DIFESA, RIORDINO DELLE CARRIERE: STRATEGIA LUNGIMIRANTE PER LA DIRIGENZA, PEZZE A COLORI PER GLI ALTRI

E’ mai accaduto che il Governo italiano abbia riconosciuto improvvisamente lo status di dirigente a più di 10.000 funzionari dello Stato? È ciò che di fatto sta accadendo con il Riordino dei ruoli per gli Ufficiali delle Forze Armate e di Polizia.

Ad oggi, le carriere di quest’ultimi hanno uno sviluppo gerarchico ed uno amministrativo. Cioè, indipendentemente dal grado rivestito al 13° anno di servizio percepiscono lo stipendio di Colonnello (il primo grado di dirigente) e a 23 anni lo stipendio del Generale. Ma la carriera amministrativa non finisce qui. Dopo due anni da tali riconoscimenti partono le cosiddette classi. Ogni due anni lo stipendio viene rivalutato del 6% fino ai 23 anni per poi ripartire dalla base stipendiale del Generale. A quanto pare dal Dicastero della Funzione Pubblica, si stanno mettendo in discussione tali meccanismi. Ci si chiederebbe come mai si possano percepire gli stipendi dei dirigenti senza esserlo. Inoltre durante il blocco salariale tanti hanno visto bloccati la progressione delle classi stipendiali. Quale migliore occasione quella del riordino delle carriere dei non dirigenti e non direttivi per sistemare i problemi e il futuro della dirigenza? Intanto nelle pieghe del provvedimento si evince il recupero delle classi bloccate (il suddetto 6%). Recupero che riconosce subito cifre che vanno all’incirca dalle 100 alle 400 euro di aumento al mese, agli ufficiali che oggi hanno almeno 18 di servizio. Inoltre come si poteva salvare la carriera ammnistrativa dirigenziale che partiva da 13 anni di servizio? Al Compimento dei 13 anni di servizio tutti promossi dirigenti. L’unica valutazione a “scelta” per arrivare alla dirigenza è l’avanzamento a Maggiore che avviene al 13° anno di servizio. La valutazione è relativa perché i posti dei promossi corrisponderanno a quelli dei valutati. A ciò si aggiungono altre manovre come l’assorbimento strutturale nello stipendio del Fondo Efficienza, che viceversa per i “bassi ruoli” deve essere meritato anno per anno.

Cosa chiedono gli altri Ruoli non Ufficiali?

I Graduati e Sergenti della Difesa chiedono legittimamente di transitare nei ruoli superiori svolgendo i corsi con lo status di frequentatore e non di allievo. L’addestramento militare da allievo è requisito di tutti i militari in servizio permanente. Un militare promosso Sergente o Maresciallo quante volte deve fare l’addestramento formale/militare? Anche questa è strategia, ma con dei potenziali risultati in senso negativo. Così, infatti, si scoraggia la cosiddetta “osmosi” tra i ruoli e la crescita professionale del personale. Ma ad aggravare ciò c’è il fatto che per i Carabinieri e i Poliziotti i corsi sono formativi e non addestrativi/disciplinari.

Ai Marescialli, verrà riconosciuto l’inserimento nel ruolo direttivo con tanto di responsabilità e requisito di laurea e valutazione selettiva per la promozione al grado apicale. Con documento deliberato unanimemente gli Ispettori/Marescialli Interforze chiedono di vedersi riconosciuto almeno il parametro stipendiale così come è oggi. Un Luogotenente con oltre 30 anni di servizio laureato (anche con laurea magistrale) non avrà più neanche lo stipendio di un giovanissimo ufficiale con 4 anni di servizio, ancora in accademia per completare gli studi, che non ha ancora lavorato un giorno in vita sua e non è ancora laureato. Degli aumenti ci saranno anche per il ruolo dei Marescialli, ma possono venire dei dubbi sulla eticità di pagare uno stipendio superiore rispetto ad un direttivo con 30 anni di professione (se fra i primi del corso), ad un giovane che ancora non ha fatto un giorno di lavoro? A questo punto sarebbe meglio svincolare i Marescialli/Ispettori “direttivi” dalla parametrazione ed estendere anche a loro gli aumenti stipendiali biennali del 6%.

Si auspica che il Parlamento “sovrano” possa condividere e sensibilizzare le Amministrazioni interessate affinchè la visione strategica e lungimirante del personale militare non sia circoscritta alla dirigenza, ma a tutti i ruoli per il bene e il futuro di quel personale che è sempre e comunque al servizio della Nazione.

Antonello Ciavarelli, delegato Co.Ce.R. Marina Militare