BOTTE IN CASERMA, LA PROCURA CHIEDE LA CONDANNA DI TRE CARABINIERI

(di Paolo Nencioni) – Il pubblico ministero Laura Canovai ha chiesto oggi, 28 settembre, la condanna a due anni di reclusione per un brigadiere, un vicebrigadiere e un carabiniere scelto, in servizio al Comando provinciale di Prato, accusati di sequestro di persona, lesioni personali, abuso di autorità, ingiurie e calunnia nei confronti di un pasticciere pratese. I fatti risalgono alla notte tra il 14 e il 15 dicembre 2011 e in sostanza i tre carabinieri sono accusati di aver picchiato in caserma il pasticciere, all’epoca cinquantatreenne, dopo un controllo avvenuto in viale Borgovalsugana, e di averlo poi falsamente accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

I tre, difesi dagli avvocati Marco Barone, Fabio Generini e Francesco Stefani, sono comparsi davanti al giudice dell’udienza preliminare Angela Fantechi per essere giudicati col rito abbreviato, ma al termine della discussione il giudice ha rinviato l’udienza al prossimo 5 ottobre, quando pronuncerà la sentenza.

Nella richiesta di rinvio a giudizio, che risale al marzo 2015, il pubblico ministero Canovai aveva riassunto le indagini sull’episodio condotte dalla squadra mobile della polizia. Secondo la ricostruzione offerta al giudice dalla Procura fu il pasticciere a chiamare il 112 perché in quei giorni era in lite col gestore di un locale vicino e passava le notti dentro la pasticceria Cafè Le Blanc temendo atti vandalici. Quella notte gli staccarono la corrente e per questo l’uomo chiese l’intervento dei carabinieri. Il primo contatto tra il richiedente e i militari, stando al pasticciere, che è assistito nel procedimento dall’avvocato Gabriele Terranova, fu abbastanza brusco. Lui sostiene che i carabinieri gli avrebbero detto di non essere operai dell’Enel (con riferimento all’energia elettrica staccata) e ne nacque una discussione col brigadiere, al termine della quale quest’ultimo avrebbe ordinato agli altri due di ammanettare il pasticcere per portarlo in caserma.

Durante il tragitto verso il Comando provinciale, sempre secondo la versione del pasticciere, alle sue domande su dove lo stessero portando il vice brigadiere gli avrebbe risposto “chiudi il becco merda”, negandogli la possibilità di parlare con un suo superiore. In caserma, stando al capo d’imputazione, il brigadiere avrebbe colpito il pasticciere con alcuni schiaffi al volto e lo avrebbe fatto cadere a terra tirando un calcio alla sedia e dicendogli “Te la insegno io l’educazione”. Il pasticciere sostiene che tentarono anche di sottoporlo a forza all’alcol test, infilandogli in bocca il tubo dell’etilometro, ma senza successo. Poi l’avrebbero preso a calci su una gamba continuando a insultarlo. Le manette gli sarebbero state tolte solo per farlo visitare da un medico, dopo che aveva accusato un malore.

Il pasticcere, una volta uscito dal Comando provinciale, andò a farsi visitare al pronto soccorso, portando a casa un referto che ha certificato un rossore ai polsi (per le manette) e un eritema facciale (per i presunti schiaffi). Questo al momento è l’unico elemento, oltre alla denuncia della parte lesa e alle argomentazioni logiche, in mano alla Procura, perché di questo fatto non ci sono testimoni diretti se non i tre imputati. Che quattro giorni dopo, il 19 dicembre, depositarono un’annotazione poi confluita in una notizia di reato con le accuse di resistenza e lesioni a carico del pasticciere.

Durante la discussione degli avvocati difensori, il pasticciere è stato allontanato dall’aula perché ha interrotto più volte l’arringa di Marco Barone. Poi ha chiesto di rientrare ma il giudice non lo ha consentito. Al termine dell’udienza lo stesso pasticciere ha dato vita a un diverbio con uno degli avvocati difensori.

I dubbi della difesa. l 23 febbraio 2012, sentito dalla squadra mobile, al pasticciere che accusa i tre carabinieri è stato chiesto per quale motivo potevano essersi accaniti nei suoi confronti e lui ha fatto un’ipotesi sorprendente. “Negli ultimi mesi ho presentato esposti contro commercialisti, appartenenti alle forze dell’ordine e direttori di banca – ha detto in sostanza – Forse mi hanno mandato una punizione”. Su questo particolare hanno insistito molto i difensori per dimostrare che la parte lesa non è molto credibile. Due dei tre carabinieri dicono di essere stati aggrediti dal pasticciere durante il controllo (e hanno prodotto referti medici). Quando agli arrossamenti dei polsi del pasticciere, i carabinieri non negano di averlo ammanettato, ma negano di averlo picchiato. Secondo i difensori il referto prodotto dal pasticciere non è riferibile a eventuali lesioni. Il giudice ha ordinato un accertamento sull’etilometro, dal quale non sono risultate tracce di un test precedente a quello poi effettivamente fatto sul pasticciere. (Il Tirreno)

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