POLIZIOTTO CON MADRE MALATA DI SLA VINCE PER DUE VOLTE IL RICORSO MA IL MINISTERO NON LO TRASFERISCE

Riportiamo un comunicato della segreteria nazionale del Nuovo Sindacato di Polizia. “Quello che vi stiamo per raccontare ha semplicemente dell’incredibile. Si fà veramente fatica a credere che all’interno della Divisione trasferimenti del Dipartimento di Pubblica Sicurezza possa concentrarsi cotanta superbia unita ad incompetenza e disprezzo per i prorpi dipendenti. Ma veniamo al dunque..

Nell’0ttobre 2016 un giovane poliziotto viene colpito da una disgrazia, ovvero alla madre viene diagnosticata la Sclerosi Laterale Amiotrofica una malattia gravissima che come noto costringe ad essere dipendenti dai propri familiari anche per compiere i più semplici atti quotidiani della vita, come vestirsi, lavarsi, mangiare etc…

Per questo motivo l’inps la dichiara invalida al 100 % in situazione di gravita con necessita di assisistenza continua, riconoscendogli anche l’indennità di accompagnamento.

Il nucleo familiare di questo poliziotto è composto dal padre, dalla madre e dalla sorella lavoratrice (infermiera su turni) la quale ha due figli minori e un marito militare che presta servizio all’estero, nonché già assiste una cugina carnale convivente anch’essa invalida in stato di gravità e pertanto non può prestare la necessaria assistenza quotidiana alla madre.

D’altronde il dovere di assistenza spetta a questo giovane poliziotto al quale il Ministero ha riconosciuto i benefici della L.104/92, tra i quali rientra anche il trasferimento per motivi di assistenza al disabile. Il predetto trasferimento infatti, da acclarata dottrina giurisprudenziale, può essere negato solo ed esclusivamente per specifici e comprovati motivi organizzativi o esigenze di servizio relativamente alle sedi di provenienza e di destinazione, le quali devono essere ben specificate e motivate nell’eventuale provvedimento di diniego, tenendo presente in particolar modo la situazione della sede di assegnazione, proprio in virtù del diritto sacrosanto riconosciuto al disabile di ricevere le necessarie cure e la necessaria assistenza la quale tra l’altro, non si traduce solo in un aiuto materiale ma si sostanzia anche nel bisogno di ricevere quell’affetto che solo un figlio potrebbe essere in grado di dare a una madre, tenendo conto dei limiti temporali che una malattia di questa gravità comporta.

Lo sfortunato poliziotto presenta quindi domanda di trasferimento dalla stradale di Genova (ufficio in soprannumero di personale) ad una qualsiasi ufficio della provincia di Bari dove invece risultano gravi carenze di organico.

La II^ Divisione Trasferimenti, con un provvedimento carente e stereotipato (evidentemente quel giorno non avevano neanche voglia di scrivere) con risposta stereotipata gli nega il trasferimento sicchè il poliziotto presenta ricorso il TAR il quale, riconosce l’illegittimità del provvedimento ministeriale, ovviamente carente di motivazione e lo annulla. sentenza TAR Genova n_00330_2017 )

Il Poliziotto quindi, forte della sentenza ottenuta dal TAR richiede nuovamente il trasferimento negli stessi termini, ma la Divisione Trasferimenti gli nega nuovamente l’assegnazione, questa volta con un provvedimento di 17 pagine, dove c’è scritto sostanzialmente tutto e il contrario di tutto (quel giorno forse avevano molta voglia di scrivere) asserendo inoltre impropriamente che tra i doveri dell’ufficio “rientra anche quello di impedire l’uso strumentale del predetto istituto“, come se questi soggetti potessero incarnare lo scettro della “giustizia divina” per riconoscere con libero arbitrio, i dipendenti meritevoli da quelli approfittatori e scorretti.

Ma il poliziotto, confidando nella giustizia non si arrende, mette nuovamente mano al portafoglio e presenta un nuovo ricorso al TAR contro il secondo provvedimento di diniego e i giudici gli danno nuovamente ragione stabilendo che la risposta ministeriale è palesemente contraddittoria e pertanto il provvedimento và annullato. ( sentenza TAR Genova n_00007_2018)

Ad oggi questo Poliziotto dopo due sentenze favorevoli del TAR sta ancora aspettando di essere trasferito laddove avrebbe diritto e questo soltanto perché un dirigente ritenendosi evidentemente “unto dal signore”  crede di poter incarnare in prima persona la giustizia amministrativa. Chissà forse adesso la Divisione trasferimenti produrrà un nuovo provvedimento di diniego questa volta di 30 pagine pur di vedere nuovamente affermata la propria egemonia.

Speriamo solo che qualcuno nella catena gerarchica si accorga di questi abbietti e inaccettabili comportamenti e prenda finalmente adeguati provvedimenti.”

 

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