CARABINIERE CONDANNATO PER LESIONI DOPO AVER ARRESTATO LADRO, SI VA IN APPELLO. AMAREGGIATO IL GIUDICE

(di Marco Innocenzi) – «Guardi,
le posso solo dire che stiamo lavorando ai motivi di appello. Per il resto non
posso che risponderle che con un no comment». Oltre non va l’avvocato Andrea
Balducci, il quale difende il carabiniere
condannato in primo grado per le lesioni che, secondo la sentenza, ha inflitto
al ladro che stava arrestando perché sorpreso a rubare rame in una azienda di
Carraia.


Nessuna
dichiarazione sui tanti attestati di solidarietà che stanno arrivando al suo
assistito, o sull’apertura di conti correnti volti a sostenerlo nelle spese di risarcimento del danno per 7.500
euro alle quali è stato condannato.
Non arriva risposta diversa in merito
alla domanda su come sarà impostata la tesi difensiva, o sull’ipotesi di
accettare una eventuale prescrizione che potrebbe arrivare prima dell’appello.
O ancora sull’intenzione di arrivare invece ad un verdetto di piena
assoluzione. Per gran parte dell’opinione pubblica, almeno quella che si
esprime sui social network senza troppi peli sulla lingua, sembra che il merito
della vicenda abbia comunque poca importanza.
Se
anche il carabiniere avesse ecceduto, in ogni caso merita riconoscenza per il
suo lavoro e per aver colto un ladro con le mani nel sacco.
Uno
stato d’animo che si evince anche nel commento del sindaco di Altopascio,
Maurizio Marchetti, il quale ha aperto un conto per raccogliere soldi per il
militare condannato. La solidarietà è totale e a prescindere:«Ha ecceduto? Se
stava a casa sua, invece di andare a rubare, al ladro non gli succedeva niente»
è il commento laconico del sindaco. E sulla stessa linea sono i giudizi dei
frequentatori dei siti di informazione e dei social network.
Dagli attestati di solidarietà al
carabiniere e dalle affermazioni, a volte cariche di rabbia, nei confronti non
solo del ladro, ma anche della giustizia italiana, esce una testimonianza che
conferma lo stato di forte preoccupazione e insofferenza che nasce dalla
pressione esercitata dalle scorribande dei ladri e dalla rapine, spesso
cruente, nelle case o nelle attività.
«Ma
come – si chiedono i commentatori del web – per una volta che un tutore
dell’ordine fa con coraggio il suo lavoro e coglie un delinquente sul fatto,
invece di ringraziarlo si condanna perché ha trattato male il ladro? Qui il
mondo va alla rovescia».
Sul
piano strettamente giuridico la questione però è più complessa. La difesa del
carabiniere dovrà smontare l’inchiesta (peraltro diretta dalla Procura, ma
affidata ai carabinieri della squadra di polizia giudiziaria presso la Procura
della Repubblica) per convincere il giudice d’appello che il militare non ha
maltrattato il ladro già ammanettato, come indica la sentenza di primo grado,
ma che le lesioni riportate dal fermato sono frutto di una colluttazione o del
necessario intervento per riportarlo alla calma, dato lo stato di agitazione e
la reazione nel momento in cui era stato sorpreso a rubare.
E sarà
anche da chiarire come mai, in questo caso, il ladro non sia stato denunciato
pure per resistenza a pubblico ufficiale. Insieme alle risultanze della perizia
medico legale e alle testimonianze, è stato proprio questo elemento – l’assenza
dell’accusa di resistenza – a convincere il giudice di primo grado della
colpevolezza dell’imputato.

Un
giudice, Carlo Annarumma, di lunga esperienza, schivo e per niente amante della
pubblicità, lontano anni luce da iniziative anche vagamente valutabili come
politiche e apprezzato da tutti negli ambienti giudiziari e dell’avvocatura per
lo scrupolo con cui valuta anche le cause apparentemente più banali. E’ sorpreso e profondamente amareggiato, il
magistrato, dal clamore suscitato da una sentenza che ha emesso in piena
coscienza.
Inevitabile che il clamore e la piega presa dalla vicenda lo
inducano a porsi delle domande: se il ladro fosse stato un giovane italiano, ci
sarebbe stata la stessa reazione? In quel caso il popolo del web non avrebbe
parteggiato per il condannato, schierandosi contro il tutore dell’ordine, come
avvenuto anche di recente in tante altre vicende? Cosa doveva fare il giudice
di fronte alle testimonianze e al responso della perizia medico legale sulle
ecchimosi, la frattura alle costole, il trauma cranico e l’occhio tumefatto
riscontrati sul fermato? E come doveva giudicare il fatto che non ci fosse stata
la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale nei confronti dell’arrestato?
Amareggiato, sì, ma sereno il giudice Annarumma: non è da escludere che in
appello possano esserci valutazioni diverse, ma lui è certo di aver fatto il
suo lavoro, per niente facile, in piena coscienza. Come sempre.

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