Commemorazione Attanasio-Iacovacci alla Farnesina, Luongo: “Chi indossa la nostra uniforme mette l’incolumità in secondo piano rispetto al dovere”
Alla Farnesina la targa per i caduti all’estero: una cerimonia che parla di missioni e rischio
Alla Farnesina si è svolta la cerimonia di deposizione di una corona d’alloro in occasione dell’inaugurazione della Targa commemorativa per i caduti all’estero. Presente il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo, intervenuto nel giorno dell’anniversario della morte del Carabiniere Scelto Vittorio Iacovacci, ucciso in Congo insieme all’ambasciatore Luca Attanasio.
È in questo contesto istituzionale, essenziale e solenne, che la memoria si fa atto pubblico: non una formula, ma un richiamo diretto al costo reale della presenza italiana nei teatri più esposti.
Le parole del Generale Luongo: “Il legame classico” tra chi rappresenta l’Italia e chi la protegge
Nel suo intervento, il Generale Luongo ha definito la celebrazione come “la rappresentazione classica del legame” tra chi porta l’Italia nel mondo attraverso la diplomazia e chi la protegge con il proprio servizio: un legame che, nelle sue parole, è stato “incarnato profondamente” da Attanasio e Iacovacci.
Luongo ha ricordato Luca Attanasio come un diplomatico che aveva fatto della vicinanza alle persone il tratto distintivo del mandato e che credeva “in modo forte alla cooperazione come responsabilità concreta”. Di Vittorio Iacovacci ha sottolineato il profilo di servitore dello Stato, impegnato nel compito affidatogli con “assoluta dedizione” e con “esemplare spirito di sacrificio”, fino a perdere la vita il 22 febbraio 2021.
I numeri della tutela all’estero: “631 militari” a protezione delle sedi diplomatiche e consolari
Un passaggio centrale del discorso ha riguardato l’impegno operativo attuale: “sono 631 i militari che sono impegnati a tutela delle rappresentanze diplomatiche consolari nel mondo”, ha ricordato Luongo, aggiungendo che numerosi tra loro operano in teatri ad alto rischio.
Il Generale ha insistito sul significato concreto di queste missioni: “Conosciamo bene il peso di quelle missioni”, ha detto, richiamando ciò che spesso resta fuori dal perimetro delle cerimonie: dietro ogni carabiniere c’è una famiglia lontana e un progetto di vita.
Il progetto di vita interrotto: il rientro imminente e il matrimonio programmato
Tra i dettagli ricordati da Luongo, uno colpisce per precisione e sobrietà: anche Vittorio Iacovacci “stava programmando il suo matrimonio” e avrebbe dovuto rientrare in Italia poche settimane dopo l’aguato.
Non è un elemento di colore: è il punto in cui la retorica si spezza e resta la sostanza. Perché il prezzo delle missioni non è astratto, ma personale, familiare, irreversibile.
“Onore e disciplina”: il giuramento come linea di confine tra dovere e rischio
Luongo ha evidenziato che chi indossa l’uniforme accetta ogni giorno di porre la propria incolumità “in secondo piano rispetto al dovere”. Un dovere che, ha rimarcato, nasce dal giuramento prestato e si riconosce in un comportamento improntato a “onore e disciplina”.
In questo passaggio il messaggio è netto: il servizio non cancella il pericolo, lo attraversa. E lo fa con una regola non scritta ma vincolante: la responsabilità verso lo Stato, anche quando il rischio è massimo.
La targa alla Farnesina: un segno “importantissimo” per chi lavora dove “il mondo non guarda”
Nelle conclusioni, Luongo ha definito la targa “un segno… importantissimo”. Secondo il Comandante Generale, ogni volta che un funzionario della Farnesina vi poserà lo sguardo, riconoscerà “il volto dei colleghi che hanno creduto fino in fondo nella propria missione” e potrà trarne motivo di orgoglio per il lavoro quotidiano della diplomazia, anche “là dove il mondo non guarda”.
È il punto più pungente — e più giornalistico — dell’intera cerimonia: esistono scenari in cui l’Italia opera mentre l’attenzione pubblica altrove scorre, e dove la distanza mediatica non riduce, ma amplifica, la necessità di memoria e responsabilità istituzionale.
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