COLTIVAVANO E VENDEVANO MARIJUANA, ARRESTATI DUE POLIZIOTTI E UN CARABINIERE

Droga, dalla produzione allo spaccio. E con la complicità di due poliziotti e un carabiniere. I tre sono tra i 21 arrestati di un’operazione della Squadra mobile di Catania che ha ricostruito gli affari di un’organizzazione la quale, piuttosto che rifornirsi dai trafficanti, si era messa in proprio gestendo vere e proprie piantagioni di marijuana, soprattutto di skunk, nelle campagne di Scordia, nella parte sud della provincia di Catania. E’ quanto riporta Fabio Albanese corrispondente da Catania per la Stampa.it.

Nella notte gli arresti, su richiesta della procura di Catania e su disposizione del gip, sulla base di una inchiesta che ha accertato come «gli indagati abbiano dimostrato un’elevata competenza e conoscenza nelle tecniche della coltivazione su larga scala della marijuana e sul sistema di controllo delle piantagioni». Già un anno fa, durante le indagini, la polizia aveva sequestrato circa 2500 piante e scoperto un terreno, attiguo a quello coltivato dall’organizzazione, pronto per essere utilizzato.

Dei due poliziotti, uno, Mattreo Oliva, 46 anni, assistente capo, è considerato tra i capi dell’organizzazione ed è finito in carcere assieme al carabiniere Stefano Cianfarani, 51, in servizio nella caserma di Palagonia, ritenuto un complice. L’altro poliziotto, Giuseppe Bernardo, 50 anni, assistente capo, è ai domiciliari per favoreggiamento personale. «Casi sporadici ed isolati, “frutti marci” di un albero, quello delle forze dell’ordine, che produce sempre risultati senza i quali noi non potremmo mai contrastare efficacemente la criminalità – ha commentato l’operazione il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro -. Elementi spuri di un organismo sano ed efficiente che troviamo sempre accanto a noi a collaborare nelle indagini di contrasto alla criminalità».

Le accuse per i 21 arrestati, la maggior parte dei quali pregiudicati, sono, a vario titolo, di associazione per delinquere, coltivazione, produzione, trasporto, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti; reati in materia di armi, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e favoreggiamento personale. La droga prodotta era destinata in buona parte al mercato del Catanese ma l’organizzazione riforniva anche altri centri della Sicilia. L’indagine è partita nel marzo dello scorso anno sulla base delle dichiaraioni di un collaboratore di giustizia, ex appartenente al clan Nardo di Lentini, alle quali nel giugno successivo si sono aggiunte quelle di un pentito del clan Cappello-Bonaccorsi di Catania e, infine, sette mesi fa, quelle di un collaboratore, ex del clan catanese dei Mazzei. Uno degli indagati è ancora ricercato.