Ferita nella rapina, non sarà risarcita “Cassiera troppo aggressiva coi ladri”

Una rapina violenta, terminata nel sangue. La cassiera del supermercato fu ferita da oltre 200 pallini sparati dall’uomo che era entrato armato nel negozio dove all’epoca lei lavorava (a Pontetetto di Lucca). La donna aveva reagito d’impulso aggredendo verbalmente il rapinatore, il quale a quel punto ha sparato con il suo fucile a canne mozze. Il tutto per un bottino di 400 euro. “Tuttora ha problemi di salute e ha affrontato molte spese. Abbiamo chiesto un risarcimento al datore di lavoro, ma ci è stato respinto dal Tribunale di Lucca perché il comportamento di mia moglie, durante quell’incubo, non sarebbe stato in qualche modo adeguato. Di certo non lo ha provocato, mica era lei a essere armata!”.

A parlare, a spiegare di aver fatto causa per danni al datore di lavoro, è Aldo Costantini, marito di Ombretta Cordoni, 66 anni. La coppia risiede a San Giuliano Terme (Pisa) dove siamo andati all’indomani della sentenza civile. La signora – era il 29 maggio del 2014 – lavorava in un supermarket. “Abbiamo chiesto i danni alla catena di supermercati – precisa ancora il marito –. Ombretta è stata ricoverata a Pisa e a Lucca ed è stata operata, ha ancora 7-8 pallini in un polmone, da qualche tempo la sento che respira a fatica”.

Ma come è andata a finire la causa? Ha perso la cassiera, con la motivazione che la sua reazione istintiva avrebbe in qualche modo provocato la reazione violenta del rapinatore. “Secondo quanto ha ricostruito il giudice, non si sarebbe comportata come avrebbe dovuto, avendo una reazione spropositata – dice Costantini – in qualche modo provocando il rapinatore, ma mia moglie era terrorizzata. Non ricorda nulla di quegli attimi. È come se avesse un vuoto, è caduto un velo sui ricordi che sono stati rimossi. Non si è razionali in quei frangenti, lo dico da guardia giurata. Furono 5-10 minuti di paura e basta, fu minacciata di morte, ferita, se quel fucile fosse stato vero, io ora non l’avrei più al mio fianco! Che cosa le si può imputare? Sfido chiunque a trovarsi in quella situazione e a reagire seguendo completamente la ragione”.

“Rammento – prosegue Aldo, che ci accoglie fuori dalla casa dove abita con la donna nelle campagne pisane e che parla ancora con dolore – che la sera della rap

Una rapina violenta, terminata nel sangue. La cassiera del supermercato fu ferita da oltre 200 pallini sparati dall’uomo che era entrato armato nel negozio dove all’epoca lei lavorava (a Pontetetto di Lucca). La donna aveva reagito d’impulso aggredendo verbalmente il rapinatore, il quale a quel punto ha sparato con il suo fucile a canne mozze. Il tutto per un bottino di 400 euro. “Tuttora ha problemi di salute e ha affrontato molte spese. Abbiamo chiesto un risarcimento al datore di lavoro, ma ci è stato respinto dal Tribunale di Lucca perché il comportamento di mia moglie, durante quell’incubo, non sarebbe stato in qualche modo adeguato. Di certo non lo ha provocato, mica era lei a essere armata!”.

A parlare, a spiegare di aver fatto causa per danni al datore di lavoro, è Aldo Costantini, marito di Ombretta Cordoni, 66 anni. La coppia risiede a San Giuliano Terme (Pisa) dove siamo andati all’indomani della sentenza civile. La signora – era il 29 maggio del 2014 – lavorava in un supermarket. “Abbiamo chiesto i danni alla catena di supermercati – precisa ancora il marito –. Ombretta è stata ricoverata a Pisa e a Lucca ed è stata operata, ha ancora 7-8 pallini in un polmone, da qualche tempo la sento che respira a fatica”.

Ma come è andata a finire la causa? Ha perso la cassiera, con la motivazione che la sua reazione istintiva avrebbe in qualche modo provocato la reazione violenta del rapinatore. “Secondo quanto ha ricostruito il giudice, non si sarebbe comportata come avrebbe dovuto, avendo una reazione spropositata – dice Costantini – in qualche modo provocando il rapinatore, ma mia moglie era terrorizzata. Non ricorda nulla di quegli attimi. È come se avesse un vuoto, è caduto un velo sui ricordi che sono stati rimossi. Non si è razionali in quei frangenti, lo dico da guardia giurata. Furono 5-10 minuti di paura e basta, fu minacciata di morte, ferita, se quel fucile fosse stato vero, io ora non l’avrei più al mio fianco! Che cosa le si può imputare? Sfido chiunque a trovarsi in quella situazione e a reagire seguendo completamente la ragione”.

“Rammento – prosegue Aldo, che ci accoglie fuori dalla casa dove abita con la donna nelle campagne pisane e che parla ancora con dolore – che la sera della rapina l’andai a trovare in ospedale, presi i suoi vestiti macchiati di sangue e li buttai, proprio per cancellare tutto quanto, ma un fatto del genere non si annulla”.

La signora aveva avuto qualche settimana di prognosi. “Ma anche ora, a distanza di 7 anni, deve fare alcune visite”. “Non lo auguro a nessuno quello che abbiamo passato, in particolare lei”.

Il presunto autore fu individuato, arrestato e poi assolto.

La famiglia Cordoni-Costantini, che deve pagare 5800 euro di spese legali (più accessori) valuterà ora con l’avvocato di fiducia se presentare appello.

ina l’andai a trovare in ospedale, presi i suoi vestiti macchiati di sangue e li buttai, proprio per cancellare tutto quanto, ma un fatto del genere non si annulla”.

La signora aveva avuto qualche settimana di prognosi. “Ma anche ora, a distanza di 7 anni, deve fare alcune visite”. “Non lo auguro a nessuno quello che abbiamo passato, in particolare lei”.

Il presunto autore fu individuato, arrestato e poi assolto.

La famiglia Cordoni-Costantini, che deve pagare 5800 euro di spese legali (più accessori) valuterà ora con l’avvocato di fiducia se presentare appello.

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