QUANDO INIZIERANNO A FAR ESPLODERE LE NOSTRE CHIESE, FORSE CAPIREMO DI ESSERE IN GUERRA

(di Franco Iacch) – “Lo scopo della guerra non è morire per il proprio
paese bensì fare in modo che l’altro bastardo muoia per il suo”. E noi, siamo
in guerra. E per combattere il fondamentalismo, chissà quanto sarebbe stato
utile avere ancora in vita uno dei più grandi strateghi militari della storia,
George Patton.

Al di là dei riferimenti storici, quello che passerà
alla storia come l’11 settembre parigino, conferma ancora una volta lo stato di
guerra, dichiarato e persistente, in cui versa l’Occidente civilizzato (quando
in realtà sappiamo che l’episodio terroristico non è localizzato). Concetto da
prendere in maniera universale, quest’ultimo, perché le vittime del terrore
hanno pari dignità in ogni parte del mondo.
Il mondo civilizzato è ritornato questa notte nel
caos. I terroristi, le cui dinamiche saranno note nelle prossime ore, hanno colpito
i simboli dell’Occidente: un teatro, uno stadio. Hanno colpito gli esempi che
caratterizzano l’Occidente civilizzato rispetto le caverne dell’Afghanistan,
come i ristoranti, i pub. Pianificazione quindi, nel colpire il cuore di una
delle più belle capitali mondiali ed instillare la paura, componente
fondamentale. E dire che poco prima che il mondo si scioccasse dal sangue
parigino, in molti già iniziavano a sollevare questioni morali e di carattere
giuridico sui diritti violati del boia, probabilmente eliminato poche ore fa da
un drone. Ecco che allora, un certo atteggiamento occidentale, nonostante le
barbarie di un individuo che amava decapitare degli indifesi, ritornava nella
sua assurda iperbole: “violati i diritti di John”. Forse, Dostoevskij, vedendo
le immagini di ieri sera, avrebbe messo da parte alcuni dei suoi splendidi
aforismi sulla compassione.
Il problema è uno: siamo in guerra. Le trattative
sono fallite, quindi sarebbe opportuno comportarsi e pensare come un paese in
guerra. Che Parigi fosse ritornata in cima alla lista, dopo l’invio della De
Gaulle
 per la lotta contro l’Isis, c’erano pochi dubbi. Sorprende,
invece, la tempistica relativamente breve trascorsa tra un attentato ed un
altro.
Quel piano “rosso-alfa”, scattato ieri sera dopo gli
attentati, di fatto fortifica il paese concedendo massimi poteri alla carica
principale di Francia che decide autonomamente limitandosi ad informare. E’ un
protocollo di sicurezza che prevede l’impiego di tutte le risorse militari per
proteggere i luoghi sensibili, reagire in forze in più contesti asimmetrici e
chiudere le frontiere. Una sorta di autoprotezione dello Stato.
Purtroppo, quanti speravano in un discorso alle
Nazioni Unite di al-Baghdadi, si dovranno ricredere. O questo è l’auspicio,
considerando che altri pazzi criminali nella storia si sono seduti al tavolo
delle trattative. Ma siamo in guerra, lo siamo da anni. E di certo, non si può
sperare che la guerra non ci raggiunga solo perché si sta combattendo a
migliaia di chilometri di distanza. Mondo scioccato, poche ore fa.
Parigi gronda sangue. Chissà cosa avranno aver
provato quanti, usciti da casa per trascorrere qualche ora in allegria, si sono
visti puntare un’arma automatica al cuore. Terribile solo a pensarsi. Ma
l’eccezionalità di un evento terroristico, inteso tale dall’Occidente,
rappresenta la normalità per i fondamentalisti.
Fino a quando la tolleranza ad oltranza potrà
nascondere la nostra debolezza? Fino a quando, l’esasperato concetto di
cristianità dovrà salvarli dalla risposta armata dell’Occidente? Perché la
guerra o la si fa con tutti i crismi e per vincere oppure non si fa. E se
decidessimo di non farla, sarebbe opportuno spegnere la tv e pensare agli
affari di casa nostra. Ma ci hanno detto che dobbiamo “salvare” il mondo.
I massacri parigini, mondo scioccato. Eppure in
pochi ricordano che le torture, gli omicidi di massa, gli stupri, rappresentano
le pene classiche elevate da quei macabri tribunali religiosi ogni giorno. Ogni
giorno. In pochi rammentano che una donna, sotto la bandiera dell’Isis, è
seppellita viva se esce da casa senza un uomo. Questo è il loro ideale di
libertà.
Il Boia dovrebbe essere stato
eliminato nei pressi di una piazza, la stessa utilizzata dai fondamentalisti
per le esecuzioni pubbliche. Il mondo è scioccato da Parigi, per
quell’efferatezza dei terroristi, ma si sbaglia. Non è efferatezza, quella
vista ieri sera, ma è modus operandi. Congenito, instillato,
acquisito, indottrinato. Pensate che mentre mitragliavano i civili vestiti in
giacca, qualcuno dei terroristi abbia provato pietà o magari avuto un rimorso
di coscienza? No. Abbagliati da quella distorta idea di paradiso, hanno
proceduto come niente fosse, cresciuti in quel barbaro contesto che chiamano casa.
E siamo certi che qualcuno, mentre il sangue bagnava le strade di Parigi, avrà
anche pensato che questi terroristi avrebbero meritato l’integrazione o la
compassione, in uno dei paesi dove proprio l’integrazione è ai più alti livelli
e dove c’è un corpo, La Legione Straniera, che della multirazzialità ha fatto
un marchio di fabbrica.
Li chiamiamo terroristi. Quell’estremismo
ideologizzato che predilige il terrore per stravolgere le coscienze del mondo
libero, quell’arma sistematica che non conosce confini. E sarà solo una
questione probabilistica prima che i terroristi attacchino l’Italia. Il non
vederci impegnati a sganciare bombe, non ci salverà, al di là di quanto la
retorica dei burocrati possa affermare. Cosa colpiranno? Il popolo, senza
dubbio.
Quanto tempo passerà prima che inizieranno a fare
saltare le nostre chiese e quanto tempo dovremo attendere prima di estirpare
dalla terra questa piaga? Chissà. Se lo facessero davvero, si creerebbe una
sorta di crociata, ma sono fin troppo intelligenti (la mano che li comanda, non
gli esecutori materiali) per non spingersi fino a quel livello. Ma il popolo,
quello si. Quello si può colpire, magari mentre si rilassa, magari in una
piazza dove in molti non sanno cosa sia il burqa.
Integrazione. Ma ci siamo mai chiesti se vogliono
essere integrati e fino a che punto il compromesso dovrebbe arrivare per far
mediare le parti? Quanto ancora dovremo provare ad integrare quei fanatici
indifferenti alla sacralità umana? Quante altre vite saranno spezzate
nell’attesa? Il mondo libero ha assunto il ruolo di esportare la “democrazia”,
non chiedendosi se i destinatari la volessero. Il mondo civilizzato si è eretto
a paladino del Medio Oriente (solo per fare un esempio), non chiedendosi se
quest’ultimo volesse nuovi eroi. Ed un giorno, toccherà all’Italia, paese dove continuano
a giungere migranti, e dove, a volte, l’accoglienza nasconde interessi
economici. Chissà.

Oggi piangiamo le vittime di Francia, dovremmo
tremare al pensiero delle future vittime italiane. Perché sarà solo un
questione temporale, prima o poi inizieranno ad esplodere bombe anche da noi.
Solo allora, forse, capiremo di essere in guerra.

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