Voltare pagina nell’Arma:”I Carabinieri hanno bisogno di essere ascoltati, non di nuove circolari”

L’Arma ha urgente bisogno di girare pagina. L’azione di comando e governo del personale non è da tutti; chi è destinato a esercitarla deve dimostrare di possedere le capacità.


Lo afferma in una nota di fine anno il delegato Co.Ce.R. Lgt C.S. Carmine Caforio del Radiomobile di Roma che, nonostante il suo incarico di delegato militare, non ha mai perso il contatto con il territorio e con i problemi che vivono i Carabinieri.

“Un 2020 da dimenticare caratterizzato da una pandemia che ha mietuto migliaia di vittime e che purtroppo, a distanza di quasi un anno dai primi contagi, continua a diffondere un clima di terrore e d’incertezza che ha messo in crisi tutti gli apparati dello Stato compresa l’economia dell’intero Paese. Una premessa indispensabile per ringraziare e soprattutto sottolineare, ancora una volta, l’encomiabile servizio svolto incessantemente da 110.000 uomini e donne Carabinieri, di ogni ordine e grado, distribuiti su tutto il territorio Nazionale i quali, attraverso una sinergica e solidale collaborazione con le altre Forze Armate e di Polizia ad ordinamento civile e militare, unitamente agli operatori Sanitari e di Soccorso Pubblico, hanno combattuto e continuano, tuttora a combattere, da veri protagonisti, contro un nemico invisibile che ha segnato, inaspettatamente, la storia della nostra epoca moderna.


In tale quadro, intendo rivolgere il mio appello proprio ai vertici dell’Arma dei Carabinieri ed alla discendente scala gerarchica che, ai vari livelli, esercita l’azione di comando e di governo del personale dei militari appartenenti alle varie organizzazioni “centrale, addestrativa, territoriale, mobile/speciale e tutela forestale! ambientale/agroalimentare”. Orbene, prima di esternare alcune riflessioni, consentitemi di ricordare, prima a me stesso e poi a tutti coloro che hanno l’onore, ma soprattutto l’onere di essere Comandanti, che i Carabinieri sono uomini e donne animati da sani principi, grande spirito di servizio e attaccamento al dovere, capaci di adattarsi ad ogni circostanza, superare ogni tipo di disagio e svolgere dignitosamente ed in modo autonomo compiti e funzioni conferitegli dal ruolo, dal grado e dall’incarico ricoperto. Infatti, i Comandanti che rincorrono, pedinano e in alcuni casi affliggono il personale dipendente per timore che esso sbagli, dimostrano di non possedere le capacità di svolgere il delicato compito loro devoluto. Tali condotte non fanno altro che “soffocare” lo spirito d’iniziativa e la perspicacia dei loro Carabinieri, sgretolano la coesione e il senso di appartenenza di interi Reparti, alimentando demotivazione con conseguenti gravi ripercussioni sull’efficienza dei dispositivi.


I casi di cronaca che in questi ultimi periodi hanno interessato l’Arma, puntualmente riesumati e spesso artatamente confezionati da improvvisati leoni da tastiera, pronti a sfogare la loro irrefrenabile bizzarria attraverso i social network, non possono e non devono condizionare in alcun modo il nostro agire, perché fanno parte di casi sporadici, peraltro, al vaglio delle Autorità competenti che giudicheranno la sussistenza delle verosimili fattispecie delittuose contestate — i processi mediatici lasciamoli a chi ha bisogno di fare audience per mestiere… noi Carabinieri estraniamoci da questi circuiti vorticosi anche perché, da professionisti, quali siamo, sappiamo bene che le prove si formano nelle sedi Giudiziarie competenti e non per sentito dire! ! ! altrimenti, di questo passo, continueremo a farci del male da soli.


Non possiamo continuare a rincorrere i “fantasmi” per timore che qualcuno, operando legittimamente e nell’adempimento del dovere, compia qualche errore…. chi lavora può sbagliare, l’importante che emerga sempre la buona fede e soprattutto chi ha il potere/dovere di valutare non dovrà mai partire prevenuto. Oggi il personale dell’Arma dei Carabinieri ha bisogno di serenità; è necessario organizzare incontri periodici calendarizzati con personale specializzato finalizzati alla decompressione della sfera emotiva relazionale del militare perché, lo stress da lavoro correlato, non è contagioso come un virus ma agisce silente e spesso manifestai suoi effetti quando purtroppo è ormai troppo tardi… a buon intenditor poche parole.

Tornando a noi, ritengo che di regole ne abbiamo a bizzeffe – molte probabilmente sono state dimenticate persino da chi le ha scritte; non sono necessarie ulteriori circolari e disposizioni che continuano esclusivamente a restringere sempre di più l’indispensabile campo della flessibilità, elemento necessario per valutare adeguatamente ogni caso in tutte le sue sfaccettature.


Il linguaggio “muto” delle circolari rende sempre più distaccato e prettamente formale il vitale rapporto umano, di fiducia e collaborazione tra superiore e sottoposto; condizioni, queste, di cui oggi i militari lamentano sempre di più la mancanza. Tantomeno i Carabinieri non meritano di svolgere il loro servizio giornaliero con l’ansia di incontrare l’Ufficiale d’ispezione pronto a muovere contestazioni allo scopo di avviare procedimenti disciplinari alla prima occasione utile per banali distrazioni o per non aver indossato il berretto, oppure ancora per aver lasciato in macchina l’obsoleta quanto pericolosa bandoliera — questi casi si devono concludere con una paternale, nel gergo militare definita “cazziatone”. Il metodo più efficace che indirizzava il personale senza ulteriori conseguenze alla carriera che ci è stato tramandato dai nostri anziani quando i Reparti dell’Arma erano considerati davvero delle grandi famiglie.


Al contrario oggi la nostra Amministrazione ha bisogno di individuare Comandanti che siano dei veri leader, autorevoli e non autoritari, capaci di dare per primi l’esempio, infondere sicurezza, aperti al dialogo e all’ascolto; sempre pronti a sacrificare il proprio tempo libero per dedicarlo al personale più debole o che ha problemi, oppure ancora quello difficile da gestire e demotivato. L’empatia, l’assunzione di responsabilità, la sensibilità sono tra quelle doti innate che non vengono insegnate nelle varie accademie militari; quindi, se non le hai dentro, non puoi ricoprire incarichi di comando solo per rimanere il “primo della classe” a discapito della meritocrazia e dell’efficienza di interi Reparti.


Rivolgo questo breve messaggio di Auguri, ma soprattutto di speranza, a tutti i Carabinieri e alle loro care famiglie, con il fervido auspicio che il nuovo anno riesca a cancellare presto l’incubo che abbiamo vissuto durante questi lunghi mesi di sacrifici, restrizioni e intenso servizio. Spero di non avervi annoiato e, soprattutto, di aver ben interpretato le frustrazioni più ricorrenti di tutti Carabinieri che in ogni settore della nostra articolata amministrazione forniscono, ininterrottamente, il loro operoso contributo affinché la gloriosa Benemerita ritorni presto ad essere l’Istituzione più amata dai nostri cari cittadini.


Con gli stessi sentimenti rinnovo il mio più sentito e profondo cordoglio versoi familiari dei 19 (diciannove) Carabinieri caduti in servizio a causa della pandemia e a tutti i colleghi che, per svariati motivi, non sono più tra noi. Un augurio di pronta e completa guarigione lo rivolgo ai 1507 (millecinquecentosette) colleghi attualmente affetti da Covid- 19, di cui 36 (trentasei) ricoverati in luoghi di cura, che, purtroppo, stanno trascorrendo anche questi giorni di festività completamente isolati e lontani dai loro affetti più cari.
Il delegato Co.Ce.R. Sez. Carabinieri Lgt.cs Carmine CAFORIO

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