TUTTE LE ARMI DELL’ISIS

(di Franco Iacch) – Bombe
preservativo, manichini riscaldati per ingannare i sensori termici, droni,
auto-cingolate, postazioni da cecchino controllate in remoto. In alcuni casi,
l’Isis ha dimostrato di essere in grado di progettare e realizzare
equipaggiamento relativamente “moderno”, con capacità di produrlo e di
schierarlo in gran numero sul campo. L’innovazione tecnologica dello Stato
islamico non può essere considerata alla stregua di quella occidentale.
È per lo più una tecnologia “genuina”. Ciò non significa che non possa
essere anche efficace.

La
postazione da cecchino in remoto e “l’arma suicida suprema”

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Lo
scorso giugno, in un polveroso avamposto nei pressi della città di Kirkuk, i
Peshmerga entrarono in possesso di diverse piattaforme realizzate ‘in casa’ dai
fondamentalisti che dimostrarono la crescente adattabilità del califfato sul
campo di battaglia. Il primo dispositivo rinvenuto è un fucile da cecchino
modificato ed adattato per essere montato su una piattaforma in acciaio in
grado di ruotare di 360 gradi. Il sistema d’arma è equipaggiato con un computer
per tenere traccia degli obiettivi. Si tratta, quindi, di una postazione da
cecchino in remoto. Computer e cavi sono di fattura inglese, mentre alcune
migliorie apportate sono riconducibili ai ceceni, ritenute le migliori truppe
che hanno sposato la causa del califfato. Il fucile è collegato ad un computer
di tiro che controlla tutti i parametri necessari per consentire all’utente in
remoto di fare fuoco in totale sicurezza, guardando l’obiettivo tramite una
telecamera ad alta definizione installata sul sistema.

    
Il
secondo sistema scoperto è un camion rinforzato carico di esplosivo protetto da
piastre in acciaio spesse due pollici. Questi camion hanno avuto il loro
battesimo del fuoco durante la battaglia di Ramadi contro il quartier generale
delle truppe lealiste irachene. La corazzatura protegge il mezzo dal fuoco
nemico, gli consente di sfondare i checkpoint e di dirigersi senza esplodere
verso il bersaglio. Sul fronte settentrionale, dove sono attivi i Peshmerga, i
miliziani dello Stato islamico utilizzano sempre più spesso equipaggiamento
modificato. Il camion corazzato è dotato anche di una torretta blindata che
ospita mitragliatrici pesanti. All’interno del mezzo, trovano spazio centinaia
di contenitori per il plastico C4. E’ giudicato sia dai terroristi che dai
lealisti, come l’arma “suicida suprema”. I camion corazzati sono così tanto
temuti che i Peshmerga si rifiutano di affrontarli in campo aperto. Nonostante
sia stato apprezzato l’invio dei cannoni senza rinculo “Folgore”
italiani, per eliminarli i curdi si affidano preferibilmente ai raid aerei
alleati.
Droni
commerciali
Il
primo utilizzo di un drone commerciale dello Stato islamico risale al marzo
dello scorso anno. Nei pressi di Fallujah i terroristi islamici utilizzarono
per la prima volta un piccolo drone commerciale per la sorveglianza. Dopo
averlo fatto alzare in volo per circa trenta minuti, i fondamentalisti lo hanno
fatto atterrare, caricandolo poi su un veicolo. Il comando aereo alleato, che
stava monitorando il tutto tramite rete satellitare, ha dato ordine ad un
caccia armato di pattuglia nell’area di eliminare la minaccia, lanciando un
missile contro il mezzo. La distruzione del drone e del veicolo è stata
confermata dal Combined Joint Task Force. E’ il primo attacco portato dalla
Coalizione contro un drone dell’Isis. Dal Pentagono rilevarono la sostanziale
differenza tra il piccolo drone commerciale ed i ben più letali Predator
utilizzati dalla coalizione. E’ anche vero, però, che una tecnologia
relativamente innocua può essere adattata per scopi diversi. In un video
chiamato “Clanging of the Swords, Part 4”, girato nel 2014, si nota una città
dell’Iraq occidentale, chiaramente ripresa dall’alto, quasi certamente da un
drone.

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Autobombe
radiocomandate con manichino termico

Nei
laboratori dello Stato islamico di Raqqa, particolare cura è destinata a
migliorare le tattiche suicide. I terroristi di tutto il mondo adorano farsi
saltare in aria, ma c’è un problema di fondo: i volontari al martirio sono
sempre meno. Ecco che allora gli “ingegneri” dello Stato islamico stanno
affinando le auto cariche di esplosivo radiocomandate a distanza. La tecnica
principale per identificare una minaccia simile è quella di puntare una
telecamera ad infrarossi contro il veicolo. Se quest’ultimo non emette alcun
firma di calore, si neutralizza. I progettisti dell’Isis, però, avrebbero da un
lato migliorato il sistema di guida in remoto e dall’altro risolto il problema
della firma termica. Il manichino posto alla guida è stato cablato e ricoperto
di fogli d’alluminio, precedentemente riscaldato, in modo da emettere calore
identificabile dalla telecamera ad infrarossi. Non vi è alcuna prova sul campo
dell’utilizzo di tale “tecnologia”.
I
carri armati del martirio
Definita
come una delle massime espressioni della tecnologia fatta in casa dell’Isis,
altri non è che un bulldozer protetto da alcune lastre di metallo saldate.
Questi mezzi, a centinaia, sono stati utilizzati dallo Stato Islamico per
lanciare attacchi suicidi contro le truppe lealiste e seminare il panico nelle
principali città dell’Iraq e della Siria. Decine di questi blindati sono
stati utilizzati dall’Isis nell’offensiva contro la città strategica di Haditha
.
Bombe
preservativo
Contro
i cacciabombardieri russi che iniziavano a martellare le loro posizioni, i
terroristi misero in campo le bombe preservativo. Lo scorso ottobre, i
terroristi utilizzarono centinaia di preservativi a mò di palloni aerostatici
collegati a piccole bombe che si librarono nel cielo. I contraccettivi sono
stati rilasciati nella speranza di colpire i bombardieri di Vladimir Putin.
Questo è un metodo sicuro – dicevano i terroristi in un video di propaganda –
per colpire gli assassini. Le bombe profilattico sono state lanciate sopra i
cieli della città siriana di Idlib. Le bombe condom sono state rilasciate in
attesa di colpire qualche caccia di quarta generazione avanzata russo o un
elicottero blindato come il Kamov. Davvero simpatici – commentarono dal
Cremlino – li ammazzeremo per ultimi (citando la frase di un film americano).
Auto
cingolate
Poche
ore fa i Peshmerga, forze armate della regione autonoma del Kurdistan iracheno,
hanno rilasciato sul proprio canale Facebook la foto di un bizzarro pick-up
catturato ai terroristi dell’Isis. Quel che sembra essere un 4×4 Toyota Hilux è
stato modificato con dei cingoli per la guida su terreni improvvisati.
Il
pericolo delle armi “micro-tattiche”

Il
Dipartimento per la non proliferazione ed il controllo degli armamenti del
Ministero degli Esteri russo, ha già accertato dei casi di utilizzo di armi
chimiche la cui produzione richiede l’utilizzo di tecnologie piuttosto
complesse, in Siria ed in Iraq. Nel 1986 il rapporto a cura dell’International
Task Force on the Prevention of Terrorism paventava il rischio del “terrorismo
nucleare” ed invocava maggiori controlli e sistemi di protezione opportuni per
evitare la detonazione di un ordigno. Nel novembre del 2006, sappiamo che
al-Qaeda era alla ricerca di armi nucleari che avrebbe fatto detonare nelle
principali città del Regno Unito. Quello che più spaventano sono le testate
micro-atomiche, armi tattiche con una potenza relativamente bassa, ma ideali
per il terrorismo nucleare. L’incubo di un attacco terroristico nucleare è
comunque diversificato perché la sostanza radioattiva potrebbe essere combinata
con l’esplosivo ed ecco che allora si parla di bomba sporca. In questo caso è
la detonazione che disperde il materiale radioattivo: parliamo di una bomba
nettamente inferiore come potenza rispetto ed una esplosione nucleare, ma con
una ricaduta degli agenti coinvolti che possono raggiungere anche i dodici
chilometri di altezza. Se una bomba sporca dovesse esplodere in una capitale
europea, per esempio, i danni sarebbero devastanti perché proprio la ricaduta
del materiale (grazie anche ai venti) si estenderebbe oltre gli effetti
dell’esplosione, soprattutto se si verificassero delle detonazioni superficiali
ad alto rendimento. Quello che più preoccupa le intelligence di tutto il
pianeta, sono i siti nucleari sovietici, i centri di studio dei paesi in
rivolta (come quei 40 kg di uranio trafugato dai depositi dell’università di
Mosul la scorsa estate), gli agenti biologici prodotti nei laboratori di Saddam
Hussein, le semplici ma letali scorie radiologiche per uso sanitario ed i
rifiuti tossici. Una bomba sporca con poche libbre di uranio-235 sarebbe capace
di far propagare un fall-out devastante, contaminando vaste aree di una
metropoli. Il problema di un possibile impiego di ordigni esplosivi
improvvisati sporchi (IED) è reale, perché lo Stato islamico dispone di fondi e
simpatizzanti. Così come reale potrebbe essere l’impiego di cellule infettate
con malattie virali ad alta propagazione, un’evoluzione del kamikaze. Oggi,
quindi, la minaccia è ben più stratificata di quanto si possa immaginare. A
Mosul si trova una gigantesca fabbrica di cloro requisita dai terroristi e le
forze irachene temono che stiano accumulando materiale per l’ultima mortale
battaglia. Il Califfato potrebbe essere in possesso anche di alcune testate di
iprite e sarin. Se questi timori fossero confermati, le prossime battaglie
potrebbero vedere un massiccio impiego di armi chimiche. L’Isis non può
permettersi di perdere Mosul, eletta nuova capitale dell’Iraq. Perdere la città
significherebbe abbandonare il paese e ripiegare in Siria. Ecco perché Mosul
potrebbe rappresentare l’ultima resistenza.
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