per un peso compessivo di 162 tonnellate. Il valore della refurtiva superava i 500mila euro. Il colpo era stato messo a segno durante i periodo di chiusura estiva dell’azienda, utilizzando tre camion prelevati da un piazzale all’interno della fabbrica.

Le indagini erano partite nel 2006 fa a seguito di un maxi furto messo a segno la notte di Natale del 2005 ai danni della Metal Service di Mazzano (Brescia), da cui furono asportati 122 quintali di ottone. Le ricerche, grazie alle quali vennero recuperati anche 850 quintali di rame e alluminio, hanno poi permesso di scoprire una collusione tra il capo banda e un investigatore privato – incaricato di bonificare i mezzi utilizzati dalle microspie – e un poliziotto della Stradale che rivelava informazioni riservate.

La storia del furto dell’acciaio

Balsamo nel 2009 è stato condannato per associazione a delinquere finalizzata al furto e al riciclaggio. Il 9 gennaio scorso ha inscenato una protesta salendo sulla tettoia del tribunale di Brescia e minacciando il suicidio perché protestava per il sequestro dei suoi beni e del suo patrimonio. Poi i carabinieri e la Digos, insieme al suo avvocato, lo hanno convinto a scendere. Subito dopo ha incontrato il giudice Giovanni Pagliuca che chiedeva con insistenza per spiegare le sue ragioni del colpo d’ira e legato a una sentenza emessa nei suoi confronti.

 

Nel 2014 Balsamo insieme alle figlie è finito a processo per riciclaggio: era accusato di aver movimentato 2 milioni e 150mila euro per nasconderne la provenienza illecita: i soldi erano stati depositati su un conto presso la Banca Commerciale Sammarinese proprio a nome di una delle figlie. Parte della somma era stata investita in titoli, parte in obbligazioni; ma risultano anche diversi prelievi, almeno fino al 9 giugno 2011. Poi il blocco del conto da parte della Agenzia di Informazione Finanziaria. La difesa sosteneva che che quei 2 milioni 150mila euro, ritenuti di provenienza illecita, erano invece frutto di investimenti di immobiliari.

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