RIORDINO E CONCORSI INTERNI. LA “DIVERSA” SCELTA DELLA GUARDIA DI FINANZA

La legge delega Madia consentiva di rivedere le carriere con la premiazione di “merito e professionalità” nel sostanziale rispetto del principio di equi-ordinazione ma avuto riguardo delle peculiarità di ogni singola Forza di Polizia.

Così, per quanto riguarda in concorsi interni per Ispettore e per Ufficiale[1], la Guardia di Finanza anche su spinta del Co.Ce.R. ha seguito una strada “diversa” rispetto a quella seguita dai precedenti riordini ed ancora oggi seguita dalle altre Forze di Polizia ed in particolare dall’Arma dei Carabinieri che, come la Guardia di Finanza, non aveva l’esigenza di costruire un regime transitorio idoneo a risarcire il personale per anni di concorsi interni non banditi.

Si è pensato di premiare di più la cultura professionale di carattere “operativo” (esami, programma d’esame dei concorsi, quiz di sbarramento di cultura professionale, premiazione di corsi post-formazione, ecc.) ed il titolo di studio (sino a ieri quasi del tutto ignorato) a scapito dell’età anagrafica, della mera anzianità di servizio e delle benemerenze/ricompense morali.

Una scelta coerente con l’elevazione del titolo di studio collegati ai ruoli ed ampiamente giustificata dalla funzione di polizia economico finanziaria demandata alla Guardia di Finanza che, per complessità e dinamismo, richiede un bagaglio di preparazione professionale non acquisibile con la sola esperienza.

Un scelta che ha inevitabilmente creato disappunto tra il personale della Guardia di Finanza con maggiore anzianità di servizio ma titolo di studio meno elevato e/o minore esperienza/cultura professionale di carattere operativo.

Un giudizio compiuto su questi concorsi si potrà eventualmente produrre solo all’esito degli stessi. Solo in quel momento sapremo se l’obiettivo di premiare il personale in possesso di un certo bagaglio di cultura professionale sarà stato più o meno raggiunto o se al contrario troveranno conferma i dubbi e le perplessità (alcuni comprensibili e fondati[2]) espressi in questi giorni.

Sono comunque già emerse alcune osservazioni che potrebbero essere già oggetto di riflessione in vista dei prossimi bandi. Per quanto attiene il concorso interno per Ispettore per soli titoli riservato ai Brigadieri Capo sono, ad esempio, condivisibili le osservazioni che spingono a considerare nella valutazione dei titoli il solo servizio prestato nel ruolo Sovrintendenti; mentre per il concorso straordinario per Lgt.+6 sono condivisibili le osservazioni che spingono a dare ancor più rilievo ai periodi di comando di Reparti isolati e articolazioni operative, posizioni che di fatto già denotano attitudine al ruolo Ufficiali.

Resta il fatto che qualsiasi scelta si adotti sui concorsi interni, ci saranno sempre contenti (si solito in silenzio) e scontenti (di solito chiassosi), perché ognuno è naturalmente portato a giudicare secondo la propria esperienza e secondo la propria convenienza.

Gianluca Taccalozzi – Delegato Co.Ce.R. Guardia di Finanza per Ficiesse


[1] il concorso per Sovrintendente fa storia a sé essendo il ruolo Sovrintendenti totalmente alimentato dall’interno.

[2] In particolare sull’affidabilità dei quiz di sbarramento (più mnemonica che sostanziale).