Falsi bilanci sanità Cosenza: indagato il generale Cotticelli e altre 14 persone, tra cui l’ex commissario Scura

Falsificare i bilanci per ridurre il deficit ed arrivare ad un allineamento, anche se posticcio, con il bilancio preventivo regionale. Sarebbe successo anche questo – nel triennio 2015-2017 – nell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, una delle più grandi ed importanti d’Italia per risorse finanziarie gestite – circa 1,2 miliardi di euro l’anno – numero di dipendenti e bacino d’utenza servito ed una delle più indebitate.

A portare alla luce il “sistema di malaffare”, a “scoperchiare il vaso di Pandora” – per dirla con le parole del procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo – è stata l’inchiesta “Sistema Cosenza” coordinata dalla Procura e condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria del Comando provinciale delle Fiamme gialle. Un’indagine che è solo all’inizio – come ha spiegato Spagnuolo – ma che ha già portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 15 persone tra le quali gli ex commissari al rientro del deficit sanitario della Calabria Massimo Scura e Saverio Cotticelli, e l’ex direttore generale del dipartimento Tutela della salute della Regione Antonio Belcastro, attuale delegato del soggetto attuatore per l’emergenza covid. Per sei indagati – la Procura aveva chiesto per alcuni gli arresti domiciliari – il gip ha disposto il divieto di dimora: in Calabria per Raffaele Mauro, ex direttore generale dell’Asp, Luigi Bruno, ex direttore amministrativo, e Francesco Giudiceandrea; a Cosenza per Remigio Magnelli, direttore del dipartimento Tecnico amministrativo, Giovanni Lauricella, dirigente Uoc Affari legali e contenzioso, e Maria Marano, collaboratrice amministrativa. Agli altri 9 è stato notificato l’invito a rendere interrogatorio in relazione alla richiesta di sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio. Le accuse ipotizzate, a vario titolo, sono abuso d’ufficio, falsità materiale commessa del pubblico ufficiale in atti pubblici e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Per edulcorare il già sostanzioso “buco” nel bilancio dell’Azienda, il management, secondo l’accusa, avrebbe, ad esempio, omesso di riportate in bilancio le cifre del contenzioso legale che, da solo, ammonta ad oltre mezzo miliardo di euro. In più ci sarebbe stato anche il disallineamento tra il saldo di cassa effettivo disponibile e quello risultante in bilancio legato a 54 milioni di euro di “sospesi di cassa”, somme non più disponibili perché già pagate per pignoramenti e la mancata contabilizzazione degli incassi dei crediti vantati, e la mancata svalutazione e stralcio di quelli inesigibili. E quello che sorprende gli stessi investigatori è che, nonostante queste irregolarità e i pareri negativi del collegio sindacale, i bilanci del triennio 2015-2017 sono stati comunque approvati dagli organi di controllo istruttorio. “Se salta Cosenza, salta tutto” diceva, intercettato, uno degli indagati. La falsificazione, però, secondo l’accusa, si era avviluppata in una spirale tale che dal 2018 non è stato più possibile neanche redigerli e, di conseguenza, approvati. Ma All’Asp di Cosenza, succedeva anche altro. Secondo l’accusa, infatti, le assegnazioni di importanti incarichi dirigenziali sarebbero avvenute in violazione dei più elementari principi normativi, in un’ottica marcatamente clientelare. “C’è una logica di gestione del consenso elettorale e politico che viene esercitato attraverso l’adozione di provvedimenti non corretti a favore di persone che non ne avevano diritto” ha detto Spagnuolo. E non è da escludere che nel proseguo, le indagini possano riservare soprese anche sotto questo profilo. (ANSA).

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