SOTTOSEGRETARIO ALLA DIFESA EQUIPAGGIATO PER STRADE SICURE: “NON SI PUÓ PARLARE SE NON LO SI INDOSSA”

Riportiamo l’intervento dell’on. Angelo Tofalo Sottosegretario di Stato alla Difesa dopo l’incontro con i vertici dell’esercito italiano. “Nei giorni scorsi, come già anticipato, ho approfondito specifici aspetti tecnici dell’operazione “Strade Sicure” e, soprattutto, ho voluto indossare l’equipaggiamento in dotazione ai militari che sono impiegati in questo servizio di vigilanza in concorso alle Forze di Polizia. Più di settemila le unità, principalmente dell’Esercito Italiano, distribuite in quasi tutte le regioni italiane, suddivise in tre macro aree: nord, centro-nord e sud.

A Palazzo Esercito mi hanno accolto il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, il sottocapo di SME, Generale di Corpo d’Armata Claudio Mora e il Generale di Corpo d’Armata Federico Bonato, Comandante del Comando delle Forze Operative Terrestri e Comando Operativo Esercito che mi hanno presentato l’operazione “Strade Sicure”.

Un briefing molto dettagliato e accurato contenente non solo informazioni e risultati positivi che, per quanto riguarda questa operazione sono significativi in termini di interventi, arresti, controlli, denunce e sequestri di armi e veicoli. È stato soprattutto un confronto aperto nel corso del quale sono state trattate in particolar modo le criticità di una operazione nata nel 2008.

Nell’incontro si è parlato del trattamento economico e delle indennità al personale militare, dei turni di servizio, della necessità di migliorare le strutture alloggiative, di un ripianamento dei mezzi sempre più inefficienti a causa dell’impiego in ambienti diversi dalla natura tattica e fuoristrada per la quale sono stati progettati. È emersa la necessità di un aggiornamento operativo dell’intervento, ottimizzando la riconfigurazione degli assetti per ottenere maggiore dinamismo nelle aree territoriali dove occorrono Controllo, Comunicazioni ed elevata mobilità delle Forze Armate moderne.

Di questo ho discusso con i vertici dell’Esercito, Comandanti dal senso pratico, abituati a non girare attorno alle parole e che da sempre vengono formati mantenendo il benessere e la sicurezza dei militari tra i parametri che improntano le decisioni tecnico/funzionali. È importante il dialogo tra la componente militare e quella politica, indispensabile per trovare soluzioni che mantengano elevato il benessere dei militari impegnati dell’adempimento del loro dovere.

In tale direzione è rivolto il mio impegno di Sottosegretario. È questa la ragione per cui voglio approfondire la conoscenza di ogni realtà militare.
Non si può parlare di equipaggiamento, se non lo si indossa. Potrebbe sembrare banale, ma posso assicurarvi che non lo è. Per questa ragione ho chiesto di poter indossare quello che i nostri militari portano addosso nei turni di servizio, per acquisire maggiore consapevolezza e conoscenza.

Ho appreso che negli anni si è addivenuti a ben quattro diverse tipologie di equipaggiamento: “tipo 0” (4,5 kg) adottata dall’11% del personale, “tipo 1” (7,5 kg) in dotazione al 21% delle unità, “tipo 2” (10 kg) assegnata al 62% dei militari e il “tipo 3” (15 kg) distribuita al 6% dei soldati, ciascuna con caratteristiche modulari, dal livello minimo a quello massimo di mobilità e protezione, inversamente proporzionali tra di loro.
Per quanto riguarda i lineamenti operativi di “Strade Sicure”, tra le possibili varianti, si sta valutando la riduzione del numero di siti fissi in favore dell’impiego di pattuglie mobili, garantendo o migliorando il grado di performance di sicurezza. Secondo uno dei grafici che mi è stato illustrato, circa la metà dei servizi attuali è costituito da un’attività statica in prossimità di luoghi sensibili (siti fissi). L’Esercito è predisposto e formato per un’operazione dinamica, d’impatto grazie all’incremento del pattugliamento appiedato nelle aree centrali pedonali, supportato da quello motorizzato più in periferia.

Lo spettro dell’operazione “Strade Sicure” comprende anche la sicurezza delle zone rosse nelle aree colpite dal sisma in centro Italia, di Genova nei quartieri isolati per il crollo del ponte Morandi; in Campania nella Terra dei Fuochi; declinazioni diverse dell’impegno delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi in uniforme.

Ritengo sia doveroso intervenire subito e bene perché questa operazione sia sempre più in linea con l’esigenza di sicurezza della collettività a difesa dall’attuale minaccia. Bisogna fare in modo che “Strade Sicure” sia l’espressione massima del potenziale degli oltre settemila professionisti in uniforme che giorno e notte sono al servizio della collettività. Questo lo dobbiamo, me ne faccio carico personalmente in virtù delle deleghe assegnatemi dal Ministro Trenta, ai nostri ragazzi in divisa, per metterli nelle migliori condizioni di fare e fare bene a tutela dei contribuenti.

Ci sono mezzi da ripristinare, punti di situazioni da riesaminare. Io mi sono rimboccato le maniche, è quello che ho iniziato a fare con la collaborazione del Generale Farina e di tutti i Vertici militari.

Nei prossimi mesi sarò inoltre impegnato sul territorio a chiedere i feedback reali dei primi protagonisti che sono impegnati ogni giorno per rendere sicure le nostre strade.”