IL COLONNELLO DEI CARABINIERI SULL’ALTARE «NON TEMETE DI DIRE ’NDRANGHETA, QUESTA PAROLA,OGGI QUI NON L’HA DETTA NESSUNO»

Alzando sull’altare come bandiera di battaglia la foto di un brigadiere assassinato, non ha sfidato solo la ’ndrangheta, che sarebbe cosa normale per un colonnello dei carabinieri. No, l’altra mattina Giancarlo Scafuri, comandante provinciale dell’Arma a Reggio Calabria, ha sferzato l’ignavia della cosiddetta società civile, di quei bravi cittadini che la ’ndrangheta nemmeno la nominano e, per quieto vivere, chinano sempre il capo. «Non abbiate paura di dirla, questa parola, ’ndrangheta: oggi qui non l’ha detta nessuno, caro don Aldo!», ha tuonato il colonnello, lanciando un’occhiata al cappellano militare che aveva appena concluso l’omelia nella chiesa Matrice di Cittanova, ai piedi dell’Aspromonte. «E insegnatelo ai ragazzi, cos’è la ’ndrangheta: un tumore maligno!». (corriere.it)

LA STORIA

Il 10 aprile 1987 il vice Brigadiere Iozia sta percorrendo la strada che da Cittanova porta a Polistena, quando nota degli uomini armati camminare in un uliveto e intuisce un pericolo. Anche se fuori servizio ferma la macchina scende e punta la pistola verso i malviventi intimando l’alt, ma uno di essi spara due colpi di lupara che colpiscono Iozia. Egli risponde con un colpo di pistola ma muore subito dopo; a seguito delle indagini di polizia si scoprì che tra quei malviventi era presente anche un latitante.

Il colonnello Giancarlo Scafuri, comandante provinciale di Reggio Calabria, cinquantenne, ha ricoperto quasi sempre incarichi operativi, a Palermo, Como, Milano (al Ros), nuovamente a Palermo, Ancona, Roma. Prima di reggere il Comando Provinciale di Reggio Calabria, il colonnello Scafuri ha comandato il provinciale di Caserta.