Difesa

BRUXELLES, STIPENDI AZZERATI: ESPLODE IL CASO DEI MILITARI ITALIANI DISTACCATI NELLE ISTITUZIONI EUROPEE


La Difesa cambia interpretazione: trattenute per migliaia di euro

Secondo quanto apprende Infodifesa, tra i militari italiani distaccati presso le istituzioni europee si è aperto un fronte delicato e complesso, che rischia di degenerare in una vera e propria crisi amministrativa.
Il personale in questione opera nelle posizioni di Voluntary National Contribution (VNC) e di Seconded National Expert (SNE), noti in Italia come Esperti Nazionali Distaccati (END).

La controversia ruota attorno all’articolo 1808 del Codice dell’Ordinamento Militare (D.Lgs. 66/2010), che disciplina il trattamento economico del personale militare destinato all’estero. L’elemento di attrito è l’applicazione del comma 2-bis, interpretato in modo nuovo dalla Difesa, con conseguenze dirette sugli stipendi e sulle dichiarazioni fiscali di numerosi militari in servizio a Bruxelles.


Cosa prevedono i commi 1, 2 e 2-bis dell’articolo 1808

Il comma 1 dell’art. 1808 stabilisce che il personale militare impiegato all’estero – quando non riceve stipendi o paghe dagli enti internazionali – ha diritto, oltre allo stipendio nazionale, a specifiche indennità aggiuntive:

  • un assegno di lungo servizio all’estero, calcolato su 30 diarie mensili;
  • una indennità speciale in caso di condizioni di servizio gravose;
  • il rimborso delle spese di trasporto e sistemazione.

Il comma 2 precisa che tali somme hanno natura accessoria, riconosciute per compensare disagi, rischi, reperibilità e orari disagevoli, in sostituzione dei compensi per il lavoro straordinario.

Il successivo comma 2-bis introduce una clausola di equilibrio:

“Il trattamento di cui al comma 1 è sospeso in caso di particolari indennità o contributi alle spese connesse alla missione direttamente corrisposti ai singoli dai predetti enti […] In tali situazioni si provvede a integrare quanto erogato […] fino a concorrenza di quanto effettivamente spettante al militare ai sensi del comma 1.”

In sostanza, quando il militare riceve indennità o contributi direttamente dall’ente internazionale, il trattamento economico nazionale non deve essere eliminato, ma solo integrato fino a raggiungere la cifra complessiva spettante.
La norma è pensata per evitare duplicazioni di pagamento, non per generare tassazioni aggiuntive o penalizzazioni economiche.


La nuova interpretazione che ha scatenato la protesta

Pare che negli ultimi mesi, la Difesa avrebbe modificato la propria interpretazione del comma 2-bis, assimilando le indennità europee a “contributi” soggetti a tassazione in Italia.
Di conseguenza, le somme ricevute dai militari END sarebbero state inserite nella base imponibile, con ritenute fiscali fino a migliaia di euro.

A partire da agosto 2025, i cedolini nazionali di numerosi militari sarebbero stati azzerati o pesantemente ridotti, nel tentativo di recuperare il presunto dovuto.
Per alcuni casi si parla di decine di migliaia di euro di trattenute, applicate senza preavviso né prospetti di calcolo dettagliati.


Famiglie in difficoltà e stipendi azzerati a Bruxelles

La misura avrebbe avuto effetti immediati e drammatici per molte famiglie italiane residenti nella capitale europea, dove il costo della vita è tra i più alti d’Europa.
Diversi militari si sarebbero trovati senza stipendio, costretti a coprire spese di affitto, scuola e sanità con mezzi propri.
A rendere più grave la situazione, il fatto che nessuna comunicazione ufficiale sia stata fornita in anticipo e che, nonostante le richieste, la Difesa non abbia consegnato alcun prospetto esplicativo dei conteggi effettuati.

Alcuni esperti contabili, interpellati autonomamente dai militari, avrebbero inoltre segnalato errori e incongruenze numeriche nei calcoli predisposti dall’amministrazione.


Effetto retroattivo e sanzioni fiscali in arrivo

L’interpretazione non si limita al 2025.
Secondo le informazioni raccolte da Infodifesa, la Difesa avrebbe rielaborato le Certificazioni Uniche (CU) anche per gli anni 2023 e 2024, obbligando i militari a rettificare le proprie dichiarazioni dei redditi.
Questo comporterà sanzioni e ulteriori somme da versare, ancora una volta a carico dei singoli, senza che vi sia stato alcun chiarimento ufficiale sul perché tali importi siano stati ridefiniti.


Chi paga e chi risponde: la questione giuridica

Un ulteriore nodo è quello della responsabilità del datore di lavoro.
Durante il distacco presso le istituzioni europee, il militare resta formalmente alle dipendenze della Difesa italiana, che ha l’obbligo di garantire la retribuzione e i contributi previdenziali.
Non è chiaro, quindi, perché l’onere fiscale venga scaricato interamente sui singoli, costretti a gestire in autonomia la complessa procedura di rettifica tramite dichiarazione dei redditi.
Secondo diversi esperti, questa impostazione contrasta con la ratio del comma 2-bis, nata per uniformare i trattamenti e non per frammentare la gestione.


Trattamenti diversi tra Forze Armate e Forze di Polizia

A complicare ulteriormente il quadro, emerge una differenza di trattamento tra corpi dello Stato.
Le nuove disposizioni avrebbero interessato solo Esercito, Marina e Aeronautica, mentre Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia e personale civile non sarebbero coinvolti.
Per questi ultimi, infatti, le somme ricevute dalle istituzioni europee continuano a essere considerate “indennità” non tassabili, e non “contributi”.
Un’anomalia che molti definiscono una palese disparità di trattamento, poiché il ruolo di SNE/END è trasversale e ricoperto da personale di diverse amministrazioni pubbliche.


Una “sperimentazione” che divide

La Difesa avrebbe definito la misura “sperimentale”, ma senza offrire garanzie ufficiali circa la parità di trattamento contributivo e previdenziale con i colleghi VNC, regolati dal comma 1.
L’assenza di trasparenza ha generato forte malcontento e sfiducia tra i militari distaccati all’estero, che temono ripercussioni anche sul piano pensionistico.
Al momento, nessuna circolare chiarificatrice o comunicato ufficiale risulterebbe pubblicato.


Il rischio: addio ai militari italiani nelle istituzioni UE

Il caso potrebbe avere ripercussioni strategiche: sempre meno militari italiani sarebbero disposti a candidarsi per incarichi come SNE/END presso le istituzioni europee.
Con stipendi azzerati, ritenute retroattive e incertezze giuridiche, servire lo Stato a Bruxelles rischia di diventare un sacrificio economico, più che un prestigioso incarico internazionale.

Un effetto domino che, se non corretto, potrebbe tradursi in una minore rappresentanza italiana nei centri decisionali dell’Unione Europea, proprio in un momento in cui la presenza militare e diplomatica nazionale sarebbe più che mai strategica.

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