CHE COS’È LA POLIZIA PROVINCIALE, ALLEGRA GIUNGLA SOPRAVVISSUTA AI POLITICI

La polizia “de noantri”, la chiamano nella Capitale. In tutta Italia sono
quasi tremila, di cui 2200 agenti e 600 tra ufficiali e dirigenti.
La vicenda
di un loro ex capo, cioè dell’ex direttore e comandante della polizia della
provincia di Roma, Luca Odevaine, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia
Capitale, ha suscitato interrogativi e curiosità. Che cos’è la polizia
provinciale? Con competenza sull’intero territorio della provincia, questo
semi-sconosciuto corpo armato locale esercita funzioni di polizia giudiziaria,
polizia amministrativa, pubblica sicurezza.

Dopo la “quasi” cancellazione delle province da parte del governo Renzi,
in attesa della riforma costituzionale e di quella della pubblica
amministrazione, la “Provinciale” dovrebbe confluire nella Forestale che, a sua
volta, sarebbe deputata a divenire una specialità della pubblica sicurezza,
come è già per Polfer e polizia stradale. Ma il condizionale è d’obbligo perché
sul riordino delle forze di polizia la nebbia è fitta e nella fase di
transizione per il superamento delle province ancora niente è cambiato: in
attesa delle riforme la polizia provinciale continua ad esistere e resta alle
dipendenze della relativa provincia di riferimento.
Ma chi l’ha inventata e a che cosa serve la polizia provinciale? La
storia di questo corpo di recentissima istituzione è quella dell’ennesimo
anello della lunga catena di sprechi e di inefficienze tutta italiana. Forse
giunta finalmente all’epilogo. Quelli del Sap, uno dei sindacati di polizia che
si battono da anni per l’unificazione dei sette corpi di forze dell’ordine
esistenti in Italia, definiscono la polizia provinciale «una vera e propria
giungla».
Non bastavano carabinieri, polizia di stato, guardia di finanza, guardia
forestale e polizia penitenziaria cui si aggiunge il mastodontico esercito
delle polizie municipali. Sfidando il senso del ridicolo e dilapidando preziose
risorse pubbliche, anche le province hanno preteso ed ottenuto di poter
disporre di una loro polizia. Così, oggi, ogni provincia dispone di un proprio
corpo, ne nomina i dirigenti e ne stabilisce i gradi e le uniformi.
Ogni provincia, insomma, fa quel che gli pare. Divise e distintivi
impazzano. Gli agenti sono armati di rivoltella, all’occorrenza anche di
un’arma a canna lunga, ma il poliziotto provinciale dispone anche di una
sciabola
: non si sa mai. Quanto alle specifiche dotazioni si spazia dalle
attrezzature da sommozzatori a quelle di piloti, motociclisti e cavalieri,
poiché la variopinta armata delle polizie provinciali dispone di barche, aerei,
auto, moto da strada e da enduro, quad-bike, bici e cavalli, si
occupa di repressione degli abusi edilizi, di caccia e pesca, ma anche di
funghi. Di tutto un po’, anche centralinisti. Così chi chiami la provincia
fuori dall’orario d’ufficio degli impiegati pubblici, si sentirà rispondere dai
solerti agenti della polizia provinciale dalle loro centrali operative.
Fu la legge 7 marzo 1986, n. 65 (governo Craxi) ad introdurre dopo anni
di petulante pressing del notabilato politico locale la
possibilità per le province di costituire propri corpi di polizia. I primi
comandi nacquero agli inizi degli anni ’90. Quando i primi agenti fecero la
loro comparsa nella provincia di Roma, nel 1998, i carabinieri ricevettero le
telefonate allarmate di ignari cittadini che segnalavano alle forze dell’ordine
la presenza in strada di persone armate e travestite da poliziotti.
La polizia provinciale pian piano fiorisce ovunque ed ha una diversa
storia e diverse caratteristiche da provincia a provincia, un po’ come gli usi
e costumi locali. Nel 2013, a Rieti, alla presenza di oltre 150 tra agenti e
ufficiali della polizia provinciale provenienti da tutte le regioni d’Italia,
si è dato vita all’approvazione dello statuto, all’elezione dei propri
rappresentanti e all’istituzione di una Associazione italiana agenti e
ufficiali di Polizia provinciale.
Nel settembre scorso la Conferenza stato-regioni-autonomie sul riordino
delle funzioni degli enti di città metropolitane e province ha sospeso ogni
provvedimento relativo alla polizia provinciale, aspettando i provvedimenti
collegati alla riforma delle amministrazioni pubbliche. In attesa dei decreti
legislativi sul riordino delle forze di polizia, tutte le funzioni continuano
ad essere esercitate dalle province e dalle future città metropolitane che
nasceranno il primo gennaio 2015.
Sopravviverà alla riforma della pubblica amministrazione del governo
Renzi la Polizia provinciale?
«Tra sette forze di polizia a livello nazionale e
a carattere locale, più vigili del fuoco e guardia costiera», dice il Sap «c’è
necessità assoluta di razionalizzare perché questo sistema genera sprechi e
inefficienza. Per le sole forze dell’ordine spendiamo circa 7 miliardi di euro
all’anno, il 60 per cento delle risorse per gli apparati. Perché polizia,
carabinieri, finanza, penitenziaria e forestale debbono avere doppioni su
mense, alloggi, uffici amministrativi, centralini e, soprattutto, perchè mai
devono continuare ad avere differenti sale operative?».
Si vedrà. Intanto, a Roma, l’esperienza Odevaine è alle spalle. Il nuovo
capo della Polizia provinciale Mario Sette, in polizia dal 1989 e alla
provincia dal 2002, nominato dal commissario straordinario alla provincia,
arriva dal ministero dell’interno, ed ha un solido passato nell’antiterrorismo:
specializzazione l’eversione di destra.