Caiafa ucciso durante una rapina, archiviazione per il poliziotto: “Sparò per difesa. Ha agito con professionalità”

Archiviate le indagini sul poliziotto che la notte del 4 ottobre 2020 sparò e uccise Luigi Caiafa, il 17enne che assieme ad un complice stava compiendo una rapina all’angolo tra via Duomo e via Marina, nel cuore di Napoli. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta dei pm, che chiedevano l’archiviazione per l’uomo. “Non vi è stata una esecuzione”, spiega il giudice nel provvedimento. Ma anzi: il poliziotto avrebbe agito per difesa, in condizioni di “reale pericolo” perché gli venne puntata contro una pistola, poi rivelatasi un giocattolo privo del tappo rosso.

La rapina finita nel sangue

Nella notte del 4 ottobre 2020, Luigi Caiafa ed il complice Ciro De Tommaso (figlio di Genny ‘a Carogna, tristemente noto ai più per i fatti accaduti durante la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina del 2014, poi in seguito condannato a 18 anni per traffico internazionale di droga), erano arrivati a bordo di uno scooter rubato (Caiafa alla guida, De Tommaso come passeggero) nei pressi dell’incrocio tra via Duomo e via Marina, dove una Mercedes con alcuni ragazzi a bordo era ferma. L’obiettivo è rapinare i ragazzi nell’auto, ma qualcosa va storto: passa una civetta dei poliziotti, e in pochi secondi si svolge il dramma. I poliziotti vedono subito l’arma in mano a Ciro De Tommaso, che non esita a puntarla contro i poliziotti stessi. Il tutto viene ripreso da una telecamera di videosicurezza presente in zona: si vede De Tommaso puntare la pistola contro i poliziotti, uno dei due che cerca riparo dietro la stessa Mercedes, e Caiafa che grida al complice “Spara, spara, le guardie”. Il poliziotto indagato spara tre colpi, uno dei quali raggiunge proprio Caiafa, che viene ferito al collo in maniera mortale.

Indagini archiviate dopo un anno

Dopo la morte di Luigi Caiafa, fu aperta un’indagine al centro della quale finì il poliziotto che aveva sparato. La famiglia parlò di “esecuzione”, ma il giudice per le indagini preliminari ha smontato questa tesi. Tanto che nell’ordinanza di archiviazione, come riporta il Mattino, il gip stesso scrive:

Anche il professionista più addestrato deve decidere la sua (re)azione in decimi di secondo e in altrettanto tempo porla in essere. Una condotta di soccorso difensivo in favore di un privato cittadino, poi trasformatasi in legittima difesa. Dunque, non fu una esecuzione. Anzi, ha agito con professionalità e perizia in evidente presenza di condizioni reali delle discriminanti dell’uso delle armi.

E dunque fine, almeno per ora, della vicenda giudiziaria che dura da un anno. La famiglia di Luigi Caiafa, però, non ci sta: e tramite il proprio avvocato ha già fatto sapere che chiederà la riapertura del caso.

Il complice condannato, il padre ucciso in un agguato

Mentre le indagini sono andate avanti, è stato invece condannato a 6 anni e 2 mesi per rapina Ciro De Tommaso, il complice di Luigi Caiafa. Due mesi dopo la morte del giovane, invece, a morire fu il padre, Ciro Caiafa, che si trovava in un basso di Sedil Capuano a Napoli, dove si stava facendo fare un tatuaggio: i killer sono entrati in azione il 31 dicembre 2020, alla vigilia di Capodanno, e lo hanno ucciso a colpi di pistola ferendo anche il tatuatore 28enne, incensurato, fortunatamente in maniera non grave.

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