Carabiniere a processo: molestava due colleghe dell’Arma

Decine e decine di messaggi e chiamate insistenti, ambigue, nei confronti di due giovani carabiniere ventenni. Un maresciallo dell’Arma, in servizio nel torinese, è finito davanti a un giudice con l’accusa di molestie. L’uomo, una quarantina d’anni, avrebbe inviato numerosi sms, via Telegram e WhatsApp, a due colleghe. Allusioni, battute a sfondo sessuale, proposte di appuntamenti.  Con una di loro, per qualche tempo ha anche avuto una relazione. Quando la ragazza ha deciso di lasciarlo, lui ha iniziato a scriverle messaggi e a chiamarla con insistenza. E, in un’occasione, avrebbe anche minacciato di suicidarsi se lei non ci avesse ripensato.

L’oblazione respinta

Assistito dall’avvocato Antonello Peroglio, il carabiniere oggi in aula a Palazzo di Giustizia ha proposto un’oblazione, ovvero il versamento di una somma di denaro per uscire dal processo. Il Tribunale l’ha respinta ritenendo le condotti «gravi» perché commesse «da un pubblico ufficiale nei confronti di due sottoposte». Le due ragazze si sono costituite parte civile e sono rappresentate dall’avvocato Roberto Mordà.

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