A LUGLIO NEL VIVO IL TAVOLO DEL RINNOVO CONTRATTUALE. IPOTESI TETTO 26000 EURO

Una settimana ancora. Poi l’accordo che riduce da undici a soli quattro i comparti del pubblico impiego, raggiunto tra i sindacati e l’Aran, l’agenzia che tratta per il governo il rinnovo del contratto, tornerà in consiglio dei ministri. Una volta licenziata da Palazzo Chigi dovrà passare alla Corte dei Conti per una definitiva bollinatura. Ma i tempi ormai sono stretti. A luglio, insomma, il tavolo sul rinnovo del contratto, bloccato da sette anni, entrerà nel vivo. Da qualche settimana il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, sta lavorando alla bozza di direttiva da impartire all’Aran proprio in vista dell’apertura del tavolo.

Ormai è certo che l’indicazione, contestata dai sindacati, di concentrare le poche risorse disponibili soprattutto sui redditi medio-bassi, troverà spazio all’interno del testo al quale sta lavorando la Madia. Il ministro non ha tuttavia intenzione di indicare una soglia di reddito precisa al d sotto della quale far scattare gli aumenti sulla parte tabellare dello stipendio. Si tratta di una scelta che sarà lasciata alla contrattazione tra Aran e sindacati. Solo nel caso di empasse, il ministro potrebbe decidere di intervenire con una indicazione attraverso una integrazione della direttiva. Eppure, soprattutto tra i rappresentanti dei lavoratori, da qualche giorni si è iniziato a speculare a quale soglia di reddito potrebbe fermarsi l’asticella degli aumenti. Una delle ipotesi è che si possa replicare lo schema degli 80 euro, ossia concedere gli aumenti tabellari di stipendio soltanto a chi guadagna meno di 26 mila euro al mese. In questo caso, della platea di poco più di tre milioni di statali, a veder crescere le buste paga sarebbero in circa 800 mila persone. La dote dei 300 milioni messa dal governo a disposizione del rinnovo del contratto, in questo caso, comporterebbe un amento di una trentina di euro al mese.

L’ASTICELLA
Se l’asticella scendesse verso il basso, la cifra in busta paga aumenterebbe e, ovviamente, vale l’inverso se la soglia di reddito fosse spostata verso l’alto. Una seconda indicazione che verrà inserita nella direttiva Madia, riguarda i salari accessori e i premi, con la richiesta di una differenziazione legata alla produttività. Provvisoriamente verrebbero applicate le regole della Brunetta, che prevedono che il 50% dei premi sia corrisposto al 25% più produttivo, mentre la restante metà venga divisa tra il 50% della fascia di lavoratori «nella media». Per il 25% che ottiene la valutazione più bassa non ci sarebbero incentivi. Questo meccanismo, tuttavia, viene ritenuto troppo rigido soprattutto nella parte bassa e soprattutto nel caso delle mansioni più basse. Proprio per questo sarà rivisto con il Testo unico sul pubblico impiego che potrebbe essere approvato forse anche già a luglio.