Il carabiniere che ha salvato la bimba a scuola: «Non scorderò l’abbraccio, mi ha sussurrato: sei il mio eroe»

Compirà 26 anni il prossimo giugno e la provincia di Brescia è la sua prima destinazione. Ci è arrivato da Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano, dopo la scuola sottufficiali. Antonio Milo è il maresciallo dei carabinieri che giovedì mattina è intervenuto in una scuola elementare dove un’assistente scolastica di 33 anni è stata arrestata per presunti maltrattamenti su una bambina di 7 anni affetta da autismo (ora la donna è ai domiciliari e nega ogni accusa). Milo, per primo, se ne è preso cura. Nell’intervista il maresciallo si riferisce alla bimba definendola «il minore» per osservare scrupolosamente la tutela della sua identità rispettando le indicazioni dei suoi superiori.

Maresciallo, com’è andata quella mattina?
«Siamo entrati nell’aula di sostegno alle 12:13. Altri colleghi stavano osservando le immagini delle telecamere di sorveglianza nascoste in quella stanza: quando è arrivato l’input di procedere il mio comandante si è diretto subito verso l’educatrice».

E lei, invece?
«Io sono andato verso il minore: seduto a terra, rannicchiato davanti a me (e fa una leggera pausa prima di riprendere)… Ci siamo guardati dritti negli occhi: l’ho fatto io, l’ha fatto lui. Millesimi di secondo. Quasi non ho fatto in tempo a tendergli una mano che ha allungato entrambe le braccia e si è alzato per venirmi incontro».

Cosa ha percepito?
«Ho avuto la sensazione che si stesse fidando di noi, nonostante ai suoi occhi io fossi un perfetto sconosciuto piombato all’improvviso nella sua quotidianità…»

Quali sensazioni ha provato in quel momento?
«Ho pensato che dovevo prenderlo tra le braccia. Mi ha stretto forte aggrappandosi al mio collo, come a chiedermi di non lasciarlo andare. Gli ho fatto alcune carezze sulla schiena mentre lo tenevo e gli ho sussurrato che non c’era nulla da temere».

Come ha reagito negli attimi successivi al vostro intervento?
«A un certo punto ha accennato un sorriso che mi ha commosso. Ho cercato di affidarlo alle altre educatrici che nel frattempo ci avevano raggiunto ma, prima, ha voluto di nuovo venirmi in braccio. E l’ho ripreso subito, perché aveva ancora bisogno di essere rassicurato. Poi sono arrivate prima un’insegnante, poi la sua mamma».

È senza dubbio una vicenda delicata, maresciallo, cosa le ha lasciato?
«Non dimenticherò mai quei momenti: nè come uomo, nè come carabiniere. Non potrò scordarmene soprattutto dopo aver visto quegli occhietti rasserenarsi. Questa è davvero la soddisfazione più grande, più bella per coloro che fanno il nostro lavoro».

Ha conosciuto i genitori?
«Sì, l’ho fatto quando sono venuti da noi alla stazione dei carabinieri. Erano spaventati, agitati, preoccupati. Li abbiamo ascoltati attentamente e rassicurati, e loro si sono affidati a noi senza riserve».

Ha avuto modo di rivedere anche quello scricciolo che l’ha abbracciata forte all’interno della scuola?
«Sì, insieme alla sua mamma. “Sei il mio eroe” è riuscito a dirmi (la sua voce si rompe). E mi sento, davvero, di ringraziarlo per tutte le emozioni che e mi ha trasmesso».

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