Carabiniere non verbalizza tre portafogli ritrovati: condannato a Pordenone a un anno e otto mesi
Tre portafogli ritrovati, nessun verbale compilato e nessuna consegna immediata. Una condotta definita dalla difesa come una leggerezza burocratica, ma che sul piano giudiziario si è trasformata in un boomerang. A Pordenone, un carabiniere è stato condannato a un anno e otto mesi al termine del rito abbreviato davanti al gup Piera Binotto.
Il militare dell’Arma era chiamato a rispondere di peculato, falsità ideologica e materiale e violata consegna. Il pubblico ministero Enrico Pezzi aveva chiesto una condanna a due anni e dieci mesi, confermando tutte le ipotesi di accusa. Il giudice, però, ha operato una distinzione tra i tre episodi contestati: il peculato è stato riconosciuto soltanto in un caso, mentre per gli altri due portafogli ritrovati per strada l’accusa è stata riqualificata in furto semplice.
La sentenza: pena sospesa e assoluzione per la violata consegna
La condanna inflitta è di un anno e otto mesi, con il riconoscimento delle attenuanti generiche e la concessione della sospensione condizionale della pena.
Il gup ha invece disposto l’assoluzione per la violata consegna, reato previsto dal codice penale militare. L’ipotesi è stata ritenuta assorbita nel procedimento ordinario.
Una decisione che ridimensiona parzialmente l’impianto accusatorio, ma non cancella il peso della vicenda: per un appartenente alle forze dell’ordine, la mancata formalizzazione di un ritrovamento non è una semplice dimenticanza. È il punto da cui si è aperto un procedimento penale.
Il primo portafoglio portato in caserma
La vicenda risale alla fine del 2022. Il primo episodio contestato è del 24 novembre, quando il carabiniere era di turno alla ricezione del pubblico.
In caserma si presenta un utente con un portafoglio smarrito all’auditorium Concordia di Pordenone. Secondo quanto ricostruito dalla difesa, il carabiniere avrebbe invitato la persona a fermarsi per la redazione del verbale di rinvenimento. L’uomo, però, si sarebbe allontanato.
Il portafoglio resta così nella disponibilità del piantone. Il verbale non viene redatto. Il giorno successivo, il comandante chiede spiegazioni al militare, che consegna subito il portafoglio. All’interno, secondo quanto emerso, non mancava nulla.
Ma la procedura non era stata rispettata. Ed è proprio da quella mancata formalizzazione che prende avvio l’accertamento.
Gli accertamenti in caserma e a casa del militare
Dopo il primo episodio, vengono effettuati controlli sia in caserma sia nell’abitazione del carabiniere.
In caserma viene trovata una paletta d’ordinanza che non apparteneva al carabiniere. La questione è stata valutata dal Tribunale militare e si è chiusa con un’assoluzione.
Nell’abitazione del militare vengono invece rinvenuti altri due portafogli. Uno risultava smarrito il 21 novembre 2022 in un distributore di benzina in viale Grigoletti. L’altro era stato perso il 1° dicembre 2022 da un cittadino ghanese mentre stava andando in palestra.
Anche in questi due casi, secondo quanto emerso, non era stato sottratto nulla.
La linea della difesa: «Nessuna appropriazione, voleva evitare scartoffie»
La difesa, rappresentata dall’avvocato Laura Presot, ha sostenuto una lettura diversa della vicenda. Dopo le spiegazioni fornite dallo stesso imputato in aula, è stato evidenziato che dai tre portafogli non mancava denaro né altro contenuto.
Secondo la ricostruzione difensiva, il carabiniere avrebbe trattenuto i portafogli per il tempo necessario a rintracciare i proprietari, evitando di compilare gli atti formali. Una scelta imprudente, certamente, ma non finalizzata a un’appropriazione.
Per i due portafogli trovati fuori dalla caserma, lo stesso carabiniere ha riferito di averli rinvenuti personalmente: uno nei pressi della siepe dell’area di servizio, l’altro per strada. L’intenzione, secondo la difesa, sarebbe stata quella di contattare direttamente le persone che li avevano smarriti, senza passare dalla burocrazia.
Una spiegazione che il giudice ha accolto solo in parte, riqualificando due episodi da peculato a furto semplice.
Regole non rispettate, procedimento inevitabile
Il nodo della vicenda resta il mancato rispetto delle procedure. Per un cittadino, la mancata consegna di un oggetto ritrovato può già aprire profili di responsabilità. Per un carabiniere, tenuto a osservare regole precise e a documentare formalmente ciò che avviene in servizio, il margine di tolleranza è ancora più stretto.
Il fatto che nei portafogli non mancasse nulla è stato valorizzato dalla difesa e ha inciso sulla valutazione del giudice. Ma non è bastato a evitare la condanna.
La mancata redazione dei verbali, nata secondo la versione difensiva per evitare “scartoffie”, è diventata l’elemento centrale dell’intero caso.
Possibile ricorso in appello
La difesa attenderà ora il deposito delle motivazioni della sentenza per valutare l’eventuale ricorso in Corte d’appello.
Il procedimento, intanto, consegna una lezione netta: nelle forze dell’ordine, anche ciò che viene presentato come una scorciatoia burocratica può trasformarsi in un’accusa pesante. Soprattutto quando a mancare non è il contenuto di un portafoglio, ma la trasparenza degli atti.
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