Esercito

Il generale che guida la task force militare anti Covid: siamo pronti a spostarci ovunque. Ipotesi vaccini a domicilio

«Potremmo anche supportare l’attività di vaccinazione nelle scuole, negli uffici, e dove sarà necessario su tutto il territorio nazionale», dice al Messaggero il generale Luciano Portolano, che guida la task force anti-Covid delle forze armate.

Il generale Francesco Paolo Figliuolo dovrà coordinare anche la svolta chiesta dal governo Draghi nella campagna di vaccinazione.

«L’operazione Eos, naturale evoluzione dell’Operazione Igea, disciplina proprio il piano di vaccinazione nazionale», spiega Portolano al Messaggero. «Molti dei Dtd (Drive through difesa) già in campo sono stati rimodulati per effettuare le somministrazioni del siero. E ciò viene fatto su indicazione delle Aziende sanitarie locali. Siamo andati nelle Rsa, negli ospedali civili. E su richiesta del ministero della Salute, potremmo anche supportare l’attività di vaccinazione nelle scuole, negli uffici, e dove sarà necessario su tutto il territorio nazionale, compatibilmente con le risorse disponibili». Intanto «siamo e continueremo a essere impegnati nella ricezione, lo stoccaggio, la conservazione e la distribuzione dei vaccini nell’hub centrale di Pratica di Mare. Un’operazione che può apparire semplice ma che, invece, risulta essere molto complessa. E richiede la presenza di molteplici attori. Abbiamo, a esempio, un ufficiale esperto della catena del freddo, che ha il compito di controllare che tutto sia in regola nel rispetto della tenuta dei vaccini».

L’ipotesi, quindi, è anche quella di una vaccinazione “a domicilio” tramite i mezzi dell’Esercito: «Quello che abbiamo fatto con le Rsa prevede la famosa trasformazione dei Drive through in Nuclei vaccinali mobili, per cui se ci viene richiesto dalle istituzioni preposte – pur non riuscendo a soddisfare tutte le richieste nazionali -, il nostro concorso ci sarà sempre e costituirà un importante valore aggiunto. Oltre a questi rimarranno i centri vaccinali fissi come la Cecchignola a Roma e a Milano».

Ogni giorno, nel contrasto alla pandemia, sono in campo in media «1.700 militari, circa 500 medici e 8-900 infermieri, oltre a personale preposto alla sicurezza e al sostegno logistico», spiega il generale. «Abbiamo garantito e continueremo a garantire il supporto massimo a tutte le istituzioni nazionali, coinvolte nella lotta alla pandemia, mettendo in campo oltre 250 mezzi di varia tipologia, circa 80 aeromobili, tra aerei ed elicotteri per il trasporto di materiali, di dispositivi di protezione individuale e per il trasferimento di pazienti in biocontenimento. Inoltre la Difesa rende disponibili 10 laboratori biomolecolari stanziali» a cui si aggiungono «2 laboratori biomolecolari mobili, oggi attivi nelle città di Caserta e Cosenza».

«Sono stato impegnato dall’Iran all’Iraq, all’Afghanistan, al Libano e ai Balcani, a me piace sempre dire ai miei collaboratori in operazione che “mi piace fare le sorprese, non amo assolutamente riceverle”», racconta Portolano. «Il Covid purtroppo ti sorprende in qualsiasi circostanza perché è un nemico invisibile. Tra le azioni mitigatrici che ritengo sia opportuno implementare rientra il più attento rispetto delle norme che vengono dettate dal ministero della Salute. Disciplina, rigore nell’applicazione delle misure di sicurezza, di protezione individuale, sono gli unici veri strumenti che penso ci possano tutelare, al momento, da questo nemico in attesa della vaccinazione».

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