A CAUSA DEI TAGLI AL BILANCIO CI SI ADDESTRA PER FINTA

(di Gianandrea Gaiani) – Aumentano per numero e per rilevanza i sintomi del
disfacimento delle capacità operative delle forze armate italiane. In assenza
di dati ufficiali (emersi invece in altri Paesi NATO/UE) che attestino il
livello di efficienza di mezzi e reparti, fonti ben informate hanno rivelato ad
Analisi Difesa come la disponibilità di mezzi e l’addestramento nei reparti
dell’Esercito abbiano subito un ulteriore depauperamento (dai Lince ai Centauro
ai Dardo mentre pare vada un po’ meglio la situazione per la linea carri Ariete
rimasta per anni quasi del tutto paralizzata) dovuto alla mancanza di
manutenzioni, ricambi, lubrificanti, munizioni e carburante.

La notizia più eclatante è forse quella che riguarda
l’addestramento alle operazioni elitrasportate impartito ai reparti di fanteria
destinati a operare all’estero. Si tratta di preparare chi non lo avesse mai
fatto, o rinfrescare l’addestramento ai veterani circa le modalità di impiego a
bordo di elicotteri.
In pratica ci si addestra a salire sui velivoli con
l’equipaggiamento, volare in sicurezza coi portelloni aperti, scendere
rapidamente quando il velivolo si posa a terra o si ferma in hovering a poca
distanza dal suolo, simulando inoltre situazioni critiche quali l’elisbarco
sotto il fuoco nemico, l’abbandono del mezzo o l’evacuazione di feriti.

Un’attività addestrativa di routine salvo per il fatto che
negli ultimi tempi alcuni reparti l’hanno effettuata  a bordo di
elicotteri parcheggiati nei piazzali delle basi perché a causa dei tagli al
Bilancio della Difesa non ci sono né carburante né ore di volo disponibili.

Non sappiamo se per dare un tocco di realismo i
piloti abbiano dovuto imitare con suoni onomatopeici il rumore dei motori, i
mitraglieri il crepitio delle raffiche di armi automatiche e i tecnici siano
stati costretti a scuotere gli elicotteri per far provare ai fanti imbarcati (e
imbarazzati) l’ebbrezza della sensazione di volare.
Scherzi a parte (in realtà c’è poco da scherzare) le
conseguenze dei tagli al bilancio della Difesa diventano sempre più gravi e a
volte raggiungono il limite del comico.
Da quanto si apprende l’Aviazione dell’Esercito ha
subito decurtazioni devastanti, pare che quest’anno abbia un bilancio di appena
15 milioni di euro contro i 190 del 2014 e si dice che appena il 10 per cento
dei velivoli sia efficiente.
In assenza di dati ufficiali alcune fonti ci
riferiscono che i piloti volano in media tra 20 e 50 ore all’anno, nei reparti
più ”spinti” si arriva anche a 80, contro le 150/200 ritenute indispensabili
per volare in sicurezza e scongiurare incidenti che infatti sarebbero sempre
più frequenti.

Per quest’anno si prevede la chiusura di alcuni gruppi
squadroni e un’ulteriore riduzione delle ore di volo. Difficoltà anche per
l’Aeronautica che, senza denaro per i ricambi, rischia di dover chiudere alcune
linee di volo di valore “strategico” la cui operatività è già ora compromessa.

Inutile aggiungere che le minacce in continua
crescita ed evoluzione ai confini dell’Italia e sul territorio nazionale
inducono a ritenere che non sia questo il momento più adatto per ridurre o
perdere capacità militari.
Esigenze che  dovrebbero spronare il governo a
intervenire con urgenza per rifinanziare la voce Esercizio della “Funzione
Difesa” come stanno già facendo altri partner NATO/UE.
Vale però la pena sottolineare come le drammatiche
notizie che abbiamo riportato cozzino con recenti affermazioni dei massimi
vertici militari.
“Possiamo ridurre le spese ovunque ma non
risparmiare sull’addestramento e la formazione al meglio dei nostri soldati”
aveva detto il 24 aprile il Capo di stato maggiore della Difesa, generale
Claudio Graziano mentre in un’intervista al Corriere della Sera il generale
Danilo Errico, Capo di stato maggiore dell’Esercito, aveva precisato sul tema
dei tagli che “stiamo lavorando con ciò che abbiamo soprattutto per migliorare
la sicurezza del singolo soldato”.

A quanto pare invece il crollo verticale dei fondi per l’Esercizio  significa,
come era prevedibile,  meno addestramento e quindi meno sicurezza con
l’aggravante che il drastico calo di efficienza di mezzi ed equipaggiamenti a
sua volta inficia ulteriormente le capacità addestrative e il mantenimento di
un livello minimo di operatività che potrebbe risultare presto urgente mettere
in campo.

Difficile infatti comprendere come una situazione
simile e in costante peggioramento possa consentire di pianificare ancora
operazioni ad ampio respiro o impegnativi interventi militari oltremare quando
molti reggimenti non si addestrano più al combattimento da anni.
Del resto non c’è dubbio che oggi la spesa militare
sia in termini politici la “più facile” da tagliare, specie per un governo che
raccoglie nel suo elettorato di riferimento tutta la galassia dei movimenti
pacifisti ma nel recente passato anche esecutivi di colore opposto hanno
decurtato senza esitazioni i fondi per le forze armate.
In tempi passati e con guerre ben diverse da quelle
odierne Napoleone Bonaparte diceva che “il popolo che non vuole mantenere il
proprio esercito finirà inevitabilmente per mantenere l’esercito di un altro
Stato”. Oggi forse non rischiamo invasioni territoriali (non almeno nel senso
classico del termine) ma con “il nemico alle porte” non è forse il caso di
accentuare la nostra irrilevanza militare.
Il problema non riguarda solo l’Italia, considerati
i pesanti tagli agli stanziamenti militari attuati negli ultimi anni in tutta Europa, ma negli
altri Paesi occidentali almeno le informazioni circolano pubblicamente, il
dibattito è aperto e coinvolge istituzioni e cittadini.

A Londra il National Audit Office, organismo
parlamentare  che fa i conti in tasca alla pubblica amministrazione, ha
rilevato come i prossimi tagli alla Difesa promossi dal governo di David
Cameron potrebbero ridurre in modo pericoloso il numero di nuovi piloti per
aerei ed elicotteri.

Il quotidiano “The Telegraph”, che segue con
costanza il tema della spesa militare, ha pubblicato un articolo firmato 
da quattro ex alti vertici militari ( gli ammiragli Nigel Essenhigh e Michael
Boyce e i generali Michael Walker  dell’esercito e Peter Squire 
dell’aeronautica) in cui si lancia l’allarme per la perdita d’influenza e la
crescente vulnerabilità della Gran Bretagna.

“A causa dei tagli, Londra rischia di presentarsi
debole agli occhi del mondo e di commettere gli stessi errori degli anni
Trenta, durante l’ascesa del nazismo” sostengono gli autori. Il Telegraph ha
poi riportato un sondaggio della società PwC da cui emerge che il 53 per cento
dei britannici ritiene che il governo dovrebbe aumentare la spesa per i 144
mila militari di Sua Maestà, attualmente di 37,4 miliardi di sterline pari a 53
miliardi di euro, oltre il triplo di quanto spende l’Italia per i suoi 170 mila
militari.
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