Tensione sull’aumento delle spese militari. A rischio la tenuta del governo

La decisione del Movimento 5 Stelle di schierarsi contro l’aumento delle spese militari sta creando tensioni nell’ampia coalizione che sostiene il governo guidato da Mario Draghi. Il 16 marzo la Camera dei deputati, durante la discussione del cosiddetto “decreto Ucraina”, aveva approvato un ordine del giorno per impegnare il governo ad aumentare le spese militari, oggi intorno ai 25 miliardi di euro l’anno, fino al 2 per cento del Prodotto interno lordo, quindi fino a circa 37 miliardi di euro.

Nonostante l’ordine del giorno fosse stato approvato a larga maggioranza, con 391 voti favorevoli e 19 contrari, nei giorni successivi molti esponenti dei partiti che avevano sostenuto l’aumento della spesa hanno iniziato a esprimere dubbi sulla possibilità di approvare un testo identico al Senato, dove mercoledì prossimo è in programma il voto definitivo sul decreto.

La posizione del m5s sulle spese militari

L’ex premier Conte ha già annunciato che i 5 stelle voteranno no a qualsiasi intervento che preveda un aumento delle spese militari. Posizione ribadita dal senatore Gianluca Ferrara, vicepresidente del gruppo cinquestelle Senato e capogruppo M5S nella Commissione Esteri di Palazzo Madama. ” Noi crediamo che, al momento, ci sono altre priorità per i cittadini: penso al caro bollette, ad una sanità pubblica efficiente alla lotta al precariato” aveva sottolineato Ferrara.

«Se mi accorderete di nuovo una fiducia piena, sarò il presidente di un Movimento che dice no all’aumento massiccio delle spese militari, soprattutto in un momento del genere». Ha ribadito Conte.  Nel video diffuso ieri con cui invita gli iscritti a confermare la sua leadership nel voto di oggi e domani, la questione armi non viene derubricata a una dei tanti punti del programma del “nuovo Movimento”, ma diventa un punto centrale dell’identità di un «M5S orgoglioso della sua diversità».

Sul tavolo c’è l’odg di Fratelli d’Italia, simile a quello votato dalla Camera nei giorni scorsi che impegna l’esecutivo a portare gradualmente la spesa militare al 2%, in pratica passare da 25 a 38 miliardi l’anno. L’obiettivo prefissato è di avviarsi verso un incremento del 2% del Pil.

Deidda (Fdi) Conte è possibile che non conosca Dossier Difesa?

“Le dichiarazioni dell’ex Premier Conte sono la dimostrazione dei suoi anni di mandato inconcludenti. Parla di spese della Difesa senza conoscere le attivitá di studio e proposte portate avanti dalla Commissione Difesa presieduta da un collega 5 Stelle, Gianluca Rizzo, con cui lavoriamo in perfetta sintonia” dichiara Salvatore Deidda, capogruppo di Fdi in commissione Difesa.

“Avrebbe dovuto seguire maggiormente gli interventi e le proposte portate avanti unitariamente, per il personale militare come diverse risoluzioni e altri impegni sul fronte degli alloggi per i militari e le loro famiglie, per evitare delle Forze Armate con l’età media di 50 anni. Possibile che un ex Presidente del Consiglio non conosca i dossier della Difesa?” Conclude Deidda.

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