CADUTI IN AFGHANISTAN E GUERRA “INUTILE”: I GENERALI ABBANDONANO LA PLATEA “QUESTE SONO MASTURBAZIONI MENTALI”

(di Matteo La Stella) – La conferenza intitolata
“Afghanistan, quanto ci resta?”, organizzata martedì nella sala conferenze
della regione Lazio, per mano dell’Associazione “Caduti di guerra in tempo di
pace”, è stata troncata rovinosamente dai vertici della Difesa che ne hanno
determinato la brusca e inaspettata interruzione.

Il generale Marco Bertolini,
intervenuto in qualità di rappresentante del Capo di Stato Maggiore della
Difesa
, generale Graziano, ha interrotto l’intervento dell’Avvocato Giorgio
Carta, tutore legale di numerosi procedimenti riguardanti uomini in divisa,
dando vita, insieme al generale Giuseppe Nicola Tota, portavoce del Capo di
Stato Maggiore dell’esercito, ad una messa in scena inopportuna, indegna
dell’italica democrazia che gli stessi sarebbero tenuti a difendere. 
Subito
dopo l’interruzione inquisitoria, il definitivo forfait delle alte cariche
della Difesa, è stato segnato dalla ritirata “strategica” guidata dal generale
Marco Bertolini, il quale, abbandonando la seduta, è stato emulato da tutti gli
altri militari gallonati presenti alla conferenza.

L’incontro, voleva essere l’ennesimo monito lanciato alle sorde istituzioni,
che ormai da tempo hanno abbandonato i familiari dei caduti alla deriva in un
mare di dolore e incertezza.
Degli “invitati speciali”, dal Presidente della
Repubblica Sergio Mattarella al Ministro degli Interni Angelino Alfano, alle
ore 15:00, ora prevista per il lancio della conferenza, nemmeno l’ombra. Al
loro posto una sfilata di lustrini e medaglie, puntati sulle giacche degli
ufficiali e dei generali in rappresentanza dei vertici della difesa. Tra i
relatori figurano invece giornalisti vicini alle vicende afghane, pronti a
tirare le somme di una “missione di pace” che in 11 anni (dal 2003 al 2014) ha
prodotto 54 vittime tra le fila dell’esercito fregiato dal tricolore.
Dopo aver introdotto la tematica, intervengono i
genitori di 4 caduti. Inizia Annarita Lomastro, madre del Caporal Maggiore
David Tobini nonché fondatrice dell’Associazione, poi la moglie del Caporal
Maggiore Capo Francesco Langella, i genitori del Caporal Maggiore Alessandro Di
Lisio ed in fine i genitori del Caporal Maggiore Scelto Francesco Saverio
Positano. Diverse le sorti dei loro affetti, come anche le loro storie. Ad
accomunarli è il vuoto lasciato dai propri cari, la necessità di onorare i loro
nomi fino alla morte e il desiderio di convincere lo stato italiano a prendersi
le proprie responsabilità, perchè, come ripetono più volte-“L’Afghanistan non
lo abbiamo chiesto noi”-.
Poi inizia la “parata” militare, intervallata dagli
interventi di alcuni relatori. La situazione inizia a vacillare già al termine
dell’intervento del generale Giuseppe Nicola Tota, a cui la moglie del Caporal
Maggiore Capo Francesco Langella domanda il motivo che impedisce ai familiari
dei caduti, di recuperare il fascicolo degli stessi senza assoldare un legale a
loro spese. Il generale, prendendo il centro della scena, asserisce ad alta
voce, quasi urlando, che non si trova alla conferenza per dare risposte , che è
una questione legale e che lo farebbe chiunque-”Per qualsiasi attività”.
L’evento, già in picchiata, raggiunge la definitiva caporetto a pochi minuti
dall’ inizio dell’intervento dell’Avvocato Giorgio Carta. Durante l’esposizione
del suo punto di vista, evidenzia come l’intervento delle truppe italiane in
Afghanistan vada a collidere con l’articolo 11 della Costituzione, che-”Ripudia
la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”-.
 Quando il suo discorso tocca il bilancio della-”Guerra inutile”-, dalla
platea irrompe il Generale Marco Bertolini, che arriva a definire i pensieri
del legale, sebbene distanti dai suoi,-”Masturbazioni mentali”-. Con il
supporto del Generale Giuseppe Nicola Tota, ne segue una sequela di urla, che
cessano solo al momento della “ritirata strategica” di tutti i presenti in divisa,
colpevoli di voltare ancora una volta le spalle ai familiari dei caduti in
missione, che vogliono rispetto ancor prima delle risposte.

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