Trump accelera verso l’addio alla NATO dopo lo strappo sull’Iran
Il Presidente Donald Trump ha sferrato un attacco durissimo agli alleati della NATO, definendo il loro rifiuto di unirsi alla missione militare in Iran un “errore molto sciocco”. Durante un incontro nello Studio Ovale il 17 marzo 2026 con il Primo Ministro irlandese Micheál Martin, Trump ha criticato aspramente l’esitazione dei 32 membri dell’alleanza, descrivendola come un “grande test” fallito, pur ribadendo che gli Stati Uniti, grazie ai recenti successi militari, non hanno più alcun “bisogno o desiderio” dell’assistenza dei paesi NATO.
Lo scacco matto allo Stretto di Hormuz e l’impennata del greggio
La tensione ruota attorno al blocco dello Stretto di Hormuz, una rotta vitale per il commercio mondiale di petrolio attualmente soffocata dal conflitto. Trump ha lanciato un ultimatum senza precedenti: la NATO affronterà un “futuro molto negativo” se non assisterà gli Stati Uniti e Israele nella riapertura del passaggio. Nonostante l’appello del Presidente affinché i paesi che ricevono petrolio tramite Hormuz si facciano carico della sicurezza del transito, finora nessun membro NATO ha fornito impegni concreti. Questa incertezza sulla formazione di una coalizione internazionale ha provocato un immediato rialzo dei prezzi del petrolio sui mercati.
“Strada a senso unico”: la minaccia di addio all’Alleanza
Trump ha rincarato la dose su Truth Social, definendo la NATO una “strada a senso unico” in cui gli USA spendono per proteggere nazioni che “non faranno nulla per noi” nel momento del bisogno. Alla domanda su un possibile ritiro degli Stati Uniti, il Presidente ha risposto che l’uscita dall’alleanza è “certamente qualcosa a cui vale la pena pensare”. Tuttavia, la Casa Bianca deve fare i conti con un ostacolo legislativo del 2023 che impedisce al Presidente di ritirarsi unilateralmente senza l’approvazione dei due terzi del Senato o di un atto del Congresso; Trump, di contro, sostiene fermamente di non aver bisogno di alcuna autorizzazione parlamentare per procedere.
Guerra in Iran e tensioni commerciali: salta il summit con Xi Jinping
L’escalation bellica sta ridisegnando anche l’agenda diplomatica globale. Il tanto atteso summit in Cina tra Trump e il Presidente Xi Jinping, previsto per fine marzo, subirà un ritardo di circa cinque o sei settimane. Il rinvio è causato dalla volontà di Trump di coordinare le operazioni in Iran direttamente da Washington, in un clima di crescente turbolenza con Pechino. La Cina rimane infatti uno dei principali acquirenti di petrolio iraniano e, parallelamente, l’amministrazione statunitense ha avviato una nuova indagine sulle pratiche commerciali cinesi, complicando ulteriormente i rapporti tra le due superpotenze.
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