Assistente Capo della Polizia Penitenziaria muore stroncato da un malore a 49 anni.

Nel pomeriggio di domani (martedì 5 aprile), alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Roata Rossi, viene celebrato il funerale di Antonio Mura, 49 anni, assistente capo di Polizia penitenziaria in servizio al carcere di Cerialdo. È deceduto improvvisamente per un malore nella serata di ieri (domenica 3 aprile), a Centallo, mentre assisteva a un evento sportivo. Vivo cordoglio a Roata Rossi, dove Mura era conosciuto e dove si impegnava, anche per le manifestazioni e la vita sociale del paese. Lascia la moglie Isabella, i figli Alfredo e Cristina, la mamma Giovanna, la sorella Luigina con Mario, la sorella Marianna con Vincenzo.
Ne scrive un ricordo il collega Diego Bottin, anche a nome degli altri agenti della Penitenziaria di Cuneo. “Non è facile trovare le parole giuste per esprimere ciò che ognuno di noi sente in questo momento: la cosa certa è che ora mancherai, ci mancherà tutto di te, la tua voce, il rumore della tua camminata, le tue battute. Ed è ancora piu’ difficile rendersi conto che non sentiremo più tutto questo. La cosa più normale per noi ora è pensare che tu non ci sei perché ci fa più piacere pensarti in ferie… anche se questa tipologia di ferie non è contemplata dal codice del lavoro. È facile parlare bene di una persona quando non c’è più… ma in questo caso tutto ciò che stiamo per sottoscrivere è pura realtà. Tu sei stato un esempio di dedizione al lavoro, un esempio di umanità verso coloro che ne avevano bisogno, un grande amico ma soprattutto una persona che nella sua semplicità è riuscita a lasciare un bellissimo ricordo ed un grande vuoto. Avremmo dovuto festeggiarti e non piangerti…  Ad Antonio vorrei dire GRAZIE! Ci hai dato tantissimo e, anche se oggi muore con te un pezzetto di noi, è facile sentire che tu comunque ci sei ancora vicino. Sarà proprio dura! Veglia su noi tutti perché ne abbiamo tanto bisogno e donaci la forza per superare questo triste momento. Al nostro ‘s’ammigu’ come ci piaceva chiamarti, con grande affetto”.

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