Frode sui carburanti, arrestato un carabiniere e due finanzieri indagati. Nel progetto criminale far esplodere un’autocisterna nella caserma

Una “vera e propria miniera di oro nero” sull’asse Campania-Puglia, con “rilevantissimi profitti” per i clan – quello dei casalesi e quello dei tarantini – che hanno raggiunto i 30 milioni all’anno: sono due degli aspetti principali dell’inchiesta su frodi nel commercio dei carburanti delle direzioni distrettuali antimafia di Potenza e Lecce che, stamani, hanno portato in carcere 26 persone, undici ai domiciliari, oltre alla notifica di sei divieti di dimora.

In 14 mesi di inchiesta Carabinieri e Guardia di Finanza hanno scoperto che “ingentissime quantità di carburante per uso agricolo”, che gode di agevolazioni fiscali particolari, venivano vendute “a soggetti che poi lo immettevano nel normale mercato per autotrazione, assai spesso utilizzando le cosiddette ‘pompe bianche'”.

Dopo il trasferimento nei mesi scorsi in un’altra provincia, è stato arrestato oggi un carabiniere “infedele” – che era in servizio al Comando provinciale di Salerno – coinvolto nell’inchiesta. L’arresto è stato eseguito proprio dai militari del Comando provinciale di Salerno con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio: per le informazioni fornite, il militare sarebbe stato “ricompensato” da altri indagati.

Riporta NoiNotizie che nel tarantino era stato anche progettato di fare esplodere un’autocisterna nella caserma della Guardia di finanza per far sparire prove dall’automezzo sequestrato,  ovvero l’apparato installato per far cambiare colore al carburante e renderlo compatibile con le carte fiscali del trasporto. È semplicemente immaginabile quale disastro avrebbe provocato un’esplosione. Metodi violenti da parte dei coinvolti in terra ionica, anche pesanti estorsioni. Il boss Cicala ed il clan a lui riferito, secondo l’accusa, avevano un ruolo di primo ordine nell’iniziativa malavitosi,  come il boss Diana originario di San Cipriano d’Aversa e trasferitosi a Vallo della Lucania, lì messosi nell’affare illegale con il commerciante di prodotti petroliferi Petrullo.

Due misure interdittive della sospensione dell’esercizio per sei mesi sono state inoltre eseguite nei confronti di due uomini del Comando provinciale di Taranto della Guardia di Finanza sempre per rivelazione di segreto d’ufficio. Durante la conferenza stampa nel Palazzo di Giustizia di Potenza – con il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, in videocollegamento – è stato più volte ribadito che “purtroppo anche nelle forze dell’ordine ci sono persone che tradiscono”, ma che “comunque, in attesa del giudizio definitivo, le mele marce devono essere messe da parte”. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche i Procuratori distrettuali antimafia d Potenza e di Lecce, Francesco Curcio e Leonardo Leone De Castris (in videocollegamento). Curcio ha evidenziato che nel corso delle indagini sono emerse “numerose pressioni fatte dagli indagati sulle forze dell’ordine per avere informazioni sulle indagini in corso: ovviamente nella quasi totalità dei casi non hanno portato a nulla”. 

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