Contestazioni del 25 aprile, il ministero della Difesa indaga sul generale Riccò. “Solo accertamenti sui fatti”

Il ministero della Difesa indaga sul generale Riccò che il 25 aprile lasciò la festa a piazza del Sacrario. A renderlo noto è un articolo del Giornale.

Ma arriva subito una precisazione da “fonti della Difesa” diffusa dall’Adnkronos in base alla quale “non è stata avviata formalmente alcuna inchiesta, esiste bensì una richiesta di accertamento dei fatti al fine di individuare quanto realmente accaduto”.

In occasione della festa della Liberazione il generale di brigata Paolo Riccò abbandonò la cerimonia, seguito poi dagli altri militari e dalle associazioni combattentistiche e d’arma, lasciate libere dal generale di scegliere, il pretesto era stato il discorso del presidente dell’Anpi Enrico Mezzetti che, secondo lui, avrebbe “offeso le forze armate”.

“La Difesa – si legge nell’articolo del Giornale – ha aperto un’istruttoria formale nei confronti del generale di brigata dell’Esercito Paolo Riccò, che lo scorso 25 aprile abbandonò a Viterbo la cerimonia per le celebrazioni in occasione della festa della Liberazione, in seguito agli attacchi del presidente locale dell’Anpi Mezzetti”.

Mezzetti è stato contestato per aver citato un report dell’Onu che, come ha detto il presidente dell’Anpi nel suo discorso durante le celebrazioni, “rivela che le forze internazionali e pro-governative in Afghanistan hanno ucciso più civili dei Talebani. Non è solo una questione umanitaria (che ai politici con il cuore peloso non interessa) ma è anche una questione di nostra sicurezza. Queste stragi ci rendono più sicuri o oggetto di maggiore odio e quindi più esposti? Quanti arabi, quanti musulmani (compresi vecchi, donne, bambini, civili) noi occidente stiamo massacrando ogni giorno? Chi è il terrorista?”.

Si legge ancora nell’articolo che “da quanto si apprende, la richiesta sarebbe partita direttamente dal gabinetto del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Sarebbero stati i suoi collaboratori più stretti a suggerire di far partire l’iter per verificare se il generale dell’Aviazione dell’Esercito (Aves) sia stato manchevole o meno nella sua condotta. Qualora si dovesse stabilire che abbia agito in maniera non consona, potrebbe rischiare un provvedimento disciplinare”.

Infine, l’articolo riporta il chiarimento del rappresentante del Cocer Interforze, maresciallo Marco Cicala: “Il generale Riccò, se consideriamo i fatti, non ha violato né regolamenti né etica militare, anzi, il suo stile umile e di difesa delle forze armate è in piena coerenza con un giuramento prestato decine di anni fa. Non solo lo dimostra la sua carriera, ma anche questi esempi che fanno molto bene non solamente alla coesione interna alla Difesa ma anche al popolo italiano”.

L’intervento della ministra Trenta era stato sollecitato su Tusciaweb, a ridosso dei fatti,  da un intervento dell’ufficiale in congedo Valerio De Nardo. Dalla decisione del generale e dal discorso di Enrico Mezzetti era iniziata una polemica esplosiva.

Ma secondo l’Adnkronos “fonti della Difesa” precisano che: “Quanto riportato oggi dal Giornale circa una presunta inchiesta avviata nei confronti del generale Riccò è falso. Non è stata avviata formalmente alcuna inchiesta, esiste bensì una richiesta di accertamento dei fatti al fine di individuare quanto realmente accaduto. Atto, questo, che rientra nei doveri dell’amministrazione nell’ambito della salvaguardia e della tutela dell’immagine delle Forze Armate”.

La richiesta di smentita immediata di quanto scritto dal Giornale è partita da un gruppo di parlamentari di Fratelli d’Italia componenti delle commissioni Difesa di camera e senato: Salvatore Deidda, Wanda Ferro e Isabella Rauti.

“Le accuse – affermano i parlamentari FdI – rivolte il 25 aprile dal presidente Mezzetti agli uomini in divisa sono estremamente gravi ma ancora più grave sarebbe che un ministro della Difesa dopo aver colpevolmente taciuto su quelle accuse, invece di difendere i propri militari apra oggi una istruttoria nei confronti del generale Riccò. Dal ministro Trenta ci aspettiamo pertanto parole chiare a difesa dei nostri uomini e non azioni disciplinari che avallerebbero indirettamente anche le accuse che l’Anpi ha indirizzato loro. Nel rivolgere al generale Riccò il nostro apprezzamento per la sua decisione ribadiamo ancora una volta la nostra vicinanza a tutti gli uomini e alle donne in divisa che in Italia e all’estero difendono con orgoglio la nostra Patria e la democrazia”