EX MARESCIALLO DELL’ARMA, ORA INDAGATO, SI DIFENDE: “SI È INNOCENTI FINO A CONDANNA DEFINITIVA”

“Ascoltare le persone che non hanno voce e l’esame di punti di vista opposti dovrebbe essere una regola.” Cosi inizia una lunga nota pubblica di Orazio Gisabella, maresciallo dei carabinieri in congedo, sui social. Ve la riproponiamo senza entrare nel merito del procedimento che vede, tra gli altri, coinvolto anche l’ex sottufficiale dell’Arma.

“Dopo quasi due anni di inferno mediatico e giudiziario, mi vedo costretto, mio malgrado a fare delle precisazioni di garanzia costituzionale, che ritengo a questo punto necessarie, pur nel rispetto assoluto della libertà di informazione.

Sono stanco di leggere troppi dati paralleli sui giornali che incidono, pesantemente, sulla dignità della mia persona.

Troppi persuasori occulti che, dichiaranti o meno, vanno verificati in fase investigativa e dibattimentale per comprendere, prima, se vi siano motivazioni diverse o rancori e asti precedenti.

Troppe informazioni o sommarie informazioni che diventano macigni sulla testa delle persone. Troppi temi personali non veritieri, come relazioni sentimentali, trattati con disinvolta serenità senza curarsi di rispettare e salvaguardare la vita delle persone.

Troppi dati che escono sui giornali mettendoci a conoscenza di fatti contestati, prima ancora delle nostre informazioni legali.

Proprio su questi persuasori occulti, diretti o solo de relato, calunniatori, mi riservo di sporgere formale querela all’avvenuto accertamento della verità ed alla conoscenza degli atti.

Bisognerebbe ricordare che la presunzione d’innocenza è un principio del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione e in linea di principio non spetta all’imputato dimostrare la sua innocenza, ma è compito degli accusatori dimostrarne la responsabilità.

Questo principio non è, almeno nell’ordinamento italiano, una semplice ripresa de “la prova spetta a chi afferma” ma una regola scritta e, non da me.

Ci si può ritrovare inseriti con un sapiente giro di parole, in un contesto assolutamente sconosciuto, ulteriormente infamante, come quello di essere collegati anche al taglio delle ruote di un magistrato inquirente. Fatto, successivamente addossato ad altra persona che, nel tempo affronterà un processo nel quale si verificheranno le sue reali responsabilità.

Ma intanto, con l’indifferenza di molti, ho dovuto vivere anche questo. E non solo io.

L’indifferenza è spesso l’anticamera del cinismo”

“Ci si trova, dopo oltre 30 anni di Reparti Speciali, con il proprio volto scaraventato sui giornali alla mercè di tutti coloro i quali ti possano volere male, e chiaramente senza più nessuno strumento di difesa perché ormai disarmato. Stesso dicasi per un figlio che, si ritrova più famoso del vincitore di x factor, senza nessuna ragione apparente.

Ci si trova indicato, sempre, come ex appartenente congedato o altro, e mai indicato come riformato per motivi di salute. Cosa, peraltro vera e giusta, che darebbe un significato completamente diverso non lasciando dubbi su altre valutazioni.

Si apprende dalla stampa di atti che riguardano le tue vicende, scoprendo novità sino a quel momento sconosciute. Io non le so ed altri si. Senza critica alcuna, li ringrazio per aver saputo cose che appartenevano a me. Ma questo non significa sia giusto ( o altro ).

Una volta il cuore del processo era il dibattimento pubblico, anche per suscitare una giusta indignazione o denunciare un malcostume. Oggi tutto accade prima e l’attenzione dei media è totalmente concentrata sulla fase delle indagini e quando si arriva al processo, se ci si arriva, o si è assolti in uno dei tre gradi di giudizio e in uno degli innumerevoli metodi, spesso le luci dell’informazione sono già spente.

Mi limito a ricordare che il punto nodale del nuovo processo è senza dubbio l’aver riservato al dibattimento il momento esclusivo di formazione della prova, con poche tassative e non rilevanti eccezioni.

Alcune notizie riportate non parlano, spesso insinuano spettegolano. Mettono in campo la mela avvelenata dallo scoop forse per concetti di marketing. Il problema sarebbe quello di evitare le fughe di notizie, la pubblicazione di fatti e vicende private completamente falsi e ribadisco falsi, e dare la possibilità di ricordare che la fase delle indagini è solo l’inizio di una lunga ed operosa attività giudicante, nel corso della quale si accerteranno le reali responsabilità penali. E’ molto chiaro, le intercettazioni, se legittime o utilizzabili, servono per fare i processi e i processi per accertare i fatti e le responsabilità. Tutto il resto è noia, dolore, ansie e angosce.

E vogliamo ricordare i quasi quattromila che hanno ricevuto dallo Stato un risarcimento per ingiusta detenzione? . E nel mentre ? La loro vita, le loro carriere, le loro famiglie e la loro salute è stata distrutta. Senza nessuna possibilità di ripresa.

Non è con il divieto di un fenomeno che lo elimini, però l’essere massacrati andrebbe quanto meno evitato; E’ un potere molto pericoloso che incide sulla sfera personale e familiare delle persone e che è più forte della stessa giustizia.

“Ascoltare il tam tam” dei media accompagnare la tua vita può diventare devastante.

Grazie per l’attenzione che mi avete concesso.

Orazio Gisabella