Carabinieri, “Il brigadiere sottrasse oltre 2 milioni alla caserma. 5 ufficiali non hanno vigilato”

È stato il cassiere dei carabinieri della Campania dal 1999. Ora al brigadiere Tommaso Tafuro, in pensione dal 2021, sono stati sequestrati conti correnti, una casa, persino il tfr. È accusato dalla Corte dei conti di aver “sottratto 2,4 milioni in 12 anni” all’Arma. “Somme che sono finite nelle casse sue personali e della sua famiglia”, è la tesi della Procura contabile.

È una inchiesta scattata su denuncia stessa dei carabinieri che si sono accorti dei fondi spariti dopo che Tafuro è andato in pensione. Ed è una indagine che allo stato coinvolge anche i livelli più alti dell’Arma: sarebbero 5 gli ufficiali, colonnelli e tenenti colonnelli, responsabili del servizio amministrativo e della gestione finanziaria ad aver ricevuto “gli inviti a dedurre” da parte della Procura. Che contesta la colpa grave per “aver rinunciato al loro ruolo di vigilanza e controllo”, attacca ieri in aula il sostituto procuratore Davide Vitale.

Gli ufficiali saranno ascoltati nel Palazzo di via Piedigrotta nei prossimi giorni. In parallelo sono in corso altre due indagini: la Procura militare che si muove per peculato militare e la Procura ordinaria per falso. Ieri si è celebrata davanti alla Corte dei conti l’udienza di convalida del sequestro, giudice Rossella Cassanneti. “Non c’è la prova su dove siano finiti quei soldi – ha sottolineato l’avvocato Francesco Maria Caianiello, difensore di Tafuro – Tafuro non se li è messi in tasca, i suoi superiori si fidavano di lui. Perché quegli ufficiali non sono anche loro in questa aula?”.

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Nel corso dell’udienza è stato ricostruito il sistema col quale Tafuro – secondo la Procura -avrebbe distratto le somme. Con la riscossione di “78 assegni non autorizzati”. E ancora con “movimenti tra conti correnti dei carabinieri al fine di creare liquidità apparente”. E prima della pensione sarebbero venuti fuori “due titoli di pagamento fittizi per giustificare le somme sottratte”.
A insospettire la Procura anche la donazione da parte di Tafuro al figlio di parte del suo patrimonio immobiliare. “È accertato – spiega il sostituto Vitale che ha sostenuto l’accusa insieme al vice procuratore Licia Centro – che Tafuro compilava gli assegni, si recava in banca, ritirava i carnet, utilizzava le credenziali informatiche per mascherare gli ammanchi”.

Schermaglie tra accusa e difesa. Con l’avvocato Caianiello che ribatte:  È impensabile che in 10 anni Tafuro abbia sottratto importi per 78 assegni con le firme dei suoi superiori. Perché gli assegni erano controfirmati. Ti consento di giocare con 2,4 milioni, non me ne accorgo e in poi in pochi giorni si ricostruisce questo labirinto”. E l’avvocato lancia accuse velate: “Questo brigadiere ha la terza media, se ha fatto quello che gli viene contestato, e non lo ha fatto, lo ha visto fare da chi ha una laurea, magari l’accademia militare ” .

E Vitale ne approfitta replicando al difensore: “Perché Tafuro non viene a dircelo se c’è stata collaborazione di altri nell’illecito?”. Una commissione di indagine interna, voluta dal comando generale dell’Arma dei carabinieri, avrebbe escluso le colpe di alti ufficiali. Ora la Procura va contro quegli esiti e chiama in causa cinque superiori del cassiere, responsabili a loro volta delle spese dei carabinieri campani. L’avvocato invoca la revoca del sequestro: “Tafuro è una persona umile, quando parla con me piange È figlio di un manovale – racconta l’avvocato – Vive nella casa che gli ha lasciato il padre nella campagna di Brusciano. Non è frequentatore di casinò, non fa la bella vita. Ha 3 figli, al maschio quando si è sposato ha donato un pezzo della sua abitazione. In casa vive con la moglie e altre due figlie, di cui una lavora a Chiusi. Hanno due auto, una delle due macchine è talmente inadeguata che la figlia non può fare il tragitto da Brusciano a Chiusi. Ma allora è un Arsenio Lupin o no?”. Il pm Vitale non ci sta: ” Non si può escludere che il patrimonio accumulato sia in Svizzera…”. E l’avvocato allarga le braccia: ” Ha 5 mila euro sul conto corrente, se lo vedono in una banca Svizzera lo mandano indietro”.

Articolo a cura di Napoli.Repubblica

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