E DIO DISSE: «DIVENTA CAPPELLANO MILITARE»

(di Franco Zadra) – TRENTO – Non è necessario ricordare la Risposta ai cappellani
militari
 di don Milani del 1965, per cogliere la portata di una
notizia apparsa oggi su di un quotidiano locale, della diatriba legale tra l’ex
cappellano militare della caserma Pizzolato, ora trasferito a Merano, e il
comando della stessa per questioni di disciplina militare, alle quali pare, il
cappellano, a giudizio del comando della caserma, non si sottoponesse
volentieri.

Da qui una nota disciplinare che il religioso voleva far
cancellare impugnandola davanti al TAR. Il fatto si presenta come la classica
punta di iceberg di un mondo di compromessi e contraddizioni tra
i due statuti istituzionali, quello ecclesiastico e quello militare. Per
agevolare una “ermeneutica del quotidiano”, così come pensiamo debba
essere un giornalismo scrupoloso di dare conto della realtà,
vogliamo affiancare questo fatto con la festa che la Chiesa celebra
oggi, dell’immacolata concezione.
Ciò che potrà sembrare una forzatura, non lo è per il semplice fatto
della concomitanza temporale dei due eventi che ci autorizza
di per se a leggerli assieme. «L’Immacolata Concezione – come
recita Wikipedia – è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre
1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine
Maria
 sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo
istante del suo concepimento, tale dogma non va confuso con il
concepimento verginale di Gesù da parte di Maria».

Come ricordava recentemente don Franco Pedrini in un
incontro pubblico «Il peccato originale non è una fonte biblica, ma un’idea di
Sant’Agostino per dare ragione della presenza del male nel mondo. – e ancora –
Dai peccati siamo tutti preservati per azione della Grazia di
Cristo… tutte le concezioni sono “immacolate”. Perde così di
significato il titolo “speciale” attribuito a Maria».
Veniamo dunque ai cappellani militari, per cui questa specificazione
“militare” ne fa degli essere “speciali”, particolarmente “privilegiati” dentro
l’istituzione ecclesiastica e nella missione della Chiesa. Privilegiati non
solo in senso onorifico, ma banalmente e cinicamente guardando alla pecunia,
anche come stipendiati e futuri pensionati d’oro, senza per altro
essersi conquistati sul campo i meriti “militari” che giustificherebbero moralmente tale
sperequazione.

Se un certo modo di leggere l’immacolata concezione può aver portato i
cristiani, i preti e un certo aspetto del potere costituito a
gettare un’ombra sul sesso e sui rapporti coniugali dei comuni
mortali, un certo modo di interpretare il sacerdozio ministeriale all’interno
di un’istituzione militare getta non solo un’ombra, fa emergere tutte le contraddizioni
del caso
.
La divinità guerriera sotto la cui guida e protezione si è combattuto e
si continua a mantenere l’istituzione dei cappellani militari non è certo il Dio
di Gesù Cristo
. Possiamo chiamarla forse “Marte” il dio della guerra. Per
citare un Padre della Chiesa dei primi secoli, Origene, «Siamo
giunti, in obbedienza agli insegnamenti di Gesù, a distruggere le spade
a convertire il giavellotto in vomere… Non leviamo più le armi contro alcun
popolo, abbiamo imparato a non fare più la guerra…».

Chissà se papa Francesco metterà mano anche a questa
questione? Ce lo auguriamo, come ci auguriamo che le rivendicazioni legali nei
tribunali non si esauriscano, come di solito accade, in uno “sputtanamento
reciproco che non porta mai a risolvere i problemi, ma facciano pensare
a un mondo nuovo
 che ha da venire.

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