Arma di Comacchio, Spy story tra carabinieri. Il Pm: “Trame para-mafiose”

«Mi hanno fatto perdere tre anni della vita e della mìa salute», sibila Salvatore Mirabile, avvocato dì Ferrara, dopo esser stata assolto, ieri sera, “per non aver commesso il fatto” dalle accuse di violazione del segreto istruttorio, per aver fornito informazioni riservate al suo assistito, un idraulico comacchiese, che riguardavano ufficiali del Comando di Comacchio indagati dalla procura.

Un fatto per cui, alla fine del processo, come ha valutato lo stesso pm Andrea Maggioni chiedendo l’assoluzione al tribunale (Tassoni, Perri, Caucci), non vi era nessun rilievo penale. Mentre lo stesso pm ha ottenuto l’invio degli atti alla procura, per valutare la posizione dell’attuale comandante di Comacchio, Andrea Coppi per il reato di violenza privata.

Il colonnello Stefanelli, comandante provinciale di Ferrara, «Attendiamo si chiariscano al più presto ì fatti, a beneficio della verità e della istituzione dell’Arma dei carabinieri».

Secondo quanto riporta l’Estense di Ferrara in un approfondimento a cura di Andrea Oppo, “è una vicenda strana quella in cui è rimasto suo malgrado incastrato l’avvocato Salvatore Mirabile, che risale al 2016, ma che affonda le radici più indietro nel tempo, cinque anni prima almeno, quando l’Arma comacchiese è stata sconvolta da una faida interna.

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Quel che ne emerge oggi, al termine del processo, è “un quadro davvero desolante – sono ancora parole usate nella requisitoria dal pm Andrea Maggioni – con tratti da spy story boccaccesca e con qualche venatura para mafiosa”.

l legale nel 2017 è stato accusato e portato a processo dall’allora pm di Ferrara Giuseppe Tittaferrante di rivelazione del segreto d’ufficio e di aver violato il codice della privacy e le norme deontologiche diffondo tale segreto. In altri termini: Mirabile sarebbe venuto a conoscenza in maniera illecita, facendo credere a un funzionario della Procura di avere un mandato da difensore della parte offesa senza che fosse così, dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’allora capitano Luca Nozza, ex comandante della Compagnia e del suo vice, l’allora tenente Andrea Coppi, oggi capitano e comandante a Comacchio, entrambi costituitisi parte civile.

I due erano stati denunciati nel maggio del 2016 da un idraulico che stava eseguendo dei lavori in un appartamento di Nozza e che affermava, allegando anche una registrazione eseguita con il telefonino dal figlio, di essere stato minacciato dai due carabinieri per proseguire i lavori senza avanzare ulteriori pretese di tipo economico (il fatto è oggetto di un separato giudizio che vede Nozza imputato per violenza privata). Sempre secondo l’accusa, l’avvocato avrebbe poi dato la notizia dell’iscrizione a un altro carabiniere, Giuseppe Siliberto, che tempo prima era stato denunciato da Coppi per abuso d’ufficio (e per questo allontanato dalla città lagunare) per aver affittato l’appartamento di servizio e difeso nel relativo giudizio (fino all’assoluzione) proprio da Mirabile. Siliberto poi avrebbe dato la notizia a un altro carabiniere, facendola poi circolare all’interno della Compagnia, arrecando danno all’immagine e alla reputazione dei due vertici locali dell’Arma.

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È “un quadro – lo descrive il pm in requisitoria – che mi crea molto disagio e un po’ di rabbia perché immagino questi carabinieri che dedicano parte del loro tempo non al lavoro istituzionale, bensì a queste trame più o meno boccaccesche o para-mafiose”.  È una strana spy story che si gioca in mezzo ai fin troppo lunghi tempi con cui il fascicolo – anche questo in mano all’ora pm estense Tittaferrante – passa da ‘a carico di ignoti’ (modello 44) a ‘a carico di noti’ (modello 21).

Fin qui la sentenza, che fa da sfondo ad una vicenda intricata e delicatissima. Che riporta alla luce l’Arma dei carabinieri di Comacchio, finita gìà al centro delle cronache per altri fatti: non a caso, ieri mattina, in un altro processa, si è avuta la condanna a 2 anni di un carabiniere per accesso abusivo a sistema informatico e falsa denuncia.

Il carabiniere era accusato di essersi inserito nel sistema informatico dell’Arma dei carabinieri, dalla postazione della caserma di Comacchio dove prestava servizio: lo fece, secondo l’accusa, digitando le credenziali dì un collega, inviando una denuncia per furto poi risultata falsa. Il carabiniere è stata così condannato per questi reati, ieri, dal tribunale di Ferrara, alla pena di 2 anni di reclusione (pena sospesa e non menzione).