Esercito europeo d’intervento rapido: ecco come si difenderà l’Europa. 1500 militari già a disposizione di Bruxelles

Un’Europa che trovi il coraggio di difendersi da sola e che conduca esercitazioni militari in piena autonomia, mostrandosi credibile agli occhi della comunità internazionale. Questa è la meta che sprona le istituzioni di Bruxelles a puntare su una Forza di intervento rapido Ue composta da cinquemila soldati. La proposta avanzata dall’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell, non è ancora stata presentata alla stampa. Ma i ministri degli Esteri e della Difesa ieri sera hanno iniziato a discuterne, anche se a porte chiuse, durante il Consiglio ‘jumbo’ che unisce i titolari dei due dicasteri quando si tratta di temi di tale importanza.E in attesa delle scelte dei politici non resta che affidarsi al parere dei militari per capire davvero cosa cambierebbe per l’Ue ei suoi cittadini se un domani nascere un esercito comune.

Il primo ad aver risposto pubblicamente a una serie di interrogativi sul tema è stato il generale Claudio Graziano, capo del Comitato militare dell’Ue. Nel corso di un’audizione parlamentare di fronte alla sottocommissione Difesa e sicurezza, il militare ha ricordato: “Come insegna la storia, se nessuna crisi si può risolvere con i soli mezzi militari è anche vero che nessuna crisi può essere superata senza un uso adeguato o potenziale dei mezzi militari”. In altre parole, la forza militare unitaria dell’Ue dovrebbe servire anzitutto come deterrente contro chi vuole mettere in dubbio la capacità del ventisette Paesi membri di sapersi difendere da soli. E dunque senza chiedere aiuto alla Nato. 

Indipendentemente dal numero di soldati che andranno a comporre la Forza di intervento rapido, il vero salto di qualità della difesa europea sarà possibile solo se sarà rispettata “l’aspettativa di svolgere assieme attività di training ed esercitazione, ovvero ciò che manca ora allo European battlegroup”. Si tratta del corpo militare da 1.500 soldati teoricamente già a disposizione di Bruxelles, ma mai utilizzato. Le esercitazioni del battlegroup “spettano agli Stati”, mentre passare a una gestione Ue “farebbe una grande differenza”, ha spiegato il generale, “come già avviene per il Corpo d’armata di reazione rapida della Nato”. I soldati attualmente a disposizione di Bruxelles, inoltre, “devono essere trasportati su navi o elementi di comando e controllo in questo momento non a disposizione dell’Unione europea”. Insomma devono chiedere un passaggio agli Stati membri quando devono spostarsi. Di qui la necessità di una “capacità strategica” dell’Ue di potersi letteralmente muovere da sola tramite mezzi propri, anche militari.

“L’Unione europea – ha aggiunto Graziano – ha davanti a sé molti passi da fare per dimostrare la sua assertività e credibilità” e “tra questi, quello per il quale saremo davvero giudicati dalla comunità internazionale, dai nostri cittadini e dalla storia è la capacità condivisa dell’Ue di agire e reagire quando richiesto in maniera tempestiva ed efficace”. In altre parole, la Forza di rapido intervento in discussione a Bruxelles “deve essere uno strumento necessario nell’inventario di una Difesa Ue credibile”.

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