CAPITANO CALLEGARO, COMELLINI (PDM): NON CREDIAMO TESI SUICIDIO. CI COSTITUIREMO PARTE CIVILE NELL’EVENTUALE PROCESSO.

Le recenti notizie di stampa sulla strana morte del capitano Marco Callegaro ci portano a ricordare che fin dal 15 febbraio 2011, con una interrogazione dell’allora deputato radicale Maurizio Turco, avevamo rivolto al ministro della difesa dell’epoca alcune domande che sono state ignorate ma le cui risposte, oggi, alla luce degli sviluppi delle indagini condotte dalla Procura militare di Roma, servirebbero a chiarire i molti lati oscuri della morte del militare e di quanto è avvenuto nell’ambito della gestione economica della missione internazionale che da troppi anni vede le nostre forze armate impiegate nel teatro della guerra in Afghanistan.

Noi non abbiamo mai creduto alla tesi del suicidio del capitano Marco Callegaro e per questo motivo avevamo chiesto al Ministro della difesa pro tempore, Ignazio La Russa,quali fossero state «le motivazioni per cui il capitano Callegaro avrebbe dichiarato al genitore «Voglio fare risparmiare soldi all’Italia», quali siano i costi delle gestioni dei servizi ristorazione a carico del contingente italiano» quali «le inefficienze riscontrate dal capitano Marco Callegaro durante la sua attività di capo gestione patrimoniale presso il centro amministrativo d’intendenza (Cai) di Kabul dal 12 aprile al 22 settembre 2007 e capo cellula J8 del comando «Italfor Kabul» dal 30 marzo al 25 luglio 2010» e se le avesse «segnalate e a chi e quali le conseguenti azioni», chi fosse «il comandante italiano» a cui si fa riferimento il capitano Callegaro e «quali siano le sue azioni in merito alle segnalazioni del capitano».

Tra le norme di carattere economico inserite nell’ambito dei decreti per il rinnovo delle missioni militari all’estero abbiamo sempre avuto forti perplessità su quelle autorizzative di spese, anche ingenti, in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato. Per tutti questi motivi riteniamo che oggi la ministra della difesa, Roberta Pinotti, abbia il preciso dovere di rispondere a quelle stesse domande che i suoi predecessori hanno ignorato.

Attendiamo di conoscere l’esito delle indagini svolte dal Procuratore militare di Roma e quelle che in seguito il Gip vorrà adottare in merito all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio dei sei ufficiali coinvolti e annunciamo, fin da ora, che in caso di un loro rinvio a giudizio daremo immediato mandato al nostro legale, avvocato Giorgio Carta, per la costituzione di parte civile del Partito per la tutela dei diritti dei militari e forze di polizia (Pdm) nel processo, al fine di supportare fattivamente l’azione del Procuratore militare e per l’accertamento della verità.

La vicenda, inoltre, è l’ennesima occasione per evidenziare la drammaticità del limite imposto dalla legge penale militare all’azione della magistratura militare a cui non compete approfondire il contesto e le circostanze della morte del capitano Callegaro che restano di competenza della Procura ordinaria di Roma. Questa ultima osservazione ci spinge ad insistere nella nostra battaglia per ottenere una seria riforma della giustizia militare, realizzabile anche attraverso l’istituzione di sezioni specializzate presso le Corti di Appello e presso le Procure dei capoluoghi di regione e la completa revisione del codice penale militare di pace in modo da rendere questi nuovi organismi competenti e capaci di perseguire ogni reato commesso dagli appartenenti alle forze armate.

Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia

Commenti Facebook

Lascia un commento

error: Content is protected !!