VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA: I GENERALI IN AUSILIARIA? IL 31 OTTOBRE ANDRANNO A CASA!

Nel
corso dell’iter parlamentare di conversione del decreto legge, n.90,
 sulla riforma della pubblica
amministrazione, tra le modifiche apportate al testo originale vi è quella della
soppressione del comma 4 dell’articolo 1 che introduceva una deroga fino al 31
dicembre 2015 per consentire all’Amministrazione militare di trattenere in
servizio i militari, collocati in ausiliaria, e richiamati ai sensi degli
articoli 992 e 993 del codice dell’ordinamento militare (D.l.vo 66/2010). Il
primo periodo del comma 2 del medesimo articolo 1 stabilisce che “i
trattenimenti in servizio in essere alla data di entrata in vigore del presente
decreto sono fatti salvi fino al 31 ottobre 2014 o fino alla loro scadenza se
prevista in data anteriore.”

Recentemente
il dr. Alessio Liberati, Giudice ordinario,
 autore di numerose pubblicazioni giuridiche,
intervenendo a Radio Radicale, ha sostenuto che per l’effetto dell’abrogazione
del comma 4 il divieto di trattenimento in servizio oltre il limite d’età per
il collocamento in pensione si applica anche al personale militare e alle forze
di polizia non potendo trovare applicazione le deroghe previste dall’articolo
3, comma 1, del decreto legislativo 165/2001 sulle pubbliche amministrazioni in
quanto il personale in ausiliaria, percettore di trattamento di quiescenza, non
ha un rapporto di lavoro. Di parere contrario sono gli uffici legislativi del Comando Generale dei Carabinieri che, con un documento pubblicato sulla rete intranet dell’Arma, sostengono l’inapplicabilità di tale divieto.
Alla
luce della lettura data alla norma dal Giudice Liberati 
negli ambienti militari e tra i poliziotti
sono in molti quelli che si sono posti la domanda se tale divieto li possa
riguardare. Per cercare di rispondere e chiarire la reale volontà del
legislatore, abbiamo rivolto qualche domanda al vicepresidente della Camera, Roberto
Giachetti
.
Vicepresidente
Giachetti, il generale che nella posizione di ausiliaria è stato richiamato in
servizio e vi si trova attualmente, anche ricoprendo incarichi di alto comando,
potrà ancora essere trattenuto in servizio dopo il termine del 31 ottobre
prossimo, oppure no?

«No, non potrà essere trattenuto significherebbe
vanificare lo spirito della norma e dell’azione del Governo. Sulla questione
avevo presentato un emendamento al comma 4 (1.5) per limitare al 31 dicembre
2014 la deroga introdotta, che tuttavia è stato precluso dall’approvazione di
una proposta soppressiva dell’intero comma presentato dal collega Losacco.
Come è noto non sono un giurista ma ritengo che la cancellazione della deroga,
peraltro avvenuta con il parere favorevole del relatore e del rappresentante
del governo, abbia così voluto significare la chiara volontà del legislatore di
eliminare, anche nel settore della Difesa e della Sicurezza, la possibilità di trattenere sotto
qualsiasi forma, del personale al raggiungimento del limite di età previsto
dagli ordinamenti delle amministrazioni interessate. ».

Nelle
forze armate e di polizia le regole speciali e di favore hanno sempre prevalso
su quelle generali in vigore per tutte le altre amministrazioni in nome di una
non meglio definita specificità lavorativa che talvolta ha permesso al
legislatore di negare i diritti o regalare ingiustificati privilegi. Ricorderà
certamente il tentativo – fallito per fortuna – di far passare lo “scivolo
d’oro”, e le dure reazioni di alcune parti politiche. Ritiene che i militari e
poliziotti debbano essere trattati diversamente dagli altri dipendenti pubblici
in ragione della specificità del loro lavoro ?
«Per
certi aspetti è doveroso riconoscere la particolarità del lavoro che svolgono
ma ciò andrebbe fatto in relazione all’effettivo impiego. Cioè quando il
militare o il poliziotto vengono impiegati nei settori amministrativi o
comunque svolgono delle mansioni o incarichi esclusivamente “d’ufficio”
dovrebbero essere considerati come tutti gli altri dipendenti pubblici mentre
per incarichi operativi gli si dovrebbe riconoscere quella “specificità” che
nella legge è esistente solo come principio. Dal radicale processo di rendere
più efficiente la Pubblica Amministrazione che ha preso il via con il decreto
legge 90 a cui ci riferiamo, non possono essere esclusi i Comparti della Sicurezza
della Difesa e del Soccorso e anche su questo tema avevo presentato una
proposta che era stata ritenuta interessante dai rappresentanti di alcune
organizzazioni sindacali delle forze di polizia e da alcuni membri del Cocer
delle forze armate.».
Si
riferisce all’emendamento 9.01, presentato durante i lavori di conversione del
DL 90 ma dichiarato inammissibile in quella sede, con cui aveva chiesto di dare
attuazione al principio di specificità del personale delle forze armate e di
polizia sancito con la legge 183 del 2010. Ha l’intenzione di riproporlo
nell’iter del disegno di legge sulla “Riorganizzazione delle
Amministrazioni pubbliche” quando dal Senato dove è già in discussione
approderà alla Camera?
«Esatto.
Quella proposta che intendo riproporre nel primo provvedimento utile all’esame
della Camera, e che potrebbe essere proprio il ddl Madia, vuole dare concreta
attuazione a quel principio di “specificità” anche attraverso il diretto
coinvolgimento dei rappresentanti delle parti sociali interessate che, infatti,
in caso di approvazione avranno il compito di proporre al Governo uno o più
schemi di decreti legislativi.».
Con
riferimento alla situazione globale del sistema Paese, ritiene sia possibile,
se non doveroso, affrontare con serietà e coerenza una radicale riforma di
questi particolari settori dello Stato a cominciare proprio da una revisione
del complesso quadro normativo che regola i rapporti di lavoro?
«So
che la riforma che ha interessato nel 1995 le forze armate e di polizia ha lasciato
irrisolti molti dei problemi per cui era stata voluta dal legislatore
dell’epoca e molti altri sono stati quelli insorti per effetto di successive
norme non sempre adeguate alla reale necessità. Ecco perché credo che la
proposta contenuta in quell’emendamento, che come ho detto intendo riproporre,
potrebbe rappresentare il giusto punto di partenza da cui i Sindacati e le
Rappresentanze militari potrebbero iniziare a lavorare per contribuire
personalmente e responsabilmente al processo di riforma che oggi ci chiede il
paese.».
Tagliare
privilegi e prebende dal bilancio della Difesa come lo sono i costi dei
cappellani militari, di missione delle rappresentanze militari,
dell’ausiliaria, dell’omogeneizzazione stipendiale e delle indennità antiesodo
dei controllori e piloti significherebbe far risparmiare ai cittadini
contribuenti oltre 500 milioni all’anno. Nell’ipotesi che su questi sprechi di
denaro pubblico il Governo faccia ancora una volta orecchie da mercante quali
saranno le possibili iniziative per eliminare queste spese dal bilancio dello
Stato?

«Facciamo una cosa. Colgo l’occasione di questa intervista per lanciare l’iniziativa
9.01
 perché se è giusto parlare di tagli alle spese militari mi rendo
conto che quelle che incidono sul trattamento economico del personale devono
essere condivise all’interno del processo di riforma di cui ho detto prima. Per
fare un esempio, se oggi è impensabile che ci siano ancora i preti-soldato coi
gradi e gli stipendi da generali all’interno di una istituzione che per sua
natura deve essere laica, o che le rappresentanze militari il cui scopo,
seppure con fortissime limitazioni, è paragonabile a quello di un sindacato
siano mantenute con i soldi dei contribuenti, oppure che in una pubblica
amministrazione dove vige il divieto di trattenimento in servizio si possa
continuare a pagare il personale militare in pensione per restare a
disposizione in caso di un impossibile richiamo in servizio, e se è
inaccettabile che solo nell’ordinamento militare e delle forze di polizia
determinato personale possa essere retribuito con lo stipendio previsto per un
grado o una qualifica che non riveste, allora è chiaro che occorre
rivedere completamente il complesso delle norme che regolano sia il trattamento
economico
 che quello giuridico del personale militare dei poliziotti e
dei vigili del fuoco. Per quanto riguarda i militari una buona parte del lavoro
è stata fatta con il decreto legislativo 66 del 2010 e con il relativo
Regolamento di attuazione ma non è tutto e non basta se si vogliono eliminare
le fortissime sperequazioni tra i differenti ruoli di personale e i privilegi
della casta militare che sono stati – volutamente – salvati fino ad oggi. Per
un governo che considera la riforma della pubblica amministrazione una priorità
per il sistema paese
 l’emendamento 9.01, che riguarda i Comparti
Sicurezza Difesa e del Soccorso, deve essere anch’esso una priorità. Per questo
sono pronto a discuterne con chiunque abbia un interesse specifico e un
suggerimento da darmi in merito. Una ultima cosa. Se quell’emendamento fosse
stato considerato nella giusa maniera quando l’ho presentato forse oggi le
proteste che i poliziotti e militari hanno rivolto verso il governo non ci
sarebbero state, oppure non sarebbero state così accese. Ecco un motivo
ulteriore per farlo diventare norma di legge al più presto.»

Luca Marco Comellini