Dietrofront dalla Libia ad un aereo italiano. L’Italia alzi la testa e decida quale ruolo assumere

(di Salvo Consoli) – Un Hercules C 130 dell’Aeronautica militare appartenente alla 46° Brigata aerea “Silvio Angelucci” decollato da Pisa lo scorso 30 luglio è atterrato a Tripoli alle 17.30 ma è stato fatto ritornare indietro dalle autorità aeroportuali libiche con il pretesto di una formalità amministrativa mancante sui passaporti dei militari.

A bordo erano presenti una quarantina di militari alcuni del corpo sanitario provenienti dall’Ospedale militare romano del Celio, mentre il resto del contingente trasportato apparteneva alla Brigata Alpina Julia.
Solo pochi militari del corpo sanitario sono stati accolti per poter raggiungere i colleghi della Missione italiani in Libia, mentre per il resto è suonato un assurdo “dietro front”. Lo scopo era quello di fornire un adeguato cambio ai contingente dell’ospedale militare da campo della missione MIASIT.
Una vera patata bollente per il Governo italiano e in particolare per il Presidente del Consiglio e i Ministri della Difesa e degli Esteri che hanno fatto tanto per aiutare e sostenere il governo libico in questo frangente assai difficile e confuso sia sotto l’aspetto diplomatico che nella concretezza degli aiuti materiali . L’atteggiamento assunto dalla Libia è assai grave, considerando che l’Italia accoglie quotidianamente, nonostante l’annosa emergenza sanitaria, migliaia di profughi provenienti dalle loro coste, senza visti e senza documenti, alimentando inevitabilmente i finanziamenti ai trafficanti di uomini, senza contare lo sforzo tecnico sanitario che il nostro contingente mette a disposizione della popolazione libica in loco con tutti i rischi annessi e connessi. La pari dignità internazionale in questo caso non sarebbe per nulla rispettata e L’Italia non deve passarci sopra.
L’ospedale militare italiano presidio di eccellenza sanitaria per la popolazione, esegue controlli medici e interventi chirurgici complessi, visite dermatologiche e ortopediche incluse sedute di fisioterapia, formazione svolta da chirurghi italiani per medici libici con la Missione MIASIT (Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia). Lo staff dell’ospedale da campo italiano di Misurata è composto da personale sanitario militare del Policlinico Militare Celio di Roma, con unità di terapia intensiva e assistenza post-chirurgica, degenza chirurgica e internistica, diagnostica clinica, ortopedia e fisioterapia, banca del sangue, diagnostica per immagini di 1° livello, farmacia, medicina preventiva e telemedicina.
La Missione bilaterale è intesa a fornire assistenza e supporto al Governo di Accordo Nazionale in Libia ed è frutto della riconfigurazione, dal 2018, della precedente Operazione “Ippocrate”.
Lo scopo è quello di incrementare le capacità delle Istituzioni locali, in armonia con le linee di intervento decise dalle Nazioni Unite, mediante supporto sanitario e umanitario, security force assistance e stability policing e agevolando attività di formazione/addestramento sia in Italia sia in Libia. Il Comando della Missione è schierato a Tripoli ed il Comandante è il Generale di Brigata Maurizio Fronda, mentre la dipendente Task Force “Ippocrate”, che include il Field Hospital, è schierata a Misurata.


La Missione ha il compito di:
• fornire assistenza e supporto sanitario, garantendo anche la possibilità di trasferire in Italia i pazienti che dovessero richiedere cure altamente specialistiche;
• condurre attività di sostegno a carattere umanitario e a fini di prevenzione sanitaria attraverso corsi di aggiornamento a favore di team libici;
• fornire attività di formazione, addestramento, consulenza, assistenza, supporto e mentoring a favore delle forze di sicurezza e delle istituzioni governative libiche, in Italia e in Libia, al fine di incrementarne le capacità complessive;
• assicurare assistenza e supporto addestrativi e di mentoring alle forze di sicurezza libiche per le attività di controllo e contrasto dell’immigrazione illegale, dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza della Libia;
• svolgere attività per il ripristino dell’efficienza dei principali assetti terrestri, navali e aerei, comprese le relative infrastrutture, funzionali allo sviluppo della capacità libica di controllo del territorio e al supporto per il contrasto dell’immigrazione illegale;
• supportare le iniziative, nell’ambito dei compiti previsti dalla missione, poste in essere da altri Dicasteri;
• incentivare e collaborare per lo sviluppo di capacity building della Libia;
• effettuare ricognizioni in territorio libico per la determinazione delle attività di supporto da svolgere;
• garantire un’adeguata cornice di sicurezza/force protection al personale impiegato nello svolgimento delle attività/iniziative in Libia.
Attualmente la consistenza massima annuale autorizzata dall’Italia per il contingente nazionale impiegato nella missione è di 400 militari, 142 mezzi terrestri e 2 mezzi aerei e nave Gorgona della Marina Militare nel porto di Tripoli in supporto alla Guardia costiera libica per contrasto all’immigrazione clandestina..
Il contingente comprende:
• unità con compiti di formazione, addestramento consulenza, assistenza, supporto e mentoring (compresi i Mobile Training Team);
• unità per assistenza e supporto sanitario;
• personale sanitario;
• unità per il supporto logistico generale;
• unità per lavori infrastrutturali;
• personale di collegamento presso dicasteri/stati maggiori libici;
• unità con compiti di Force Protection del personale nelle aree in cui esso opera;
• unità di tecnici/specialisti, squadra rilevazioni contro minacce chimiche-biologiche-radiologiche-nucleari (CBRN), team per ricognizione e per comando e controllo.
(da Difesa.it)


Ma la questione libica su cui nuovi attori tendono la mano, non puo’ rimanere fuori dagli affari italiani per ragioni di natura geopolitica, economica, umanitaria e di sicurezza nazionale. Bisogna capire la natura di questo gesto da parte della Libia, se nasconde altre intenzioni o è preludio di oscuri piani politici. In ogni caso l’Italia per l’enorme contributo dato deve adesso assumere una decisione forte sia che venga direttamente dalle nostre Autorità, sia che finalmente coinvolga l’Europa all’unisono, sia che avvenga in ambito Nato o Onu.
Comunque vadano le cose teniamo alto l’onore italiano. Questa notizia chissà cosa desta o cosa avrebbe destato nei sentimenti dei nostri reduci. La storia della Libia è assai incisa nella storia d’Italia e nessuno puo’ cancellare l’onore e la rispettabilità che i nostri militari si sono guadagnati, in particolare tenendo alta la testa davanti a un nemico con forze superiori, per terra, mare e cielo. In ospedale ricordo di aver conosciuto il maresciallo magg. aiutante paracadutista Giovanni Amadio, persona dinamica e preparata che raccontava con fierezza ai compagni ricoverati di come gli Inglesi battevano i denti al solo sentire il nome “Folgore”, quando combatteva con il suo contingente in Africa, di come il maggiore dell’esercito Salvatore Castagna, un ufficiale di complemento conquistatosi il passaggio nel servizio permanente e la promozione sul campo, avesse suscitato nel nemico una ammirazione che gli valse l’onore delle armi perché nel presidio di Giarabub in una sperduta oasi della bassa Cirenaica, con pochi militari e senza rifornimenti aveva dato filo da torcere all´esercito inglese dal 9 dicembre 1940 al 21 marzo 1941. Ma questa è tutta un’altra storia…nonostate il dietro front finale l’onore italiano non è mai venuto meno.

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