“SCAPPA LA PIPÌ”: MA IL POLIZIOTTO NON SA DOVE FARLA

(di Giuseppe Sarra) – Un tugurio,
forse peggio. Scarafaggi e insetti, c’è sporcizia
ovunque. Intonaco sopra i lavandini e per terra: è il biglietto da visita del
wc più “accogliente”, peraltro senza carta igienica, privo dei
minimi requisiti igienico sanitari.

Sono le
condizioni dei bagni del commissariato di Civitavecchia, 50mila
anime in provincia di Roma, insostenibili e invivibili per gli
operatori denunciate dal Sindacato autonomo di polizia (Sap).
Ebbene,
ogniqualvolta il bisogno degli agenti prende il sopravvento, come nel cartone
animato “Mi scappa la pipì”, sono dolori. I wc sono stati interdetti per motivi
igienico sanitari. Quindi “Attenzione: è vietato l’uso dei bagni”, si legge nel
cartello posto sulla porta d’ingresso del “tugurio”. Lo ha deciso il dirigente
del commissariato dopo anni di lamentele. Ma nessun cambiamento
significativo. 
Eppure
il commissariato di Civitavecchia riveste un ruolo strategico. Anche alla luce
dell’aumento esponenziale degli impegni istituzionali attribuiti in questi
anni, sia in relazione alla vastissima competenza territoriale (oltre alla
metropoli civitavecchiese, comprende anche Santa Severa, Cerveteri, LadispoliManziana Bracciano)
sia riguardo gli obiettivi ritenuti sensibili a causa delle minacce terrorismo
internazionale tra i quali spiccherebbe pure il porto, meta di migliaia di
crocieristi di provenienza anglosassone. 
Tra i
poliziotti si alternano la rabbia e la rassegnazione. Inutili si sono rivelate
le denunce e le segnalazioni alla Questura di Roma, dalla carenza del personale
ai mezzi inadeguati fino ai problemi sanitari. Promesse e rassicurazioni che
non si sono mai trasformate in fatti concreti, al di là di un “regalo” giunto
circa due anni fa. Quando, dopo tante pressioni, è stato parzialmente
ristrutturato un bagno adiacente all’ufficio stranieri del commissariato. 
Ma
anche qui la situazione non migliora: piastrelle e intonaco crollati, lavabo
inutilizzabile, specchio distrutto. Un bagno pericolosissimo. Infatti, gli
oggetti contundenti potrebbero essere utilizzati dagli stranieri sia per atti
di autolesionismo, a cui ricorrono spesso nei centri di identificazione ed
espulsione, sia per aggredire gli agenti impegnati nella trattazione di pratiche
amministrative. 

Una
vera e propria discriminazione di Stato
 che umilia la dignità
umana sia dei poliziotti sia dei cittadini.
Oltre
la beffa, pure il danno per la collettività. Il Viminale paga profumatamente un
canone di affitto a un privato.  
I
bagni sono delle vere e proprie latrine, putride e fetide
”, si sfoga un
agente. “Un pessimo biglietto da visita per la Polizia di Stato”, fa
notare un altro. “Le pulizie? Lasciano a desiderare”, prosegue un terzo
poliziotto.
C’è
carenza persino degli accessori vitali per mandare avanti la baracca. A partire
dalla cancelleria che è insufficiente, i cui fondi sono stati
drasticamente ridotti dalla Prefettura almeno del 50% per il
2015. Costringendo i poliziotti ad autofinanziarsi per l’acquisto di penne, carta
igienica, risme e toner.
Non
solo. Il commissariato ha problemi anche di natura logistica, in particolare la
sala operativa. Le attuali strutture, infatti, non sono più idonee a sostenere
le specifiche attività demandate.  Non è stato possibile neanche attivare
il Nue, acronimo di numero unico di emergenza. Eppure una soluzione a costo
zero ci sarebbe, trasferendo la sala operativa, ospitata attualmente in locali
angusti e obsoleti, presso il secondo piano della struttura in cui
l’amministrazione ha speso fior di quattrini pubblici per la ristrutturazione.
Locali abbandonati per molto tempo e oggi occupati dall’ufficio di polizia
informativa.
“Non
possiamo nascondere la polvere sotto il tappeto – lamenta Fabio Conestà,
segretario provinciale di Roma del Sap, al Giornale d’Italia – E’ una
situazione insostenibile che mina il lavoro dei poliziotti, di cui il governo Renzi e
il Viminale dovrebbero essere orgogliosi. Ci ‘premiano’,
invece, con appena 10 euro lordi al mese di aumento, una cifra assolutamente
irrisoria. Uno Stato dalle mille sfaccettature, capace di spendere 25 euro per
un pasto ad ogni extracomunitario, a dispetto dei 4,65 per un poliziotto”,
prosegue Conestà. 
“Incuranti
delle carenze di organico e dei mezzi inadeguati, che mettono a rischio la
nostra incolumità. E Civitavecchia è l’emblema della linea del governo sulle
forze di polizia – conclude il sindacalista – un commissariato da terzo mondo”.

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