FORZE DI POLIZIA ARMATE ANCHE FUORI SERVIZIO. “LE DIMENSIONI DELLA PISTOLA DI ORDINANZA NON CONSENTONO DI OCCULTARLA, TROPPO VISIBILE ESPONE AD ULTERIORE RISCHIO”

L’Italia, unica Nazione Europea che finora ha fortunatamente avuto un ruolo di spettatore nel sanguinario scenario degli attentati compiuti da cellule terroristiche, potrebbe essere il prossimo obiettivo da colpire; così esordiscono preoccupati i delegati militari Carmine CAFORIO e Giuseppe LA FORTUNA. Quando questi episodi trasformano il latente terrore in concreto ed imminente pericolo, le Autorità Governative e di conseguenza quelle Militari, non perdono occasione per ribadire alle forze dell’ordine in servizio permanente di polizia di viaggiare costantemente armate. Nonostante tutto, sembrerebbe che nessuno abbia voglia di affrontare l’annoso problema dell’equiparazione degli Agenti di PS agli Ufficiali di PS, limitatamente alla possibilità di consentire a questa categoria di uomini e donne, l’acquisto di una PISTOLA DI DIMENSIONI PIÙ PICCOLE DI QUELLA D’ORDINANZA.

Infatti, come ormai noto a tutti, l’attuale pistola in dotazione alle Forze dell’Ordine, non riunisce i requisiti tecnici/costruttivi necessari per essere agevolmente occultata sotto gli indumenti civili in quanto pesante e particolarmente voluminosa, quindi poco pratica e facilmente individuabile da potenziali criminali armati. Nell’ambito delle specifiche attribuzioni conferite alle categorie appartenenti alle Forze di Polizia, si ritiene ormai indispensabile consentire al personale che opera in condizioni dissimulate ad alto rischio operativo, di essere dotato di pistole adeguate alle esigenze di servizio e soprattutto che venga finalmente legittimato il libero acquisto di armi comuni da sparo anche agliagenti di pubblica sicurezza; proposta, questa, contenuta in un decreto da anni allo studio di una delle tante commissioni parlamentari.

I reiterati appelli a viaggiare armati diffusi prima dall’ex Ministro dell’Interno ALFANO in occasione dell’attentato avvenuto a Nizza, poi dall’attuale Ministro MINNITI dopo l’ultima sanguinosa strage avvenuta a Barcellona, messaggio reiterato anche da numerose Autorità Politiche e Militari a seguito degli ultimi attentati compiuti dai cosiddetti “LUPI SOLITARI” nonché quello avvenuto sulla metropolitana di Londra, non trovano alcuna accoglienza, anzi hanno suscitato numerose critiche e diffuso malcontento tra tutto il personale.

Infatti, proprio in considerazione di tali presupposti, verrebbe quasi da pensare che tale sensibilizzazione sia solo un modo per mettere la “pratica a posto”, come spesso si usa dire nel gergo comune, e non una convinta e fattiva volontà di voler aumentare di netto, attraverso un semplice provvedimento, le condizioni di sicurezza in favore dei nostri cittadini nonché di chi rischia la vita per tutelarli.

Da un sondaggio effettuato nell’abito di alcuni Reparti operativi della Capitale, su 100 Carabinieri interpellati a campione, sembrerebbe che solo 6/8 di loro, benché lamentino problemi connessi con le dimensioni della pistola in dotazione, continuino a viaggiare costantemente armati anche fuori servizio, circa 60 preferiscono lasciarla in caserma o a casa solo perché difficilmente occultabile sotto gli abiti civili, mentre i rimanenti, a prescindere, non la porterebbero a seguito se non espressamente comandati.    

Da ciò si può facilmente comprendere come il nostro Paese stia continuando a sprecare preziose risorse umane che potrebbero immediatamente incrementare e capillarizzare – senza alcun costo per l’amministrazione – il servizio di vigilanza armata nelle strade delle nostre città, specie per contrastare la preoccupante insidia di individui isolati invasati, armati di coltelli, lame o di altri piccoli arnesi letali facilmente occultabili, idonei a sgozzare in pochi minuti un numero indeterminato di persone. Automi spesso “telecomandati” a distanza da virtuali predicatori della morte, quasi sempre sconosciuti e soprattutto incontrollati, pronti a seminare terrore ed immolarsi in nome di un “Dio” assassino che non viene riconosciuto da nessuna religione al mondo.“Impossibile anticipare le loro azioni”, allora perché non viene immediatamente data la possibilità di portare al seguito una pistola pratica, maneggevole e soprattutto facilmente occultabile, a chi da sempre è legittimato a viaggiare armato e soprattutto è stato addestrato per salvaguardare l’incolumità pubblica?!

Infine, allo scopo di non lasciare spazio a strumentalizzazioni e scongiurare interpretazioni distorte, i delegati CAFORIO e LA FORTUNA, puntualizzano: nessuna corsa agli armamenti – l’acquisto ed il porto di un’arma diversa da quella d’ordinanza diventerebbero prerogativa esclusiva per gli appartenenti alle forze dell’ordine in servizio permanente di polizia, soggetti giuridici già legittimati a portare al seguito, anche fuori servizio, su tutto il territorio nazionale, l’arma in dotazione.

Siamo convinti che ascoltando anche il parere di tanti operatori di Polizia, ricchi di preziose e irripetibili esperienze di servizio, aumenterebbe la possibilità di impedire inutili spargimenti di sangue o perlomeno limitarne le nefaste conseguenze…

 

LETTERA DI UN CARABINIERE

Alla luce delle notizie diffuse in merito all’atto terroristico avvenuto in Spagna, ho voluto scrivere questa breve lettera con la speranza che il mio pensiero, peraltro condiviso da migliaia di Carabinieri e di tanti altri operatori di Polizia appartenenti alle rimanenti Forze dell’Ordine, giunga alle massime Autorità competenti affinché possano cogliere il contenuto di queste poche righe come un “grido” d’allarme sociale.

Ancora una volta sconsiderati assassini, apparentemente sconosciuti alle forze di sicurezza, hanno deciso, pianificato e portato a termine un’azione terroristica nei confronti di cittadini indifesi e soprattutto ignari del loro imminente destino, la cui unica colpa era quella di vivere, o ancora peggio, di trovarsi per caso, in una città europea. Il dolore che ha suscitato l’ennesimo attentato di Barcellona è difficile da spiegare. Qualche tempo fa mi trovavo a passeggiare spensierato proprio su quel viale con la mia famiglia. Provando ad immaginare una situazione del genere, mi si è spezzato il cuore. Io, inerme, contro la volontà assassina di uno sconosciuto, preannunciata solo dal rombo di quel motore che si avvicina repentinamente con l’intento di uccidere quante più persone possibile, seguito immediatamente dopo dalle urla della folla terrorizzata e dai lamenti strazianti di una mamma che si avvinghia al suo bimbo a terra deturpato da una violenza tanto crudele quanto demoniaca.

Attraverso la mia orami trentennale esperienza operativa vissuta nell’Arma dei Carabinieri e confrontandomi giornalmente con decine di colleghi, ritengo che se fosse accaduto in Italia non sarebbe cambiato granché. Probabilmente, come a Barcellona, non ci sarebbe stato alcun operatore di polizia pronto a reprimere un evento del genere; solo eccezionalmente si sarebbe potuto trovare un Carabiniere o un Poliziotto armato fuori servizio. Ho riflettuto e pensato a quanti colleghi, liberi dal servizio, si potrebbero trovare con la famiglia in situazioni del genere.

Sembrerebbe che noi appartenenti alle Forze di Polizia, siamo considerati operatori a capacità “alternata”. Mi spiego meglio: nelle canoniche ore di servizio abbiamo coscienza e preparazione per detenere, portare e utilizzare un’arma; al contrario, quando terminiamo il servizio, siamo alla stregua dei semplici cittadini. 

Per noi portare un’arma diversa da quella di ordinanza deve trovare una giustificazione valida, ma stranamente la Legge ci impone di intervenire, una circolare ci esorta a portare sempre al seguito l’arma d’ordinanza e il Ministro dell’Interno lo continua a ribadire puntualmente. Imbarazzante ma vero!!!

Né la Legge né le circolari, e tantomeno le Autorità preposte, sembrerebbe che intendano affrontare la problematica dell’impiego in abiti civili delle ingombranti armi d’ordinanza. Ecco perché molti di noi non la portano al seguito e non considereranno gli sproni delle massime Autorità politiche che spesso ritornano alla ribalta.

La stessa Legge, facendo una distinzione tra Ufficiali, Agenti di P.S. e soggetti ‘titolati’, consente a persone, totalmente estranee alla salvaguardia della sicurezza quotidiana dei cittadini, di portare al seguito armi private. Noi siamo soggetti che sentono con forza, per il ruolo che ci è conferito dalla Legge e riconosciuto dai nostri concittadini, la necessità della concessione del porto di un’arma personale fuori dal servizio. Gli operatori delle forze di polizia hanno una percezione del loro ruolo che va ben oltre il solo rapporto lavorativo con la propria amministrazione.

è deprimente non avere la giusta considerazione, è ancor più devastante pensare di dover assistere ad una strage e non poter intervenire per salvare delle vite solo perché disarmati…

 

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