Vendiamo le caserme per le case popolari

 
Nove volte su dieci chi non paga l’affitto non lo fa per scelta ma per necessità. Ha perso il lavoro oppure è in cassa integrazione e, semplicemente, non ha i soldi. Un fenomeno talmente diffuso da aver guadagnato anche un nome, morosità incolpevole, e da rappresentare un serio problema per la tenuta sociale del Paese. Per questo il governo è al lavoro su un pacchetto casa bis, un secondo intervento dopo gli aiuti per i mutui alle giovani coppie e ai precari inseriti nel decreto che ha cancellato la prima rata dell’Imu, ancora in attesa della conversione in legge in Parlamento. Il problema, come al solito, sarà trovare i soldi. E il percorso sarà lungo, con una conferenza fra enti locali e governo convocata entro la fine del mese dal ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio. Ma le prime ipotesi sono già sul tavolo e il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi assicura che «entro fine anno ci sarà un nuovo decreto». 


Come intervenire? Una delle ipotesi è utilizzare una parte degli immobili pubblici da dismettere per la conversione in housing sociale. Cosa vuol dire? Un pezzo delle caserme che lo Stato vorrebbe vendere per abbattere il debito pubblico potrebbe essere ristrutturato e poi affittato a canone calmierato o anche venduto ad un prezzo sostenibile alle fasce sociali più deboli. Con un intervento che coinvolgerebbe non solo il settore pubblico ma anche il privato. L’housing sociale potrebbe essere la via d’uscita anche per una parte della case invendute e rimaste nella disponibilità dei costruttori, un peso che si è moltiplicato in questi anni di crisi. C’è poi l’idea di rivedere di nuovo la cosiddetta cedolare secca, la percentuale fissa dell’affitto che il propietario di casa deve versare al fisco. Una misura pensata proprio per incentivare la locazione, visto che il canone non si somma al reddito del padrone dell’immobile. Già con il decreto Imu il prelievo è stato abbassato per il canone concordato dal 19% al 15%. Adesso la cedolare potrebbe essere limitata ancora, allargata anche alle società che affittano. E, probabilmente, affiancata dalla detraibilità delle spese per la manutenzione straordinaria dell’immobile.

Fonte: Il Corriere della Sera 

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