La fidanzata del Carabiniere morto per difendere l’Ambasciatore: “Sono fiera di lui, ma non possiamo permettere di perdere così dei rappresentanti dello Stato”

«Vittorio ha fatto bene il suo dovere. È il mio orgoglio. Sono fiera di lui, ma non possiamo permettere di perdere così, in questo modo, dei rappresentanti dello Stato». Le parole della promessa sposa, Domenica Benedetto, 29 anni, sono commoventi e coraggiose. Il suo amore, Vittorio Iacovacci, carabiniere di scorta, è stato ucciso in un agguato il 22 febbraio dello scorso anno in Congo assieme all’ambasciatore che proteggeva, Luca Attanasio e all’autista congolese Mustafa Milambo. In un intervista a Fausto Biloslavo per il Giornale racconta la fedeltà ed il senso delle Istituzioni del carabiniere, medaglia d’oro al valor militare.

Un anno dopo l’agguato vicino a Goma le indagini dovrebbero chiudersi a breve. Cosa si aspetta?

«Con la sua famiglia vogliamo giustizia e chiarezza. Ho fiducia in chi sta portando avanti l’inchiesta. Non voglio neanche pensare che restino delle zone d’ombre in una storia del genere, dove lo Stato italiano è stato direttamente colpito».

Il responsabile della sicurezza del convoglio del Programma alimentare mondiale è indagato. L’Onu ha delle responsabilità?

«Sicuramente qualcosa non ha funzionato. È un dato di fatto. Spero che si possa fare luce con la chiusura delle indagini. Anche se la vedo dura: si parla di immunità (per i funzionari del Pam coinvolti) e il Congo non collabora. Chiediamo giustizia per Vittorio, Luca, l’autista e per tutta l’Italia in maniera tale che non si verifichino più situazioni del genere».

È stato sottovalutato il pericolo?

«Vittorio non lasciava nulla al caso e ha lavorato tanto per quella missione. Aveva sentito anche un collega che c’era già stato sullo stesso tragitto tempo prima. L’ambasciatore non era un incosciente e si è fidato del Pam».

Quando ha sentito l’ultima volta il suo fidanzato?

«Due ore prima dell’agguato da Goma, sul lago, ed era tranquillo, come al solito. Il 22 febbraio stavo lavorando e verso le 11 ho cominciato a leggere sul telefonino le prime notizie dell’ambasciatore d’Italia ferito. Lo conoscevo troppo bene e ho capito subito: Vittorio non avrebbe mai permesso che colpissero Attanasio. Piuttosto si sacrificava, altrimenti non se lo sarebbe mai perdonato. Aveva solo il suo corpo l’unica forma di difesa e l’ha usato come uno scudo per proteggere l’ambasciatore».

Si è fatta un’idea sul motivo dell’agguato e su chi siano gli assassini?

«Di sicuro sono stati attaccati dai terroristi, ma poi i ranger (del vicino parco Virunga) sono intervenuti ed è tutta gente che spara cosìnel mucchio. Chissà da chi sono partiti i colpi che hanno ucciso Vittorio e l’ambasciatore. È tutto confuso e il fatto che in Congo non ci lascino indagare fino in fondo la dice lunga».

Vittorio le raccontava qualcosa delle difficoltà delle missione?

«Del lavoro parlava poco. Mi diceva che il Congo è bello, ma non tutto era rose e fiori. Non entrava nei dettagli e non ha mai detto che la protezione fosse insufficiente. Una volta si è lamentato delle guardie locali che si addormentavano spesso. Allora ha insegnato loro a usare la moka per fare il caffè italiano».

Come vi siete conosciuti?

«Nel 2015 a Firenze quando studiavo. Una serata come tante, in discoteca. Lui era più insistente di altri e quindi siamo usciti a prendere un caffè. Allora era in servizio come paracadutista nella Folgore impiegato nell’operazione Strade sicure. È stato così strano e così bello. Sembrava che ci conoscessimo da una vita. Talvolta gli dicevo: Ma dove sei stato fino adesso?».

Avevate fissato le nozze?

«Volevamo sposarci, anche se non era ancora stata decisa la data. Mi stavo preparando al suo rientro dal Congo: Mancavano solo 15 giorni. La casa che avevamo messo su assieme, con tanto entusiasmo, era quasi pronta. In giardino Vittorio aveva voluto un pennone di otto metri per fare sventolare il Tricolore».

Cosa prova un anno dopo?

«Quando incontri una persona rara è impossibile dimenticarla e non voglio. Mi sembra sia successo ieri. Il tempo non ha aiutato a lenire il dolore».

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