SUICIDIO IN CELLA, INDAGATI I POLIZIOTTI PREPOSTI AL CONTROLLO DELLE CAMERE DI SICUREZZA

Due poliziotti della Questura di Bologna saranno iscritti nel registro degli indagati, come atto a loro garanzia, in vista dell’autopsia di Oumar Ly Cheiko, senegalese 39enne morto suicida venerdì sera, impiccato in cella dopo l’arresto per maltrattamenti in famiglia.
La Procura ha deciso di procedere all’esame autoptico, in un primo momento escluso perché si riteneva sufficiente il sopralluogo del medico legale, dopo l’istanza in tal senso del difensore dei familiari dello straniero, avvocato Rosa Ugolini. Il procuratore Giuseppe Amato ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e nelle prossime ore verrà conferito l’incarico. L’iscrizione, un atto appunto a garanzia degli indagati che potranno così nominare un proprio consulente di parte, riguarderebbe i due agenti addetti, venerdì sera, alle camere di sicurezza. Anche la famiglia della vittima potrà nominare un consulente.

Premesso che abbiamo piena fiducia nel lavoro che svolgerà la Procura, staremo a fianco dei colleghi e non li lasceremo soli”, dice il segretario del Siulp di Bologna, Amedeo Landino. “Siamo convinti che i colleghi abbiano agito secondo le procedure, ai limiti della possibilità oggettiva di gestire la situazione, alla presenza di più persone arrestate o fermate”.

“Non ci stancheremo mai di denunciare qualsiasi inaccettabile sacrificio della dignità, della sicurezza e dei diritti delle persone ristrette, sull’altare di vere o presunte esigenze di bilancio: è l’economia che deve adeguarsi agli standard di tutela dei diritti fondamentali come riconosciuti in Costituzione, e mai il contrario. Vorremmo davvero che fosse l’ultima morte cui spendere parole di indignazione, e su cui aggiungere stancamente la ormai consunta frase: ‘Si sarebbe potuto evitare'”. Il consiglio direttivo della camera penale di Bologna interviene così sul suicidio.

“Si apprende da fonti sindacali – scrivono infatti il presidente Roberto D’Errico e il segretario Ettore Grenci – che nella questura di Bologna i locali da vigilare sono quattro, con organico che molto spesso prevede il servizio di soli due agenti, e che il sistema di sorveglianza a mezzo telecamere, installato per controllare in tempo reale le celle di sicurezza, ‘si blocca spesso rendendolo di fatto inutilizzabile'”.

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