Carabinieri, Unarma: “Il dialogo e la protesta”

Sono ancora in corso le audizioni presso la Commissione Difesa del Senato delle associazioni sindacali militari, in merito all’esame del Disegno di Legge del Senato 1893 “Norme sull’esercizio delle libertà sindacali del personale delle Forze armate e delle Forze di Polizia ad ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo”, la cosiddetta “legge Corda”.


Un percorso complesso che attira poche attenzioni da parte dell’opinione pubblica sia per il contesto COVID-19 sia perché si tratta di un argomento di nicchia che riguarda poco meno di 500 mila persone.


Tuttavia per UNARMA Asc la storia è molto più lunga. Dal 1993 UNARMA aggrega Carabinieri intorno all’idea che la tutela dei lavoratori in divisa deve essere attuata come per tutti gli altri lavoratori: il Sindacato. Per primi abbiamo adito la Consulta nel 1999. Fu una decisione negativa ma non troppo perché tuttavia si invitava il legislatore a migliorare il modello della Rappresentanza Militare, non adeguato al compito.
Comincia così dentro gli organismi della Rappresentanza, a tutti i livelli, il mantra di UNARMA che chiedeva di modificarne il quadro normativo; un processo che si immaginava di sedere al tavolo con la “controparte” (Stati Maggiori/Comandi Generali e Ministeri) per costruire la modifica in senso sindacale della Rappresentanza, INSIEME.

Abbiamo parlato ai sordi ! Sordi che dopo anni di proposte, gruppi di lavoro, studi, tesi di laurea e quant’altro sono stati finalmente travolti dalla sentenza 120/2018 della Corte Costituzionale. I sordi ora annaspano e cercano, con la complicità della stragrande maggioranza dei politici, di imbrigliare il vento del cambiamento, di imbrigliare il diritto sindacale dei militari relegandoli ancora una volta nella classe dei cittadini con meno diritti degli altri. Proprio loro che servono lo Stato direttamente e troppo spesso anche a prezzo della vita.


UNARMA non ha cambiato metodo. Vuol costruire INSIEME il percorso sindacale con la controparte e con gli altri sindacati militari perché quando si costruisce INSIEME la casa è più bella ed è la casa di tutti.


In quest’ottica vanno letti due episodi fondamentali di questi giorni: la rinuncia di UNARMA a scendere in piazza ed il contenuto della audizione in Senato del Segretario Sergio Pappone, Coordinatore Nazionale dell’Organizzazione di UNARMA.

La prima è dovuta alla necessità di dimostrare alla controparte che UNARMA è pronta a discutere e che non è interessata ad azioni meramente propagandistiche (al riguardo il rispetto di chi ha scelto la piazza è assoluto, stiamo parlando di metodo e non di contenuti sui quali UNARMA è totalmente d’accordo con i manifestanti); la seconda è la prova della competenza e della serietà con la quale UNARMA si candida e si costituisce parte sociale per la tutela dei Carabinieri. L’intervento del Maresciallo Sergio Pappone, tra l’altro, contiene molti punti del manifesto che è stato definito “Il Manifesto dei Diritti Sindacali Militari” peraltro sottoscritto dalla maggioranza delle neonate sigle sindacali militari. Circostanza non di poco conto perché è la prova che tutti vogliono una legge giusta ed equa che tuteli tutte le donne e gli uomini in uniforme.
Ultima considerazione, ma non meno importante, è che la classe politica pur nella consapevolezza che il bacino elettorale di riferimento non è un boccone particolarmente goloso, come già detto, potrebbe cogliere l’occasione di entrare nel merito dei diritti senza ascoltare le sirene del potere o l’interesse di parte, il testo svincolato dalla Camera deve essere emendato in molti punti poiché non risponde alle giuste aspettative dei militari per una democratica rappresentatività sindacale la cui attuazione non mette in discussione il modello militare, anzi ne esalterebbe funzionalità, trasparenza e democraticità.
UNARMA ASC auspica che il Senato della Repubblica abbia il coraggio di modificare la legge in itinere, nel senso più aperto e libertario possibile, per scongiurare il pericolo che ancora una volta, nonostante la storica occasione offerta dalla sentenza 120 del 2018 della Corte Costituzionale, i militari italiani ed i Carabinieri siano costretti a continuare a vivere in questo Paese, come cittadini senza diritti sindacali.


UNARMA ASC Comunicazione

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