Stabilizzare i militari non di ruolo con il decreto “Madia”? Intanto per i precari della scuola pronto un concorso straordinario

(di Valerio Arditi) – Gli insegnanti precari della scuola con almeno 36 mesi di servizio avranno un concorso straordinario a loro dedicato. I militari volontari a ferma prefissata e gli Ufficiali delle forze di completamento delle Forze Armate con lo stesso periodo di servizio invece sono rimasti gli unici esclusi da ogni stabilizzazione. Eppure il Governo per bocca dei suoi esponenti lo ha detto ripetutamente:”nessuno verrà lasciato indietro” e su questa linea ha stabilizzato i precari della sanità, della pubblica amministrazione in genere, dei vigili del fuoco (dal più anziano al piu’ giovane), ma quando si parla di militari nessuno si muove. Perché?

Forse perché’ qualcuno pensa di modificare l’art. 3 della Costituzione ed escludere dai beneficiari i militari? Tanti i tentativi, tante le discussioni non fanno altro che appesantire l’attività degli organi parlamentari e di rappresentanza militare, alimentano le speranze di tanti uomini con le stellette, ma alla fine la volontà è quella di non includere i militari. Eppure sarebbe bastato estendere il decreto n. 75/2017 noto come decreto Madia ai militari per avere realizzato appieno l’uguaglianza tra lavoratori militari della pubblica amministrazione con quelli civili. I militari volontari delle forze di completamento cercano di difendere il loro diritto in tutti gli ambiti senza alcun esito reale che dia sollievo alla categoria.

La politica aveva disatteso di fatto le sentenze della Corte europea del Lussemburgo che con due provvedimenti coordinati, ha bocciato la legislazione italiana sull’abuso dei contratti flessibili nella PA, che coinvolge 133 mila dipendenti della scuola, 30 mila della sanità e 70-80 mila tra Regioni ed Enti locali e anche il dimenticato personale militare e civile della Difesa, in quanto in palese contrasto con la direttiva 1999/70/CE. Infatti i rapporti a tempo determinato non possono essere un problema che grava unicamente sui lavoratori, in quanto il danno non è risarcibile, e quindi vanno assunti dallo Stato in quanto datore di lavoro che deve rispettare le regole comunitarie. Si tratta di due sentenze che indicano chiaramente allo Stato italiano la necessità impellente di rivedere le norme e la prassi in materia.

Se l’Italia dunque vuole rispettare le norme comunitarie sui dipendenti pubblici a tempo determinato, si deve preparare ad assumere intanto i 250mila precari con contratti a termine che operano nella pubblica amministrazione di cui circa 133 mila nella scuola, 30 mila nella sanità e 70 – 80 mila tra Regioni ed Enti locali, mentre mancano all’appello i militari del comparto Difesa.

Cosi è arrivato l’art. 20 del Dlgs. n. 75/17 (cd. Madìa) che ha introdotto una disciplina, di natura transitoria, finalizzata alla stabilizzazione del personale precario attraverso una valorizzazione delle “professionalità da tempo maturate e poste al servizio delle Pubbliche Amministrazioni” Le nuove disposizioni produrranno i propri effetti solamente per il triennio 2018-2020 e si aggiungono a quelle già previste dall’art. 4 del Dl. n. 101/13 e dall’art. 35, comma 3-bis, del Dlgs. n. 165/01.

Il Ministero della Difesa che già ha dato recenti aperture per stabilizzare 600 VFP4, dovrebbe pertanto ripensare il suo modello sulla base di queste nuove sentenze europee senza però dimenticare i suoi attuali “precari” a cui non ha dato ad oggi una chiara destinazione, considerando che da parecchi anni continua a servirsi di militari della categoria VFP1 e VFP4 che possono raggiungere con rafferme successive da 3 a oltre 7 anni di servizio, nonché di ufficiali appartenenti alle Forze di completamento (provenienti da una formazione militare basata su duri corsi ordinari svolti dopo una selezione a concorso pubblico) sono impiegati in servizio a tempo determinato in forza delle loro professionalità non reperibile nell’ambito dell’organico di F.A., coprendo una serie di esigenze tecnico professionali “da esperti” a vantaggio del funzionamento dell’Amm.ne Difesa e con un risparmio di risorse finanziarie considerevoli. Ad oggi sono in servizio un numero limitato di ufficiali che ha superato di gran lunga i tre anni di servizio. Questo personale in particolare svolge servizio in più periodi infra annuali patendo uno stato di disagio enorme connesso a questo status particolare.

ADESSO PERO’ SI DEVE PRENDERE ATTO CHE ESISTE UNA SITUAZIONE CHE RIVELA LA MATURAZIONE DI UN DIRITTO A MANTENERE UN IMPIEGO STABILE CON L’AMMINISTRAZIONE DIFESA dentro la dichiarata promessa governativa che “nessuno sarà lasciato indietro”.

Da questa condizione il Ministero della Difesa deve prendere atto che è necessario predisporre un piano di stabilizzazioni che in esecuzione delle sentenze europee, provveda a eliminare, in fase di riordino, queste sacche di militari a tempo determinato ammettendole al diritto per la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Tale operazione prima ancora che in applicazione delle sentenze europee, deve essere inquadrata soprattutto come un vantaggio dell’Amministrazione Difesa per il raggiungimento delle proprie finalità, grazie all’utilizzo non solo di personale che ha svolto formazione militare con corsi e brevetti di particolare interesse, ma soprattutto di competenze professionali specialistiche che non essendo reperibili all’interno degli organici, comportano un risparmio di risorse finanziarie in relazione ai costi di mercato a cui si dovrebbe fare ricorso. L’azione di stabilizzazione dovrebbe operare in via principale nei confronti di quel personale che al di fuori dell’impiego nella F.A. non ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con nessun datore di lavoro. Questo sarà possibile o con una conversione diretta del rapporto di lavoro in transito nel servizio permanente, ovvero tramite concorso a titoli, onde evitare che di fronte ai diritti maturati dagli interessati l’ Amministrazione Difesa possa essere chiamata ad affrontare un contenzioso di grande onere complessivo. Con il il Decreto 75/2017 la stabilizzazione è diretta.

Storicamente, un decennio fa solo gli ufficiali dei Carabinieri che avevano svolto almeno tre anni di servizio vennero stabilizzati in quanto considerati come forza di polizia. Una vecchia storia che lascia l’amaro in bocca agli altri militari esclusi.

Intanto ufficiali e militari delle Forze Armate Italiane a tempo determinato continuano con la massima dedizione e passione a prestare servizio per il loro Paese nella speranza che qualcuno si ricordi del loro impegno e delle loro speranze considerato che le sentenze europee valgono anche in Italia. Una soluzione rapida sarà estendere il Decreto 75/2017 ai militari che ne hanno i requisiti previsti dalla norma realizzando un trattamento paritario tra tutti i lavoratori pubblici. Chissà……

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