Attenzione allo “sponsor”

Due eventi molto importanti si sono susseguiti, di recente, a pochi giorni l’uno dall’altro ed entrambi hanno reso onore a due realtà molto amate dagli italiani: Gli uomini e le donne della Polizia di Stato e del Corpo dei Vigili del Fuoco.

Nel dicembre u.s., a Roma, nel sole dell’efficienza della scuola centrale antincendi di Roma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Civile, alla Bandiera dell’Istituto. Immagino che non vi sia italiano che possa avere l’ardire di dissociarsi da tale doveroso riconoscimento che l’ambita Medaglia significa per tutti i valenti Vigili del Fuoco. I discorsi ufficiali, ove mai ce ne fosse stato bisogno, hanno sottolineato e ricordato “quanto i Vigili del fuoco siano indomiti e non abbiamo mai paura di prestare soccorso a chi è in difficoltà» .Non v’è verità più lapalissiana di questa; ed il solo ribadirla, senza ad essa far seguire atti e fatti normativi concreti che aiutino i valenti Vigili del Fuoco, nel loro quotidiano impegno verso tutta la società, rischia solo di offuscarne i mille meriti acquisiti sul territorio, fra le fiamme, le inondazioni, i crolli ed ogni altra sciagura originata dall’umana insipienza e dalla crudeltà (a volte) del destino.

Qualche giorno dopo, all’inizio del mese di febbraio u.s., un altro evento molto significativo ha onorato alcuni uomini della Polizia di Stato. Due medaglie d’Oro al Valor Civile sono state conferite, dal Capo dello Stato, ad altrettanto valenti funzionari della Polizia di Stato: Vincenzo Lastrina e Franco Zoppoli. Nell’austerità della sala consiliare di Palazzo Doria Spinola, sede della prefettura di Genova, le due massime onorificenze auree, hanno riconosciuto, ai due indimenticati uomini dello Stato, dopo qualche anno di matura riflessione, il merito per “l’altissimo esempio di straordinario coraggio e senso civico di cui si resero protagonisti durante i tragici giorni che seguirono l’armistizio dell’8 settembre 1943, contribuendo a salvare molte persone dai rastrellamenti e dalle rappresaglie tedesche”. I discorsi che son seguiti alla consegna delle Medaglie ai parenti sopravvissuti, hanno narrato che i due funzionari furono tratti in arresto dalle SS per il “loro coraggioso impegno antifascista” e poi deportati nel campo di concentramento di Mathausen.

Questi i fatti, accertati e documentati che hanno meritato l’altissima onorificenza dal Presidente della Repubblica. Tali episodi prestano il fianco a qualche utile e doverosa riflessione. E mi rivolgo, con grande prudenza e rispetto, sia all’ambita decorazione della M.O.V.C. tributata alla gloriosa Bandiera del Corpo dei Vigili del Fuoco, e cioè ai Vigili tutti, di ieri e di oggi, che alla memoria dei coraggiosi e generosi Lastrina e Zoppoli: padri morali di tutti i Poliziotti di oggi e fulgidi esempi di virtù civiche possibilmente imitande oggi e domani.

La riflessione è questa: è mi arrogo la presunzione di credere che alcuni milioni di italiani la condividano pur non avendone, forse, l’opportunità, la voglia, la possibilità, l’ardire o forse, meglio sarebbe dire, un tantino di coraggio per esporla. E si ! perché una voce fuori dal coro può sembrare stonata oltre che pericolosa (per che la esprime). Ebbene, quaranta delle mie settantacinque primavere le ho trascorse indossando, ogni giorno che il destino ha voluto, le argentee stellette, simbolo della condizione militare, su un’uniforme azzurra. Quella della Aeronautica Militare Italiana: la più giovane fra le FFAA, certamente la più tecnologica, indubbiamente la più veloce. In quel vasto arco quarantennale ho avuto, quali massimi referenti gerarchici ministri della difesa quali Tremelloni, Gui, Tanassi, Restivo, Andreotti, Forlani, Lattanzio, Ruffini, Sarti, Lagorio, Spadolini, Gaspari, Zanone, Martinazzoli, Rognoni, Andò, Fabbri, Previti, Corcione, Andreatta, Scognamiglio, Mattarella, Martino, Parisi, La Russa, Di Paola, Mauro. Tranne una fantasmagorica eccezione, che non sto qui a rievocare, non si ha notizia di qualcuno di quei massimi rappresentanti gerarchico/politici della Difesa che abbia partecipato a cerimonie, ufficiali e non, indossando felpe, giubbotti, kway, cappellini, baschi, mostrine e quant’altro, sponsorizzando in tal guisa, questa o quella F.A. con l’esibizione di marchi, emblemi, simboli, tipici di Enti o Reparti della Difesa. La ragione di tale opportuna ed ammirevole riservatezza è semplice e non appare necessario di essere qui spiegata.

Per un ministro della Difesa indossare, con fissità, quasi ossessiva, giubbe o baschi di una FA, invece che di un’altra, sarebbe significato “appropriarsi”, indebitamente, di quella specifica realtà militare offuscandone ( involontariamente) le altre.
Fra i numerosi ministri degli Interni, di più recente memoria, quali Minniti, Cancellieri, Maroni, Amato, Pisanu, Bianco, Jervolino, Napolitano, Ciampi, s’è mai viso uno di loro camuffarsi, costantemente, da Poliziotto o da Vigile del Fuoco, girando l’Italia con polo, felpe e giacche di quelle nobili realtà operative ? Appropriarsi in modo così spudoratamente propagandistico delle uniformi ufficiali di Corpi dello Stato non è più tollerabile. Se ne accorto anche l’ex Presidente del Senato , oggi senatore Pietro Grasso che ha dichiarato “intollerabile questa concessione” alla mimetizzazione specialmente con le esteriorità della Polizia di Stato.
Il messaggio subliminale che lancia il ministro è di troppo facile lettura: sono con voi !, sono voi !, uomo d’ordine come voi !
Tanto ardire non ha mai sfiorato la mente del capo della Polizia il prefetto Franco Gabrielli, in polizia dal 1985, e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza che per la lunga carriera fino ad oggi percorsa, per gli elevati e prestigiosi incarichi ricoperti, per l’eccellenza dei risultati conseguiti, per l’ammirazione di cui è contornato, è il più autorevole, qualificato e prestigioso di tutti gli uomini e le donne della Polizia di Stato; con cui non ha pensato di “doversi identificare” perché ciò sarebbe legalmente scorretto, eticamente riprovevole, costituzionalmente fuorviante.
Dico, quindi, alle valenti componenti umane di Polizia E Vigili: siete proprio orgogliosi di essere così sfacciatamente rappresentati da un uomo che oggi c’è e domani ( non tanto lontano) non ci sarà più?
Non avvertite il rischio che una inammissibile autoidentificazione del vostro delicato, importante ed insostituibile e pericoloso lavoro, a servizio di tutta la collettività -che vi onora e rispetta- possa costituire un indesiderato e sgradito viatico ? E come fate a tollerare che il rappresentante di una forza politica -minoritaria nel Parlamento- si appropri quotidianamente dei vostri simboli e, di conseguenza, dei vostri valori più sacri, emblematici e significativi ? So bene, carissimi amici di Polizia e Vigili ( e non escluderei il mondo meraviglioso del volontariato, pur sovente espropriato dei suoi simboli e valori) che i legacciuoli gerarchici, che regolano la vostra quotidianità, non vi consentono esprimere , come pur certamente desiderereste, il vostro libero pensiero in merito a questo ministro degli Interni che si fa forte della vostra amabilità presso i cittadini italiani per accreditarsi come “uomo d’ordine” a similitudine del vostro oneroso impegno con la nazione. Rammento che il vostro Giuramento è alle leggi, alla Costituzione e non ad un ministro, volatile come il fumo dei vostri fumogeni ed il vapore dei vostri estintori.
Con viva cordialità
Br.Gen.le ( r ) paracad.
Dott. Giuseppe Lenzi

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