La storia dell’artigliere Ruffini, fucilato perché salutò il generale con il sigaro in bocca

Alessandro Ruffini, un fuciliere appartenente al 34° Reg.to Artiglieria da campagna del Regio Esercito Italiano, fu ucciso il 3 novembre 1917 a Noventa Padovana, mediante esecuzione sommaria, ordinata dal generale Andrea Graziani, che lo accusò di averlo salutato militarmente senza prima essersi levato di bocca il sigaro che stava fumando. Ruffini fu prima brutalmente bastonato e successivamente fucilato “per dare un esempio terribile atto a persuadere tutti i duecentomila sbandati che da quel momento vi era una forza superiore alla loro anarchia”, come affermò lo stesso Graziani in risposta ad alcune proteste e interrogazioni parlamentari sollevate a seguito della pubblicazione della notizia della fucilazione di Ruffini sul quotidiano Avanti! del 28 luglio 1919.

Andrea Graziani aveva rivolto lo sguardo verso Ruffini e, convinto di scorgere sul suo volto un sorriso beffardo, non ci pensò due volte a farlo fucilare.

“Valutai tutta la gravità di quella sfida verso un generale […], valutai la necessità, secondo la mia coscienza, di dare subito un esempio terribile atto a persuadere tutti i duecentomila sbandati che da quel momento vi era una forza superiore alla loro anarchia […] Legato il soldato dai carabinieri della scorta, lo ho fatto immediatamente fucilare contro il muro della casa vicina; tutto ciò si è svolto nel tempo di quattro o cinque minuti.”

Della fucilazione non vi è traccia sulla stampa locale: né Il Veneto, né La Provincia di Padova, né Il Gazzettino la riportano. Dichiarata zona in stato di guerra fin dal 22 maggio 1915, Padova – come molte altre province venete – era sottoposta al potere legiferante dell’autorità militare, che si affiancava così «a quella accordata dal parlamento al governo per le necessità della guerra con la legge 22 maggio 1915, n. 671».

Finita la guerra, la madre di Ruffini nel 1919 denunciò Graziani il quale ammise ufficialmente le sue responsabilità con una lettera pubblicata sul quotidiano L’Avanti il 6 agosto 1919 ma non venne mai perseguito.

A tutt’oggi, i discendenti di Ruffini chiedono di poter avere una sepoltura di Alessandro. Presumibilmente è nel cimitero di Noventa Padovana, ma è impossibile sapere dove siano state traslate le sue ossa.

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